“Schegge di paura” (Usa 1996) di Gregory Hoblit

Un thriller giudiziario con molti colpi di scena

Schegge5(marinodemata) Il film di esordio di Gregory Hoblit, di cui abbiamo già recensito Fracture (Il caso Thomas Crowford) è un thriller giudiziario, Schegge di paura (titolo originale Primal fear), liberamente tratto dal romanzo di William Diehl. Si avvale di un ottimo cast, entro il quale spicca la bravura di un attento e preciso Richard Gere. Questi interpreta l’avvocato Martin Vail, ex assistente procuratore distrettuale di Chicago, dove è ambientata la trama. Vail ha lasciato la carica che ricopriva per contrasti all’interno dell’ufficio e anche perché attratto dalla possibilità di difendere criminali danarosi ai quali è possibile chiedere alte parcelle, e per l’ambizione di aumentare la propria popolarità. In una delle prime scene lo troviamo a colloquio in un bar con un paio dei sui clienti, alle prese con le leggi dello Stato per operazioni poco pulite. Per contro lo vediamo anche discutere con il redattore di un magazine sul modo migliore per far apparire la propria foto in copertina, che certamente sarà molto apprezzata dai suoi simpatizzanti dei ceti “bene” della città. È da giudicare positivamente che la figura di Vail venga mostrata così come essa è, senza infingimenti e senza abbellimenti: quello che ci appare è proprio il realistico ritratto di un ottimo avvocato, che è trascinato dalla voglia di guadagnare bene e dalla ambizione di essere popolare. Dopo tutto chi farebbe diversamente? A questo si aggiunge che Vail, oltre che curare gli interessi dei propri clienti danarosi, di tanto in tanto concede qualche patrocinio gratuito, soprattutto quando fiuta il caso clamoroso, che suscita il suo interesse e che può ulteriormente promuovere la sua già brillante carriera.
Questo film è la storia di uno di questi casi: Martin Vail, tra lo stupore dell’opinione pubblica, decide di prendere le difese di un povero chierichetto diciannovenne, che viene arrestato, dopo un inseguimento spettacolare tramesso in diretta TV, coperto di sangue dopo aver massacrato a colpi di Primal-Fearpugnale, come si presume – dirà Martin – l’arcivescovo di Chicago. Al ragazzo arrestato, Aaron Stampler (Edward Norton), fa subito visita in prigione Martin per comunicargli la decisione di volerlo difendere in tribunale gratuitamente, a condizione che il ragazzo si confidi completamente con lui. Aaron afferma di non aver commesso alcun omicidio nei confronti di quella persona, l’arcivescovo, che si è sempre dimostrata come un padre, perché lo ha tolto dalla strada e gli ha dato un lavoro.
Un personaggio al quale Martin dà molto fastidio è proprio il Procuratore generale John Shaughnessy (John Mahoney) amico dell’arcivescovo, col quale condivideva più di un affare losco nel “ramo” espropri e costruzioni immobiliari, dove prospera la più sfacciata corruzione.
Sul piano dell’accusa il procuratore affida il caso a Janet Venable (Laura Linney), ex amante di Martin. Il che è francamente una superfetazione inutile della trama: una love story passata e forse Schegge4futura che nulla aggiunge all’andamento del film, e che anzi infastidisce e crea inutili divagazioni svenevoli assolutamente fuori luogo. Serve, alla fine, per completare il quadro del personaggio interpretato da Gere, aggiungendogli un tocco di conquistatore poco serio, che si aggiunge a quello di narcisista autoreferenziale.
La parte migliore del film, come è spesso per i gialli giudiziari, si svolge in aula, con le schermaglie procedurali e con le trovate e colpi di scene che di volta in volta introducono i due avversari, Martin e Janet.
Da segnalare anche la presenza di una ottima e ispirata Frances McDormand, appena uscita dal set di Fargo, nei panni di una psicologa incaricata di determinare le capacità mentali e gli eventuali sdoppiamenti della personalità dell’imputato.
Le note finali le riserviamo proprio per l’imputato: Edward Norton, al suo debutto, per questo ruolo si è meritatamente guadagnata una candidatura all’Oscar: la sua balbuzie, la sua ritrosia e timidezza sono gli elementi recitativi sui quali ha costruito un personaggio veramente molto convincente.
Lo spettatore, che si accosta a questo ottimo film, si prepari ad un finale che riserverà non un semplice, ma un doppio colpo di scena…