“Videodrome” (Can. 1983) di David Cronenberg

Più che vedere un film è fare una esperienza

 

(marino demata) Non sarebbe una buona idea quella di descrivere la trama di Videodrome, escludendo, come al solito l’ultima parte del film, perché le nostre recensioni non vogliono mai varcare la soglia spoiler. Tuttavia, per questo film, come probabilmente per una parte dei film di Cronenberg, la trama e la storia sono inessenziali, perché fondamentali sono invece le problematiche-chiave che il regista vuole trasmetterci e gli effetti che le sequenze del film suscitano negli spettori. Alcune – potrebbe affermare qualcuno – sono anche disturbanti o per forti di stomaco. Noi di Rive Gauche-Film e critica non rientriamo in questa categoria, e ci auguriamo che tutti i nostri lettori riescano a cogliere, una volta posti di fronte alla visione di questo film, tutti gli aspetti e le tematiche che ne fanno un film fantastico e misterioso come solo il genio do Cronenberg sa realizzare.
Pertanto per ciò che riguarda la trama, mi limiterò ad affermare che tutto parte dalla esigenza, più volte espressa dal Max Renn (James Woods) di ricercare contenuti accattivanti e capaci di creare Video2grande audience per il suo canale TV. Ciò significa non badare a mezzi, dunque, per vincere la concorrenza. Renn capisce che la guerra dell’audience si vince solo lanciando sulla sua  TV  la programmazione più realisticamente perversa in circolazione. È stanco di trasmettere sulla sua TV porno soft come fanno praticamente tutti e vuole andare un gradino più avanti sulla strada del sado-maso spinto ed estremo. E se addirittura si potesse trasmettere non della finzione, ma qualcosa di reale, sarebbe ancora meglio, ed interesserebbe sicurate una larga fascia di audience. In questa sua ricerca, e con l’aiuto di un tecnico TV pirata, riesce a sintonizzarsi su una TV che sembra rispondere ai requisiti sopra esposti. Si chiama Videdrome e si ha subito l’impressione che i contenuti di questa TV, violenze sulle persone, sadismo, perfino mutilazioni, siano reali e non finzioni. Mettersi sulle tracce di Videodrome, entrarvi in contattato diventa il grande obiettivo di Renn.
La prima delle tematiche che Cronenberg vuole affrontare riguarda appunto la TV, che ormai ha fagocitato gli spettatori e condizionato le giovani generazioni. E in questo contesto la pessima TV porta questo discorso a conseguenze estreme. Qualcuno potrebbe affermare che, dopo tutto, il tema affrontato da Cronenberg in questo film del 1983 è molto datato, perché la TV è oggi soppiantata dai Video4network. Ma, come possiamo ben comprendere, il problema resta immutato: i guasti della TV spazzatura sono oggi i guasti dell’uso massiccio dei network nella vita degli uomini e soprattutto del mondo giovanile. Il segnale che in Videodrome Cronenberg ci offre è quella del dominio della TV (oggi ii network!) sull’uomo , che arriva a tal punto che non si riesce più creare una vera differenzizione tra la realtà e quello che vediamo in TV. Il mondo della TV è in gran parte preferito perché ci dice non come le  cose stanno realmente, , ma come esse dovrebbero essere sulla base dei gusti e delle tendenze (politiche, sociali, sessuali, ecc) dei programmatori. Insomma, quello che si definisce, con una sola parola, condizionamento, ovvero non pensare ed agire in libertà, ma pensare e agire come la TV ci dice di fare. Sembra che Cronenberg abbia ben assimilato la lezione di Marcuse e dei marcusiani sulla uni-dimensionalità dell’uomo così come appiattito nella società contemporanea. Il rapporto tra la realtà e l’altro da essa è una costante del cinema di Cronenberg. Qui l’”altro” rispetto alla realtà è dato dal mondo della TV. Ci sarà , alcuni anni dopo, un altro film del Regista, Existenz, nel quale esplora il rapporto tra realtà e gioco e costruisce una storia nella quale lo spettatore dovrà chiedersi: “dove finisce la realtà e dove comincia il gioco?” I protagonisti del film, proprio come Renn in Videodrome, più si inoltrano nel gioco, più ne diventano protagonisti, più lo confondono con la realtà!
Un altro dei temi dominanti nel film è dato dalla violenza e dal sesso. È un tema che ritorna spesso nei film di Cronenberg con sfaccettature sempre diverse. Al contrario di tanti altri registi che presentano nei loro film scene di violenza e scene di sesso e per i quali dunque su tratta di due distinte tematiche, in Cronenberg passa il messaggio che la violenza è unita al sesso, è anzi una manifestazione della pulsione sessuale. Insomma, molti edulcorano il messaggio lasciando intendere che la violenza è in gran parte la metafora del sesso. Cronenberg è invece uno dei pochi registi che apre di fronte a noi uno spazio nuovo di riflessione: come la nostra sessualità si rapporta alla Video7violenza? Oppure che stimolo è la violenza per la nostra sessualità? In questo film il problema è direttamente esplicitato, nel senso che il canale TV Videodrome, ottiene un grandissimo successo perché mostra scene di sesso violento dal vivo. Ma anche la violenza quotidiana a cui assistiamo può eccitare. In un altro bellissimo film, Crash, Cronenberg ci mostra come può essere eccitante, per i due protagonisti del film, avere incidente automobilistico. Riferita in questo modo la cosa, può apparire paradossale, surreale. Al contrario, Crash è un capolavoro perché, come ama fare sempre Cronenberg, scava nella mente dell’uomo per trovare le ragioni profonde di comportamenti che, alla fine, hanno una loro derivazione logico-emotiva. Vive anche in questo film il connubio violenza – sesso e la curiosità dello spettatore per capire a quali estremi può portare questo connubio.
Con la guida di Croenenberg, Videodrome è una nuova grande avventura di esplorazione delle aree oscure della mente umana: più che essere un film è un’esperienza dalla quale si esce in certo senso storditi e si ha la voglia di fermarsi a riflettere. Ma è  un’esperienza dalla quale si esce soprattutto arricchiti, perché se si ragiona con freddezza, dopo aver superato l’emozione della sua visione, ci rendiamo conto che il film ci ha insegnato a ragionare di problematiche che esistono dentro di noi, anche se generalmente vengono rimosse o soffocate da quanto civiltà e morale ci impongono.
James Woods è qui in una delle sue interpretazioni migliore. Ed è il protagonista ideale che potesse trovare il Regista per il ruolo che doveva svolgere: ricercare lo “strano” e l’”estremo” per i programmi della sua TV, ma essere anche fagocitato in una realtà parallela che, come di diceva sopra, non è più quella che ci aspettavamo di vivere. Woods riesce ad essere pienamente verosimile e credibile anche quando vive gli sbalzi tra realtà e virtualità, quando sembra di essere stato programmato da altri, quando comprende che una parte di quello che credeva reale è invece effetto delle sue allucinazioni.

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