“The underneath” / “Torbide ossessioni” (Usa 1995) di Steven Soderbergh

Nel film due scene da manuale da non perdere

(photos courtesy of imdb.com)
Under2(marino demata) The underneath (Torbide ossessioni) è il terzo dei film girati da Soderbetg dopo lo strabiliante Sesso, bugie e videotape e dopo altri due film che non riescono ad andare oltre la media.
Dal suo capolavoro di esordio, Soderbergh si tira dietro uno degli interpreti, cioè Peter Gallagher, il marito infedele, che qui, invece, come protagonista, riesce a dare il meglio di sé anche nel un ruolo complesso affidatogli dal regista.
Il film è il remake di un famoso noir del 1949, Criss Cross, che aveva come protagonista Burt Lancaster. Sederberg ha voluto al suo fianco a scrivere la sceneggiatura di questa sua quarta opera proprio il vecchio sceneggiatore del film del 1949, e, purtroppo, questa sarà la sua ultima sceneggiatura prima della morte.
Gallagher interpreta Michael Chambers, un giocatore d’azzardo, che ritorna nella sua citta, Austin,Texas, dopo essere fuggito due anni prima dai suoi creditori ed anche da sua moglie Rachel (Alison Elliott). Rassicuratosi che, nel frattempo, ogni pendenza è stata appianata dalla sua famiglia, fa la parte del figliuol prodigo in occasione del matrimonio di sua madre, vedova, con un bravo e serafico uomo, che sa farsi volere bene, al punto da trovargli un lavoro nell’azienda nella quale è impiegato. Quale migliore occasione per riemettere le radici nella sua città natale e rifarsi una vita?
Ci sono però alcuni ostacoli che rendono di difficoltosa esecuzione il programma di Michael. Innanzitutto, la presenza di Rachel, dalla quale avrebbe molto da farsi perdonare e con la quale tenta di riallacciare la precedente relazione. In secondo luogo, il fatto che la stessa Rachel è impegnata con un altro uomo, Tommy Dundee (William Fichtner), proprietario di un night club teatro di loschi movimenti. E in terzo luogo la presenza di suo fratello David (Adam Trese), che non sembra disposto a perdonargli proprio niente.
Questo tre ostacoli costituiranno i punti focali e di attrito attraverso i quali si svilupperanno gli intrecci più drammatici di questa nuova versione del noir del 1949. Aggiungiamo, solo perché il fatto si verifica nella prime scene, che il nuovo impiego di Michael, procuratogli dal suo patrigno, consiste nel guidare un camion portavalori, che settimanalmente raccoglie i sacchi di danaro contanti spesi dai cittadini durante il week end in vari locali della città. E questo è sicuramente per il lettore (e UNder5aspirante spettatore) un ottimo indizio su quelli che saranno gli ulteriori passaggi della storia. Ci fermiamo qui, cioè solo all’inizio del film, lasciando, come sempre, allo spettatore il gusto di scoprire da sé lo sviluppo della trama.
E’ d’obbligo un paragone con la prima versione del film, quella del 1949. Rispetto a quel film, possiamo affermare che qui c’è meno noir, ma più azione e soprattutto una maggiore cura dei personaggi, che, fin da questi primi quattro film, sembra essere la preoccupazione, ma anche la passione, maggiore di Soderbergh, che sembra fare le prove generali per tutta una serie di figure complesse che caratterizzeranno la sua intera filmografia.
E, a proposito di prove generali, notiamo che qui Soderbergh sperimenta nuovi tipi di inquadrature, ardite angolazioni, filtri colorati, il tutto per dare risalto a determinate situazioni nei quali si trovano i suoi personaggi, come quando Michel varca la soglia di casa dopo due anni di assenza, e in successive occasioni. Prove dunque di virtuosismo tecnico, ma anche con un po’ di esagerazione, che in qualche caso finisce col dare un qualche fastidio.
Un’altra particolarità del film è che esso si sviluppa su tre piani temporali diversi, cioè in tre periodi Under6di tempo intrecciati fra di loro. Soderbergh inventa uno stratagemma al fine di non disorientare lo spettatore: ci mostra, nei flashback, Michael con la barba. Mentre nelle scene riguardanti il presente e il futuro (in quest’ultimo caso alla guida dell’auto blindata), Michael è perfettamente rasato. È chiaro che il ricorso alle scene relative al passato è in funzione di quello cui sopra si accennava: completare la costruzione di un personaggio molto complesso come Michael, e individuare, in alcuni episodi del passato, importanti motivazioni sui comportamenti presenti.
Infine parliamo di due scene meravigliose che, da sole valgono tutto il film: Sono abbastanza in sequenza l’una dall’altra. Michael è incidentato in un letto di ospedale alle prese con un susseguirsi di interviste della stampa, congratulazione, interrogatori, ecc. Ebbene tutto questo avviene prendendo, come punto di vista, proprio lui, il malato che giace nel letto di ospedale. In questa scena lo spettatore non vede mai il protagonista, perché si sostituisce ad esso. Il pubblico segue i vari personaggi che si susseguono al capezzale dell’infortunato come se fosse lui in quel letto. Anche questo è un preziosismo stilistico, ma in questo caso non un preziosismo tecnico, ma una scelta felicissima di giuria. E, in secondo luogo, sempre l’occupante dello stesso letto di ospedale nota qualcuno di sospetto seduto nel corridoio antistante la sua camera. L’infermiera lo rassicura che si tratta del marito della donna che occupa la camera a fianco, vittima di un brutto incidente. Ma Michael non è tranquillo e chiede che l’uomo vada da lui a fargli un po’ di compagnia. Inizia a questo punto un gioco da gatto e topo. Saranno giustificate le preoccupazioni di Michael? Oppure in questa scena il regista vuole semplicemente mostrarci a che punto è arrivata la paranoia del protagonista?
Queste due sequenze sono veramente da manuale della storia della innovazione del cinema contemporaneo, da mostrare alle giovani generazioni di aspiranti cineasti. Con queste due meravigliose scene, Soderbegh ha ampiamente pagato il suo debito verso lo spettatore per i soldi spesi per il biglietto per vedere un film buono, ma certamente non esaltante. E questo veramente non è poco!

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