“I fantasmi di Ismael” (FR 2017) di Arnaud Desplechin

Cinema che parla di cinema, di attori, registi e dei loro drammi

(marino demata) Arnaud Desplechin è certamente un dei registi più interessanti del cinema francese di oggi, meritandosi quest’aggettivo attraverso numerose prove positive e soprattutto mai banali. E sicuramente non banale è I fantasmi di Ismael, un film-puzzle che intriga e affascina lo spettatore costringendolo ad organizzarsi mentalmente per seguire i diversi piani narrativi nei quali si articola l’opera, che riserva, nel suo sviluppo, più di un colpo di scena e molte sorprese. Dico subito che questo film, giudicato in po’ severamente dalla critica e qualche volta addirittura massacrato, mi è piaciuto molto, proprio per quelle considerazioni che ho riportato sopra e per altri motivi che emergeranno nel corso di questa esposizione.
Ismael 2Il protagonista è un regista, Ismaël Vuillard, interpretato da una delle muse di Desplechin, Mathieu Amalric, che ha già al suo attivo una mezza dozzina di film col suo regista. La prima sequenza che vede lo spettatore è l’allestimento di un nuovo film di Ismael Vuillard, con alcune scene di esso. Si tratta di una storia di spionaggio, che ha al centro il personaggio di Ivan Dedalus (Louis Garrel, figlio del celeberrimo Philippe). Sapremo poi, tra l’altro, che il film che Ismael sta allestendo è ispirato alle vicende di suo fratello. Il trucco, presto svelato, è però che non stiamo ancora assistendo al film che il titolo prometteva, ma a un film nel film. I due diversi piani narrativi presto sono svelati e lo spettatore capirà che il film nel film e la storia principale si alterneranno frequentemente.
Dunque concentriamoci sulla storia principale: Ismael è un bravo ed ispirato sceneggiatore e regista, che infonde nei suoi film il suo carattere incostante, fatto di improvvisi entusiasmi e di lunghi momenti di rassegnata caduta. Qual è in realtà il problema di fondo di Ismael? È sposato con la bella e affettuosa Carlotta (Marion Cotillard), che però venti anni prima lo ha lasciato, dopo tre anni di matrimonio, per fuggire non si sa dove. A nulla sono valse le ricerche, le investigazioni della polizia e private: svanita nel nulla. La sua scomparsa improvvisa e senza apparenti ragioni ha lasciato distrutto Ismael e il padre della donna, sua unica figlia, Henri Bloom (Laszlo Szabo). Per lunghi anni marito e padre non si sono dati pace per questo terribile evento: i due hanno solidarizzato e sono diventati, nel dolore, quasi inseparabili.
Ma si verificano, a breve distanza l’una dall’altra, due sorprese. La prima è che Ismael, al di là di precedenti avventure occasionali e senza importanza che si è concesso, finalmente è determinato a rifarsi una vita. Incontra quella che reputa sia la donna ideale, scegliendo effettivamente il meglio possibile nell’astrofisica Sylvia (Charlotte Gainsbourg) e iniziando una relazione che finalmente sembra sancire il ritorno alla felicità o almeno alla serenità. La seconda sorpresa è rappresentata dall’improvviso ritorno di Carlotta mentre Sylvia e Ismael sono nella cassa di vacanze sul mare. È chiaro che questo ritorno improvviso, dopo ben 20 anni, scatena tutta una serie di situazioni e di imbarazzate discussioni tra le due donne, ma soprattutto acuisce le ansie e il nervosismo di Ismael, con pesanti ripercussioni anche sul film che sta girando già di per sé con grande fatica.
Ismael 3E, come sempre ci fermiamo qui, dicendo nell’orecchio al lettore che tantissime ancora sono e situazioni e le sorprese che lo attendono sia sul versante della storia principale, sua su quello del film girato da Ismael.
Il merito di Arnaud Desplechin sta, secondo il nostro giudizio, proprio in quello che molti critici gli rimproverano, cioè di essere riuscito a creare un’opera complessa, come complessa sa essere talvolta la vita, mescolando vari generi cinematografici (dramma, spionaggio, romance) in un film che, su qualunque piano narrativo ti conduca di volta in volta, sa essere avvincente, e talmente intrigante e appassionante, che non lasceresti mai nessuna delle due storie narrate e, alla fine, non ti staccheresti dalla poltrona.
Il regista dimostra ancora una volta di saper dirigere gli attori alla perfezione- L’interpretazione nervosa e scattante di Mathieu Amalric rende fin in fondo il personaggio, che scrive di notte per evitare di esser perseguitatodi notte dagli incubi e dai suoi fantasmi: è un personaggio difficile, perché il rischio del grottesco è dietro l’angolo, ma Amalric lo rende totalmente credibile e verosimile nel suo perpetuo parossismo.
Charlotte Gainsbourg è una Silvia pacata e serena, che sa offrire il suo amore e il suo aiuto al disperato Mathieu; mentre Marion Cotillard, in una parte non semplice, dimostra di aver raggiunto una grande maturità artistica (oltre che esibirsi in piedi in un ragguardevole nudo integrale, allorché tenta di riconquistare in qualche modo il proprio marito). Altrettanto positive anche le prove due attori del film di spionaggio inserito nel film principale, Louis Garrel e Alba Rohrwacher.
Se tra i vari piani narrativi, trame e sottotrame volessimo trovare un carattere comune e unificatore, definiremmo questo come il film della mancanza e della privazione. A tutti i personaggi manca qualcosa di importante e di essenziale. Ismael, dopo tanti anni, non sa darsi pace della fuga della moglie, e, una volta ritornata, gli manca una plausibile spiegazione che lei non sa pienamente offrire; al padre di Carlotta manca disperatamente la sua unica figlia e il suo ritorno non riuscirà a sanare la troppo prolungata mancanza. La stessa Carlotta, col suo ritorno, avvenuto, a suo dire, con motivazioni banali (“non sapevo più dove andare”), era andata via venti anni prima alla ricerca di quel qualcos’altro che la vita coniugale non le sapeva evidentemente offrire, ma non riuscirà mai a dare, con i suoi racconti del soggiorno in India e a Lione, spiegazioni veramente plausibili, delle quali probabilmente anche lei stessa è la prima ad essere priva.
Da segnalare, infine, una sequenza molto bella nella quale il regista supera se stesso. Allorchè Ismael, rifugiatosi nella sua casa natale lontano da Parigi, viene raggiunto dal suo produttore che lo implora di ritornare sul set. Ismael descrive in maniera appassionata le scene che mancano per terminare il film e tale visionaria descrizione viene offerta allo spettatore con le immagini che hanno il supporto dell’appassionato commento di Ismael.
Film su un film. Cinema nel cinema. Cinema che parla di se stesso. Ma col linguaggio più appropriato possibile…

2 risposte a "“I fantasmi di Ismael” (FR 2017) di Arnaud Desplechin"

  1. Sono perfettamente d’accordo, come credo traspaia dalla mia recensione. L’ho trovato un film molto intrigante. Il metacinema è un elemento affascinante che il regista utilizza sapientemente. Non a caso,. in una intervista, fa riferimento esplicito a Fellini 8 1/2 come fonte primaria di ispirazione.
    Sentiamoci ancora. Mi piace il vostro Blog al quale credo di essere iscritto.
    Marino Demata

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