“The squid and the whale”/ “Il calamaro e la balena” (Usa 2005) di Noah Baumbach

Un divorzio a Brooklyn

The_Squid_and_the_Whale(marino demata) Vedendo The squid and the whale , girato da Noah Baumbach nel 2005, dopo aver visto The Meyerowitz Stories (2017) e Marriage story (2019), tutte recensite nel nostro Blog, ci siamo resi conto che il regista ha, fra i suoi temi preferiti, quello delle dinamiche delle famiglie contemporanee, dove i matrimoni, in due dei tre film, finiscono in divorzi, e, nel caso di Meyerowitz, si trasformano in separazioni in casa. D’altra parte, è giusto che il cinema abbia smesso da tempo di propinarci storie di coppie felici che alla fine si sposano e delle quali lo spettatore non dovrà sapere più nulla se non che vissero felici e contenti.
Altro che “felici e contenti”: le statistiche ci dicono che il 50% dei matrimoni finisce col divorzio (e chi scrive fa parte di questa statistica). Ma il mondo ovattato creato da Hollywood ci ha mostrato sempre l’altro 50%, quelle delle coppie che non sarebbero mai destinate a separarsi.
Nelle prime scene di The squid and the whale lo spettatore può facilmente pronosticare l’imminente divorzio della coppia protagonista. Lui, Bernard Berkman (Jeff Daniels) viene colto dai figli mentre rimette a posto il divano letto del soggiorno; e alla domanda perché abbia dormito lì, risponde “perché il letto sopra mi provoca male alla schiena”. Una bugia troppo evidente anche per il figlio più piccolo, Frank. Lei, Joan (Laura Linney) protesta vivacemente per una palla da tennis scagliatagli addosso dal marito per errore e decide platealmente di abbandonare la partita che stavano giocando con i propri figli.
Dopo questi inequivocabili segnali, il passo verso il divorzio è breve: i due figli vengono “convocati” dai genitori, che comunicano la comune volontà di divorziare. I due ragazzi restano sconcertati e disorientati, al limite della inutile protesta. I due genitori hanno già stabilito tutto: sarà un divorzio dove tutto viene pacificamente concordato con uguali diritti: Bernard avrà i bambini il 50% del tempo nella sua nuova casa a 5 o 6 isolati da quella dove resterà la madre. Viene regolamentata perfino la presenza del gatto tra le due case!
Ci troviamo a Brooklyn negli anni ’80: lo spettatore che ha assistito alla nascita del divorzio, si rende poi presto conto di come i due coniugi fossero male assortiti. Bernard insegna scrittura creativa all’Università ed ha al suo attivo la pubblicazione di alcuni romanzi di un qualche successo, Tuttavia ora è uno scrittore in crisi creativa (si potrebbe quasi definire un ex scrittore!), eppure ha una alta opinione di se stesso, che riesce a spendersi soprattutto con i due figli, parlando di Kafka e di Dickens, ma non con la moglie. La quale, dal canto suo, sta per pubblicare, dopo un travagliato apprendistato letterario col marito, un libro, di cui addirittura il New York Times offre qualche anticipazione.
Il film, malgrado l’argomento e soprattutto la lacerante reazione dei figli e il loro dividersi nel parteggiare l’uno per il padre e l’altro per la madre, è di una straordinaria leggerezza. Tutto viene raccontato in modo che emerga il lato umoristico e a volte grottesco, a discapito del lato tragico della situazione. Come è noto, il comico si nutre di contrasti. E così, rispettando questo sacrosanto principio, la supponenza e autoreferenzialità di Bernard contrasta con la realtà di scrittore in declino, creando un contrasto comico.
E la altezzosità un po’ para-femminista post-sessantottina-tutta-di-un-pezzo viene frantumata allorché il piccolo Frank scopre l’istruttore di tennis (William Baldwin) scendere dalla sua camera da letto.
Ma in tutto il film aleggia una straordinaria leggerezza, anche attraverso gli scambi di battute ironiche, tipiche di uno spirito newyorkese alla Woody Allen, per intenderci. Merito soprattutto di una meravigliosamente serrata sceneggiatura meritatamente candidata all’Oscar.
il merito di Baumbach è che quest’impianto umoristico-newyorkese del film è del tutto verosimile e non è utilizzato a discapito dell’umanità dei personaggi: al contrario, quest’aspetto sempre riemerge. Insomma, quello che voglio affermare è che alla fine, in questo film ,stiamo assistendo a vita reale e non ad una soap opera. Lo stesso personaggio di Bernard, non certo capace di far innamorare lo spettatore con la sua prosopopea, conserva tuttavia una sua umanità e dignità. E lo stesso dicasi per Joan.
Nel film troviamo alcune citazioni da altri film. La più esplicita è, da parte dei due protagonisti, il passare il proprio pollice lung la parte superiore del labro, proprio come fa Jean-Paul Belmondo in Fino all’ultimo respiro di Godard!
Da rimarcare la bravura nella recitazione dei due ragazzi, che è un altro non trascurabile punto a favore del bravo Noah Baumbach, che molto avrà attinto dalla sua esperienza di vita di bambino e poi di adolescente, figlio di due scrittori newyorkesi. Che però non si sono mai separati