“High fidelity” / “Alta fedeltà” (Usa 2000) di Stephen Frears

 High Fidelity 20 years later!

High3(marino demata) Uno dei più grandi critici cinematografici americani, Roger Ebert,- purtroppo scomparso – recensendo High fidelity ha affermato che “è una commedia sulle persone reali nella vita reale…Ho avuto la sensazione di usceire dal cinema e incontrare le stesse persone per strada, il che è un grandissimo complimento.” High fidelity è uscito nelle sale nel 2000, esattamente 20 anni da questa nostra attuale celebrazione, dopo una gestazione di quasi 5 anni, cioè dalla comparsa del libro omonimo di Nick Hornby, che all’epoca fu giudicato uno “schianto”, in particolare dalle giovani generazioni. E il film in certo senso ha superato il libro ed è diventato un cult movie  per i giovani amanti della musica e del mondo che ruota attorno ad essa.
Il libro è ambientato in uno dei quartieri del nord di Londra, anticonformista e pieno di spirito giovanile o giovanilistico. Sceneggiatori e produttori hanno affidato la regia nelle esperte mani dell’inglese  Stephen Frears e hanno preferito, col suo accordo,  ambientare il film in uno dei quartieri periferici di Chicago; e bisogna ammettere che la scelta ha funzionato perfettamente. Scelta perorata da uno dei quattro sceneggiatori, John Cusak, che è poi l’attore principale del film:  interpreta Rob Gordon, che, volato dalle pagine del libro alla periferia di Chicago, città natale dell’attore, incarna il prototipo del giovane appassionato della musica pop e della musica più in generale, pieno di certezze in materia, ma con tanti dubbi e incertezze su tutto il resto della vita.
Le giornate di Rob scorrono in compagnia della musica nello scalcinato negozio “Championship High4Vinyl” e in compagnia dei parimenti scalcinati due dipendenti/aiutanti/amici Barry e Dick, autori più spesso di danni nei confronti della clientela che di autentico aiuto. Rob pensa spesso di liberarsene, ma appartiene alla comune categoria della sua generazione di chi programma atti decisi, ma non ha mai il coraggio di portarli a termine.
Un tratto comune e singolare dei tre “inquilini” dello Championship Vinyl è la mania di stilare le classifiche “top five” su ogni argomento (quali sono le cinque migliori band? E i cinque migliori cantanti rock? I cinque locali più attraenti di Chicago?) Non sfuggono a questa maniacale abitudine le ragazze. Rob si chiede quali siano le cinque migliori ragazze che abbia mai avuto. E appunto la rivisitazione dei cinque migliori rapporti avuti con le ragazze costituisce la trama del film. Una rivisitazione occasionata dal fatto di essere stato per la prima volta piantato da una ragazza: guarda caso proprio la sua preferita, Laura (Iben Hjejle), la “top five”, la vera donna della sua vita.
Il film dunque passa in rassegna i cinque rapporti con altrettante ragazze (tra le quali spiccano i personaggi di Lili Taylor e Catherina Zeta Jones), ma noi ci rendiamo conto che l’essere stato abbandonato proprio dalla sua preferita rappresenta una vera e propria spina nell’animo di Rob, che non sa darsi pace.
Un grande film soltanto con un aspetto a nostro giudizio non perfettamente a posto: regista e produttori hanno voluto che il protagonista si rivolgesse con molta frequenza direttamente al High7pubblico col volto di fronte alla macchina da presa,  per esplicitare di volta in volta i propri stati d’animo. Su questo aspetto lo stesso John Cusack non era per niente d’accordo, ma fu forzato ai troppi frequenti monologhi diretti al pubblico. Personalmente non siamo molto d’accordo perché il film è un susseguirsi di dialoghi significativi e pieni di humour tra i vari personaggi, e inserire i monologhi verso il pubblico secondo noi ha reso il film verboso e a volte ripetitivo. Ma si tratta di una opinione personale. L’esperimento è stato portato avanti con successo in alcuni capolavori di Woody Allen (si pensi a Io e Annie), ma con molta più sobrietà e gradevolezza.
High Fidelity fu subito un grande successo e, come detto, è stato immediatamente considerato un film di culto veramente perfetto. John Cusack si dimostra attore versatile, ben adatto ai ruoli brillanti e alle commedie romantiche (si veda Serendipity), così come nei ruoli drammatici (con la regia di Sthephen Frears aveva già girato Rischiose abitudini). Il protagonista è circondato da comprimari in stato di grazia. E a proposito di questo ricordiamo la presenza di Tim Robbins in versione capellone, rivale del protagonista e la presenza di Bruce Springsteen che interpreta sé stesso.
Certamente però uno dei punti di forza del film è costituito dalla colonna sonora, con il meglio degli anni ’90. Sono ben 95 i pezzi musicali presenti nel film, anche se alcuni appena accennati. Si racconta che la scelta è stata laboriosa su un insieme di circa 2000 canzoni ascoltate: dai The Velvet Underground, a Bob Dylan, da Elvis Costello, a Steve Wonder, dai Kinks agli Stereolab, tanto per citarne alcuni. Tanto che è uno spettacolo anche solo ascoltare il film con la sua sfolgorante colonna sonora. Certo anche per questo motivo i film è piaciuto tanto:  vii assicuro che ho personalmente parlato nelle scorse settimane di questo film con molti rappresentanti di quella generazione di giovani antecedente a quella attuale, cioè gli attuali trentacinquenni, quarantenni o cinquantenni. Non c’è nessuno di loro che non trovi questo film indimenticabile.

2 risposte a "“High fidelity” / “Alta fedeltà” (Usa 2000) di Stephen Frears"

  1. E’ un film stupendo. Un John Cusack alla stragrande che ripercorre le relazioni fallite della sua vita per capire cosa ha sbagliato. Bello vedere anche come lui dia la colpa alle sue ex, quanto in realtà molte volte era colpa sua e in altre invece un po’ di entrambi (oppure semplicemente non poteva funzionare). Un film veramente bello e intelligente.

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  2. Condivido totalmente le tue considerazioni. Film epocale di culto. Grandissimo John Cusack che gioca in casa nella sua Chicago e in uno dei quartieri preferiti. Il regista inglese Stephen Frears dimostra ancora una volta di saperci fare. Da vedere e rivedete

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