“Il sentiero” (Bosnia 2010) di Jasmila Zbanic

Non sempre l’amore è sufficiente

Il sentiero(marino demata) La tragica guerra in Bosnia è terminata nel 1995 col trattato di Dayton, che ha tuttavia lasciati aperti, oltre alle ferite materiali e umane, moltissimi problemi. E però a Sarajevo e in altri centri, mentre è andata avanti la ricostruzione, è fiorita miracolosamente una ampia cultura tesa in primo luogo a descrivere gli orrori della guerra , e successivamente, a partire all’incirca dal 2005, a fare i conti con le ricadute che la guerra, a distanza dieci anni dalla sua conclusione ha prodotto, nel bene e nel male, negli animi della gente comune.
La regista bosniaca Jasmila Zbanic, fondatrice a Sarajevo, tra l’altro, dell’associazione di cineasti e artisti “Deblokada”, vero e proprio centro nevralgico della cultura cinematografica del Paese. Zbanic fa dei suoi due film più significativi, Il segreto di Esma del 2006 e Il sentiero del 2010, il simbolo delle due fasi della recente problematica bosniaca. Nel primo infatti la Zbanic ci offre un quadro della Bosnia all’indomani della guerra, con tutti i suoi orrori. Col secondo film, di cui parliamo oggi, a distanza di quasi quindici anni dalla fine della guerra, ci mostra le lacerazioni che ancora sopravvivono soprattutto negli animi delle persone, con le loro problematiche, che spesso irrompono nelle relazioni sociali, anche perché le diversità a volte prevalgono sul senso della tolleranza e del rispetto altrui.
Queste ultime notazioni sono appropriate per dare un’idea de Il sentiero.  Una coppia comune, Luna e Amar vivono il loro amore nella quotidianità, quando si incontrano: perché lei è un’hostess delle linee aeree della Bosnia-Erzegovina, lui ha un lavoro in qualche modo complementare, perché fa il controllore di volo proprio all’aeroporto di Sarajevo, dove parte o arriva la sua donna. I due hanno un grave problema: non riescono ad avere un figlio che invece desiderano molto, tanto che, consigliati da una brava dottoressa, non escludono la possibilità dell’inseminazione artificiale. Oltre a questo, Amar ha altri problemi: la guerra che ha combattuto in prima linea, dove ha perso anche un fratello, ha lasciato molte ferite morali e la voglia di dimenticarle attraverso l’alcool. E una tazzina piena di alcool sul posto di lavoro gli costa una sospensione di sei mesi.
Lo snodo decisivo del film avviene molto presto: Amar, nel fare una retromarcia, urta un’altra auto, guidata da un suo amico al fianco del quale ha combattuto. In questo modo la guerra irrompe di nuovo nella mente e nell’inconscio di Amar, che sembrava invece essere stato in grado di rimuovere.Sentiero1 Il suo amico gli offre un lavoro come tecnico dei computer in un campo musulmano, e lì Amar da un lato riesce ad eliminare la dipendenza dall’alcool, dall’altro assorbe un tipo di religiosità islamica di tipo radicale, con atteggiamenti, modi di vivere e credenze che avranno una inevitabile ricaduta all’interno della vita di coppia.
Eppure entrambi sono musulmani…Ma la regista vuole mostrarci quale è la differenza tra una persona che è di fede musulmana, come Luna, e un’altra che ha abbracciato l’integralismo musulmano, con tutte le sue conseguenze anche nell’universo femminile.
Sotto quest’aspetto sono estremamente significative due sequenze: una festa musulmana con banchetto a casa dei parenti di Luna, che si trasforma un un’aspra discussione politica e religiosa che vede Amar isolato, con la sua bellicosità, il suo orgoglio e la difesa integralista ed estrema di alcuni valori islamici. Tutto questo contrasta non solo con la totalità dei presenti, ma soprattutto con la dolcezza e la pacatezza di Luna, che simboleggia, in certo senso, il desiderio di pace e di normalità presente in tanta parte della popolazione della Bosnia di oggi.
L’altro episodio significativo è una cerimonia di un matrimonio all’interno di una Moschea di Sentiero4Sarajevo, a cui Luna, nascosta, assiste. E’ il matrimonio celebrato tra un uomo già sposato e una minorenne. Luna rinfaccerà poi ad Amor la gravità dell’accaduto, affermando che quello a cui ha assistito è contro la legge. Ma Amir risponderà che la legge di Allah è superiore alla legge degli uomini.
Appare chiaro che il desiderio della regista è quello di mostrare i due diversi volti dell’Islam, simboleggiati dalla diversità dei due protagonisti. Non ci sono condanne da parte della Zbanic, ma solo ili desiderio di capire e di scavare nell’animo dei suoi personaggi, e nelle ancora grandi difficoltà che si frappongono tra chi vuole avere una vita serena e normale, come Luna, e  la realizzazione di tale finalità nella Bosnia all’indomani della guerra.
Il personaggio femminile, come già nel precedente film, è delineato alla perfezione, con i suo stati d’animo contraddittori, col grande amore che ha tentato di riversare su Amor, ma che sembra continuamente essere messo in discussione. Tanto che la regista ti spinge a porti l’interrogativo: ma allora non è vero che l’amore può essere al di sopra di ogni cosa e risolvere ogni problema? La realtà e diversa? È un’altra cosa?
Sì, soprattutto se la protagonista, senza rinnegare nulla della propria fede,  si aggrappa alla modernità e alla ricerca del nuovo, mentre il suo compagno si allontana, perfino fisicamente, nel seno di una comunità che vorrebbe un ritorno radicale all’islamismo originario e rigoroso.
Con questo film la regista dimostra il suo coraggio nell’affrontare a viso aperto tematiche scomode che possono costituite ostacoli nei confronti soprattutto delle donne e del desiderio di una vita serena e pacificata. Jasmila Zbanic si dimostra regista talentuosa e piena di temperamento. Il sentiero è stato un successo al Festival cinematografico di Berlino, dove, non dimentichiamolo, pochi anni prima aveva conquistato il primo premio assoluto, l’Orso d’oro, col suo Il segreto di Esma.