You were never really here / A beautiful day (Usa 2017) di Lynne Ramsay

Un film straordinario e una regista di grande personalità

(photos courtesy of imdb.com)
You 1(marino demata) La regista. Lynne Ramsay è una regista e sceneggiatrice scozzese ricca di talento, messo in mostra in alcuni premiati film corti e in pochi lungometraggi, quattro in tutto in 20 anni. Prima del film di cui parliamo questa sera, ha girato Ratcatcher, Morven Callar, We need to talk about Kevin. I suoi film sono stati quasi sempre presenti al Festival di Cannes, dove qualche anno fa ha fatto anche parte della Giuria. La Ramsay, che ha svolto a lungo anche il mestiere di operatrice alla macchina da presa, si giova non poco di questa attitudine anche quando si tratta di dirigere un film. Vedendo questo film (devo dire che non ho ancora visto i tre film precedenti, ma fanno tuttavia parte della mia personale programmazione!) si ha la sensazione di trovarsi di fronte ad uno stile personalissimo, fatto di molti primi piani, di particolari dei corpi e degli oggetti. Ti sorprende quando si trova a pedinare Joaquin Phoenix e improvvisamente sceglie di isolare un particolare del suo corpo, oppure quando la sua macchina da presa diventa essa stessa gli occhi del protagonista e noi vediamo sullo schermo quello che Phoenix vede. Ramsay è così interessata a fare della camera l’occhio di Phoenix, che ci accorgiamo che lui, a tratti, scompare dallo schermo. E, pertanto, lo spettatore vede le immagini viste Phoenix e diviene a sua volta il suo alter ego. Ramsey va all’essenziale: il film ha lunghi momenti senza dialogo, perché Phoenix, il suo protagonista, che qui si chiama semplicemente Joe, agisce quasi sempre da solo. Ramsey ce lo mostra in compagnia solo di se stesso, delle sue nevrosi, dei ricordi della sua infanzia o della guerra dalla quale è ritornato con un ulteriore accumulo di problemi interiori. Ramsey va all’essenziale perché la storia di Joe, che nel libro di Jonathan Ames, da cui il film è tratto,è  narrata in decine di pagine, viene raccontata a noi non attraverso dei veri e propri flashback, ma con improvvisi e folgoranti lampi che illuminano lo schermo non per alcuni secondi, ma per un brevissimo istante. Da questi lampi istantanei Ramsey ci fa conoscere tutto del passato di Joe, degli abusi subiti dal padre durante l’infanzia fino alla tragedia della guerra. Questi lampi sono il riflesso sullo schermo di improvvise e ossessive immagini nella mente di Joe.
You7
La storia è l’elemento meno essenziale. Essa può raccontarsi – tenendoci naturalmente lontani dal finale – in uno spazio abbastanza limitato di battute. Del passato di Joe si è già detto. Il presente lo vede utilizzare la sua debordante forza fisica e la sua scaltrezza e intelligenza non più al servizio dello Stato, ma di se stesso. È diventato una sorta di freelance della violenza, ma al servizio di cause giuste: è specializzato nel riportare a casa minorenni in cerca di nuove emozioni o ragazzi e ragazze rapite per le più svariate ragioni. Lo vediamo all’opera all’inizio del film, raccattare gli oggetti che gli sono serviti per compiere la “missione” per la quale era stato incaricato e prendere un aereo per tornare a New York. Dove ha una madre (Judith Roberts) alla quale è molto legato e con la quale vive, e un agente che gli procura i contatti per il suo lavoro. Uno di questi contatti è il senatore Vitto dello Stato di New York, che lo incarica di ritrovare la propria figlia minorenne, andata via di casa e mai più ritornata. E’ un incarico affidato con discrezione perché Vitto sta lavorando per la rielezione del Governatore e quindi non può esporsi. D’altro canto, però, chiede a Joe di fargliela pagare, ai suoi rapitori, con violenza e brutalità. A tarda notte Joe ritrova la ragazza in un bordello di alta classe per ricchi alla ricerca di emozioni inusuali, ma, da questo momento in poi tutto andrà storto. Arriva la notizia del suicidio di Vitto, il padre della ragazza, lam quale, per giunta, le sfugge dalle mani in una sorta di nuovo rapimento.
you5A leggere queste note si può avere l’impressione di una trama non originalissima. E infatti, come si diceva, la storia non è essenziale per valutare questo film, che, tra l’altro Ramsey non ha infarcito di sotto trame o sotto storie, come spesso capita in film di questo genere. Come si diceva, la regista va all’essenziale ed ha un unico interesse, Joe, il suo protagonista. Non è interessata a divagazioni: la presenza di un governatore che deve essere rieletto, e di chi lo aiuta in questo traguardo da raggiungere, è solo sfiorata. Ramsey non vuole divagazioni inutili, come potrebbero essere quelle relative ai politici corrotti e ai senatori senza scrupoli. Non le interessa nulla di tutto questo, se non il menzionarli quanto basta e quando è solo strettamente necessario.
Joachim Phoenix La violenza di Joe, che diventa efferatezza a volte bestiale, non è mai descritta nei dettagli: vediamo Joe brandire il martello spesso nella stanza attigua a quella ripresa dalla camera. Vediamo abbondanti schizzi di sangue, ma la violenza in se stessa non è mai filmata. Dunque, quello che lo spettatore vede è l’effetto e la conseguenza della violenza.
Joaquin Phoenix offre in a questo film una ulteriore prova del suo talento e della sua duttilità. E’ unYou2 personaggio che somiglia alla sua regista. Anche lui va all’essenziale, non ama le divagazioni, non si concede alcuna distrazione nel suo lavoro. Dopo l’incarico ricevuto dal senatore Vitto e l’impegno preso di recuperare la figlia in poche ore, si reca diritto ad un supermercato dove acquista del nastro adesivo largo e spesso e un martello, di quelli che hanno uno dei due lati arrotondato, La camera ci fa anche vedere il cartellino col prezzo, US$ 16.99: questo è l’austero ed economico equipaggiamento per la sua missione. E il particolare introduce indubbiamente una nota di umorismo macabro, perché il martello, oltre alla sua incredibile forza, è l’unica arma di cui si serve, per uccidere.
Troviamo Phoenix molto ingrassato per interpretare Joe, e quando appare senza camicia, lo stomaco sembra molto dilatato. Ma l’impressione di persona molto grassa, richiesta dal personaggio, non deve trarre in inganno: Joe è una forza della natura e, sfruttando anche l’elemento sorpresa, non può avere problemi con i suoi avversari, come non li aveva in guerra o quando era agente dell’FBI. Il suo problema aggiuntivo è che il lavoro e la sua mente, che spesso viaggia in modo incontrollato a causa dei continui disturbi da stress post traumatico, gli rendono necessario l’uso di droghe.
Eppure quest’uomo dal fisco imponente è capace di momenti di grande dolcezza. Ne ricordiamo almeno quattro: quando ritorna a casa e scherza con la madre impaurita dalla visone di Psyco in TV e poi accetta di farle compagnia fino a che non si addormenti; allorché accarezza i piedi della madre morta e poi va a portare il suo corpo, appesantito da larghi sassi, sul fondo del lago; quando si sdraia per terra e si accosta ad una guardia del corpo in fin di vita perché ha subito le sue martellate sulla testa, e lo conforta accarezzandogli la mano; e infine il suo atteggiamento di paterna affettuosità verso la minorenne Nina, (Ekaterina Samsonov), che si spiega anche alla luce della sua tormentata infanzia.
You4L’interpretazione di Phoenix è superlativa e hanno visto bene i giudici di Cannes assegnandogli il premio per il migliore attore nei film presentati al Festival.
Molto ci sarebbe ancora da dire su questo straordinario film, in particolare sulla colonna sonora curatissima per la scelta dei brani e diretta da un maestro come Jonny Greenwood. La maggioranza dei critici è rimasta stregata dalla bellezza di questo film e dalle su incredibili immagini. Qualche critico lo ha accostato alla storia di un altro veterano, Trevis di Taxi driver, altri lo paragonano a Drive. Credo siamo paragoni che ci stanno tutti. Aggiungerei, per il piglio e l’ostinazione del protagonista nel portare al termine le sue missioni aggredendo, a colpi di martellate, chi ha compiuto delle violenze verso ragazzi, la trilogia della vendetta del grande cineasta sudcoreano Park Chan-Wook.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...