“Split” (Usa 2016) di M. Night Shyamalan

Un thriller psicologico di ottima fattura

(marinodemata) Finalmente è ritornato Shyamalan! Dopo anni di film decisamente mediocri o veramente del tutto inguardabili, il regista, con Spit, è ritornato alla forma di una volta, quella, per intenderci di Il sesto senso e Unbrekable. Noi speriamo di essere ad una svolta decisiva di una carriera che prometteva inizialmente tantissimo per poi deluderci ripetutamente. Il film si apre con una prima emozione per il pubblico: un rapimento. Tre adolescenti Claire (Haley Lu Richardson), Marcia (Jessica Sula) e, la più estranea e taciturna delle tre, Casey (Anya Taylor-Joy) si infilano in un’auto, mentre il padre di una delle tra sistema qualcosa nel bagagliaio. Ma l’uomo che entra in auto al volante è un altro. È uno sconosciuto. Le ragazze sono impaurite, pietrificate. Sapremo quasi presto che l’uomo soffre di gravi disturbi della personalità. E non si tratta di un semplice sdoppiamento della personalità, come nel celebre Hitchcockiano Psyco, per intenderci, ma della compresenza nello stesso individuo di ben 23 personalità con altrettanto nomi. Nel film non le Split2conosciamo tutte, ma quelle più essenziali per lo svolgimento della trama. Da Dennis, la personalità più forte, a quella femminile di Patricia, a quella infantile di Edvige, a quella dotata di maggiore razionalità di Kevin, autore del rapimento, ma anche la personalità più pensante. Fatto sta che le tre ragazze vengono portate da questo strano individuo in un appartamento sottoscala e messe sotto chiave, salvo poi al primo comportamento ritenuto sbagliato, metterle ciascuna in una singola camera dagli spazi molto angusti. L’ambiente è del tutto sufficiente ad offrire al pubblico un senso accentuato di claustrofobia, che rende il film sconsigliabile ha chi è affetto da tale problema. La descrizione della trama deve fermarsi necessariamente qui. Passiamo dunque ad alcune osservazioni sul film. Innanzitutto, corre l’obbligo di parlare del protagonista, che interpreta da solo tutte le varie personalità. A James McAvoy è stato affidato il compito di far vivere ciascuna delle personalità nelle quali ci imbattiamo, e, bisogna affermare che non abbiamo il temo per ammirare la bravura con la quale ci disegna la prima di esse, che subito ci meravigliamo per la bravura con la quale interpreta quella successiva. E via di seguito. Conosciamo naturalmente l’attore scozzese McAvoy, di famiglia appartenente alla working class, la sua tenacia con la quel si è imposto al pubblico in ornai numerose occasioni e i premi che sono andati ad arricchire il suo già prestigioso palmares. Ma qui veramente McAvory supera se stesso: è il vero mattatore del film e lo schermo è quasi tutto per lui, sia che parli come un bambino, o come una donna, o come un folle violento o Split_01come un pacato ragionatore, è sempre un piacere per il pubblico vederlo all’opera. Si deve a lui buna parte del successo del film. Merito naturalmente del regista che ha scelto benissimo l’attore più adatto. Delle tre ragazze rapite sicuramente il personaggio più complesso è quello di Casey: solitamente taciturna, con una infanzia terrificante che conosciamo attraverso alcuni flashback molto ben congegnati, dove Shyamalan è bravo a darci gli antefatti delle violenze subite, lasciando al pubblico il compito di intuirne lo svolgimento, senza offrire nessuna immagine dettagliata. L’altro elemento che colpisce positivamente in questo film è che esso ha un andamento diretto e senza fronzoli. E’ una cronaca drammatica di quello che accade in quell’appartamento. Non ci sono altri personaggi, altre sottotrame, se si fa eccezione per la figura della anziana psicologa Karen Fletcher (Betty Bucley), alla quale sente il bisogno di rivolgersi la più mite e raziocinante delle 23 personalità, e che offre lo spunto per approfondire la problematica relativa ai conflitti tra i vari soggetti compresenti nel protagonista. In definitiva, distanziandosi dal piano dell’horror, M. Night Shyamalan riesce a costruire un vero e proprio thriller psicologico carico di tensione e di suspence, con un ottimo montaggio e con l’ausilio di una colonna sonora appropriata a ricreare quelle atmosfere intense ed intelligentemente terrificanti alle quali il regista in passato ci aveva abituati. Infine, non manca l’omaggio al suo idolo, Alfred Hitchcock, e un cammeo finale ad uno dei suoi attori preferiti, Bruce Willis.