Ricordare Michel Piccoli: “Le mepris/Il disprezzo” (FR 1963) di Jean-Luc Godard

Dal romanzo di Alberto Moravia

 

Disprezzo 1(nicola raffetà) E’ morto il grande Michel Piccoli, mitico attore francese che ha lavorato con alcuni dei più grandi registi europei, tra i quali Jean Renoir, Luis Bunuel, Jean-Luc Godard, Costa-Gavras, Alain Resnais, Roger Vadim, Agnès Varda, Alfred Hitchcock, Claude Chabrol, Louis Malle, Jaques Rivette, Manoel de Oliveira e molti altri, e lo troviamo attore principale in molte opere di registi italiani: Mario Bava, Elio Petri, Sergio Corbucci, Marco Bellocchio, Ettore Scola, Liliana Cavani, Sergio Castellitto, ma soprattutto Marco Ferreri, geniale regista con il quale Piccoli ha girato diverse pellicole, tra le quale, vale la pena ricordare, due capolavori assoluti, Dillinger è morto (di cui si può leggere il bell’articolo scritto da Marino Demata), e La grande abbuffata. Infine non lo si può non ricordare nel profetico Habemus Papam di Nanni Moretti, in cui interpreta formidabilmente, con grazia e leggerezza, la crisi mistica di un Papa.
Fatta questa introduzione, voglio ricordare Michel Piccoli parlando di un film che amo molto, scritto e diretto da uno dei miei registi preferiti, Le Mépris (Il disprezzo), di Jean-Luc Godard.
Disprezzo4Ispirato all’omonimo romanzo di Alberto Moravia, questo film permette a Godard di analizzare il malessere e l’insoddisfazione, con tutti i suoi contrasti, della vita moderna, attraverso la crisi di una giovane coppia. Ovviamente, come sempre si trova in tutta la filmografia di Godard, l’analisi non solo si concentra sulla modernità, con una critica all’individualismo consumista e del mondo capitalista occidentale, ma verte in modo preponderante sul cinema, sulla sua nascita, la sua evoluzione e la sua fine che, per il regista, non ha futuro, citando a grandi lettere Luis Lumière “Il cinema è un’arte senza avvenire”. Perché è un’arte senza avvenire? Perché secondo Godard (e secondo Lumière), nasce dall’industria, è un prodotto industriale destinato alla commercializzazione, alla produzione in serie di massa, all’intrattenimento, ed effettivamente, l’industria ha preso il sopravvento immediatamente sull’arte cinematografica, e subito (ora più che mai), la produzione in serie, senza ricerca, senza intuito, senza anima e spiritualità, ha preso il sopravvento. Con ciò non significa assolutamente che l’arte nel cinema non esista o non ci sia più, anzi, solo che è meno visibile, in quanto meno prodotta, oppure si esprime tramite grandi registi all’interno dell’intrattenimento cinematografico, tra le righe, attraverso uno stile o una poetica, una scrittura o un movimento di macchina.
Dispezzo3Oppure la troviamo nelle produzioni amatoriali che, essendo esenti da contratti e dal denaro, sono libere di esprimersi come vogliono.
Inoltre l’attenzione è rivolta anche al linguaggio stesso del cinema, al confronto tra cinema del passato e cinema del presente o futuro (ricordiamoci che Le Mépris è del 1963).
Godard prende il romanzo di Moravia, al centro la crisi di coppia e la critica alla modernità consumista, ma poi concentra moltissimo la sua attenzione sul cinema e la sua crisi.
E’ un film sul cinema prima di tutto, dell’amore che il regista prova verso quest’arte che vede compromessa più delle altre con il potere, ma in cui, alla fin fine, nonostante il suo pessimismo, vede ancora la salvezza.
Michel Piccoli interpreta straordinariamente uno scrittore di gialli, Paul Javal, che viene chiamato da un produttore americano, Jerry Prokosh (Jack Palance), per sceneggiare un film sull’Odissea, diretto dal grandissimo mito (all’epoca vivente) Fritz Lang che interpreta se stesso. Accettato l’incarico, assieme a sua moglie Emilia, interpretata dalla bellissima Brigitte Bardot, raggiunge nella sua villa a Capri il produttore e il regista, per parlare della sceneggiatura e iniziare a girare qualche scena.
Disprezzo5Prokosh, infatuatosi di Emilia, comincia a corteggiarla spudoratamente e, onde evitare contrasti con il produttore, Paul lascia che la cosa accada indifferentemente. Tuttavia, da qui inizia la loro crisi di coppia e Paul si ingelosisce. Contemporaneamente inizia la collaborazione con Fritz Lang, anche lui profondamente in crisi con se stesso, in quanto vorrebbe realizzare un’opera artistica, ma avendo bisogno di denaro, si piega al volere di Prokosch, sempre pronto a tirare fuori il suo libretto degli assegni per fargli cambiare idea, stessa cosa con il nostro protagonista, Paul.
Insomma, Godard ci mostra a chiare lettere che il denaro (il capitalismo), distrugge tutto ciò che incontra, l’arte, la coppia, l’amore, la libertà. Un grande regista come Fritz Lang non è libero di poter realizzare l’Odissea come lui se la immagina.
Piccoli interpreta il suo personaggio con pacatezza, volendo evidenziare la resa dell’uomo di fronte alle esigenze economiche della vita, al punto di “vendere” sua moglie al miglior offerente per cercare di mantenere alto il livello di vita suo e della moglie stessa, lasciandola cadere tra le braccia di Prokosh, interpretato da uno stupendo Jack Palance che si cala perfettamente in un arrogante e sbruffone produttore hollywoodiano.
Oltre all’ottima interpretazione, ci troviamo di fronte al film più stiloso e classico dal punto di vista formale di Godard: lunghe carrellate e piani sequenza, morbidi e riflessivi che esprimono una certa morale, inquadratura proporzionate e bilanciate che, anche se non irrompono fortemente dal punto di vista innovativo, comunque fanno storia; una fotografia impeccabile, con caldi colori che abbracciano l’intero schermo, giallo, rosso, blu, bianco; un montaggio dolce e senza contrasti che segue narrativamente tutta la storia senza improvvisazioni o tagli bruschi, tipici di tutta la filmografia del regista.
Uno dei migliori film di Godard, senza ombra di dubbio.

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