“Piccolo Buddha” (It. 1993) di Bernardo Bertolucci

(Sui rapporti fra Bertolucci e il Buddismo cfr il mini-saggio “Bernardo Bertolucci e il Buddismo” pubblicato qui  il 02 novembre 2019. mdm)
Budda 3(nicola Raffaetà) Film che all’epoca della sua uscita, il 1993, ebbe molta pubblicità e risonanza, Piccolo Buddha rimane un’opera di Bertolucci che nel tempo sembra esser stata dimenticata dal pubblico e dalla critica.
In realtà ci troviamo di fronte ad un piccolo (anche se costoso) capolavoro, terzo film della così detta trilogia dell’altrove comprendente L’ultimo imperatore e Il tè nel deserto.
Il film, dal punto di vista narrativo, non ha grosse pretese.
Jesse Konrad è un bambino che vive a Seattle con il padre ingegnere Dean (Chris Isaak) e la madre insegnante, Lisa (Bridget Fonda). La vita scorre tranquilla fino all’arrivo del Lama Norbu (Ying Roucheng) e del suo assistente Champa (Jigme Kunsang), monaci buddhisti tibetani, i quali sostengono che Jesse sia la reincarnazione di un importante Lama e vorrebbero portare il bambino in Buthan, per vedere se effettivamente è la reincarnazione del monaco. Anche se Jesse immediatamente si trova a suo agio con i monaci, i genitori inizialmente sono scettici, ma un’improvvisa crisi professionale ed esistenziale del padre, Dean, lo induce ad accettare la proposta dei monaci e, nonostante le obiezioni di Lisa, ad accompagnare Jesse in Buthan.La storia del piccolo Jesse e di suo padre, che è il tema narrativo principale, è alternata con la storia di Goutama, ilBudda6Buddha, interpretato da un giovanissimo Keanu Reeves, storia che Jesse apprende leggendo un piccolo libro sulla vita del Buddha regalatogli da Lama Norbu, e a volte dai racconti dello stesso Lama.
Il film non ha pretese esoteriche o simboliche di sotto testo, anzi scorre con molta semplicità raccontando la meravigliosa vita del Buddha, attraverso le sue difficoltà, la presa di coscienza che la vita, per tutti gli uomini, è sofferenza, l’abbandono del palazzo reale dove vive per intraprendere la vita spirituale dell’asceta, la lotta con Mara, Dio delle tenebre e infine l’illuminazione.
Ci troviamo di fronte a un’opera che narra la vita di Siddharta in modo fiabesco, per un pubblico infantile, composto da bambini, che cattura l’attenzione da una parte con la magnifica storia carica d’insegnamenti del Buddha, dall’altra con la semplice storia di un bambino americano, forse reincarnazione di un Lama, che con entusiasmo, totalmente ignorante riguardo a una tradizione così lontana dalla sua, è ammaliato e affascinato dai Lama, dal monastero, dal mondo buddhista, dalla storia del Buddha.
Ma ovviamente è anche un film per adulti, primo perché alla fine dei conti la maggior parte di noi ancora non è cresciuto, soprattutto spiritualmente, e si può appassionare come un bambino alla narrazione, secondo perché, come il padre di Jesse, Budda7Dean, in cui improvvisamente viene stravolta la propria vita, e si lascia andare a questa avventura accompagnando il figlio, entrando in diretto contatto con un mondo da lui sconosciuto, e a cui scetticamente, da buon materialista americano, si avvicina pian piano lungo lo scorrere del film: anche noi possiamo immedesimarci in lui.
Oltre all’ottima regia di Bertolucci, con carrellate che sembrano dolci pennellate zen e dolly che sono pura poesia, come in ogni suo film spettacolare è la fotografia, ancora una volta curata dal grande maestro italiano Vittorio Storaro, una fotografia che si divide in due modi, estremamente fredda, addirittura blu e senza colori, quando ambientata in America, a Seattle; oppure carica di colori caldi, rosso, arancione, giallo, quando si narra la storia del Buddha o si è nel monastero in Buthan.
Per concludere Piccolo Buddha è un film che riempie il cuore e consola l’anima, che con semplicità può farci avvicinare a quella spiritualità orientale che oggi va tanto di moda ma che è poco conosciuta nella sua vera essenza.

Budda 8