“Private life” (Usa 2018) di Tamara Jenkins

Private life for ordinary people!

(marino demata) Dopo le prime sequenze comprendiamo che Private life è un film newyorkese. Con questo termine non intendo un film interamente girato a Manhattan, ma un’opera che vive di una atmosfera del tutto particolare, dove tutti gli interpreti sono persone come noi, con i loro problemi, le loro fisime, le loro ansie.   Automaticamente, col tuo pensiero, collochi questo film a fianco dei film di Woody Allen o di Noah Baumbach, tanto per citare i primi due autori che vengono in mente. C’è qualcosa di particolare e indefinibile, come atmosfera e come sviluppo dei personaggi, che differenzia in maniera notevole un film newyorkese da un film hollywoodiano, dove invece lo sviluppo assume spesso connotati poco realistici, o dove ti rendi conto che tutto può, prima o poi succedere. D’altra parte lo strappo della cinematografia newyorkese rispetto al cinema classico di Hollywood con le sue regole, i suoi lieti fini, i suoi generi rigidi  è stato perpetrato da circa sessanta anni, da quando Cassavetes girava per le strade di Manhattan con la camera in spalla, filmando la vita vera, la vira reale, le case dove abitano realmente le persone e non quelle con i fondali in legno costruite negli studios di Hollywood. Allo stesso modo, cinquanta anni fa, il giovane e indipendente Scorsese girava per le strade di New York Taxi driver.
E in un piccolo appartamento di Manhattan si svolge la private life di una coppia di mezz’età: lui 47 anni e lei 41. Parliamo di Rachel Biegler (Kathryn Hahn) e di Richard Grimes (Paul Giamatti). Una coppia ben assortita e affiatata, con due grossi cani, entrambi impegnati nella propria attività lavorativa a tal punto da potersi dedicare solo l’uno a l’altra al termine della giornata, e senza pensare ad altro. Un po’ tardivamente Rachel e Richard cominciano a pensare che forse sia giunto il momento di fare un figlio per completare la famiglia e per regalarsi una gioia e una occupazione in più. A nessuno dei due è mai passato per la testa che forse già da qualche anno si poteva cominciare a coltivare questo pensiero, che pian piano diventerà un sogno. E quando i primi tentativi concreti di dare realtà al loro sogno cominciano a fallire, improvvisamente la vita comincia a diventare piena di ansie e di rimorsi per il tempo perduto.
Pertanto, la prima metà del film trascorre tra vari studi medici, analisi, visite specialistiche per individuare innanzitutto la causa di tale problema. Le visite, spesso costosissime, obbligano Richard a chiedere un prestito al fratello Charlie, tra le proteste della moglie di quest’ultimo.
Tramontate tutte le speranze di una soluzione naturale del problema, ed esperiti altri tentativi inutilmente, sembra ai due coniugi che resti solo la soluzione della donazione degli ovociti. Richard non aveva mai scartato questa opzione, e Rachel la vede invece come ultima spiaggia, alla quale approda per la assoluta mancanza di ogni altro possibile approdo, non volendo per il momento considerare la possibilità dell’adozione. Si apre, a questo punto,  la fase della ricerca spasmodica di una possibile donatrice: le pagine di internet sono come dei portali di case da affittare per trascorrere le vacanze (Rachel dirà a questo proposito che le sembra di fare una ricerca su “e-bay for Ova”): si susseguono fotografie e descrizioni. Rachel e Richard si sobbarcano a qualche migliaio di chilometri in auto per raggiungere il luogo dell’appuntamento con una possibile donatrice, ma all’appuntamento non verrà nessuno. La spiegazione psicologica che sarà loro fornita dalla ennesima dottoressa è che ci sono tante giovani ragazze che cercano temporanei legami affettivi, che improvvisamente evaporano quando le cose diventano troppo serie.
Una svolta alla vita dei due coniugi (e, conseguentemente, al film) viene data dal ritorno dalla vita universitaria di Sadie (Kayli Carter), una nipote acquisita di Richard, perché figlia del primo matrimonio di suo fratello, E’ una ragazza di 25 anni piena di spirito e di riconoscenza verso Richard e Rachel, che da sempre hanno rivestito per lei il ruolo di genitori “di riserva”, molto spesso più apprezzati e amati dei genitori naturali. Sadie sembra la persona perfetta per la donazione. E a questo punto si apre un nuovo capitolo del film, tra dissapori con i genitori naturali, avventure e colpi di scena per il carattere estroso di Sadie, e comseguente crescita dei rammarichi e dei rimpianti di Rachel e Richard.
La regista, Tamara Jenkins, alla sua terza prova dopo L’altra faccia di Beverly Hills e Savage ha il merito di mostrarci la vita privata e personale di due persone comuni, come si diceva prima: due abitanti qualsiasi di Manhattan, dove li puoi incontrare lì ogni giorno. E i due protagonisti non sono la metafora o l’emblema di chissà quali complicati significati nascosti. Il film non ha nessun significato occulto e nessuna morale da offrire. È la storia di due comuni mortali alle prese con un problema comune a tante coppie. Essi non rappresentano un genere, ma rappresentano solo se stessi. Semmai su può affermare sicuramente che il film è lo svolgimento di un dramma vissuto male dalla coppia. Eppure, il garbo col quale la regista ce lo presenta, il tutto condito con lo spirito tipico newyorkese, ne fanno un’opera estremamente gradevole e non stancante, malgrado essa sia monotematica e forse esageratamente lunga (ben oltre le due ore).
Il film è stato presentato in prima visione al Sundance film festival del 2018, ottenendo un ottimo successo di pubblico e critica e vincendo poi premi in molti festival. I due attori sono veramente in stato di grazie: la Kathryn Hahn proviene dalla commedia brillante e qui , in un ruolo più drammatico, mostra corde insperate. Di Paul Giamatti c’è poco da aggiungere rispetto alle precedenti brillanti interpretazioni alle quali ci ha abituati. Ha il pregio di essere non solo un bravissimo attore, ma anche una persona capace di ispirare simpatia qualunue sia il ruolo nel quale è impiegato. E tale appariva anche nel film recentemente recensito Confidence, dove il ruolo era quello di membro di una banda di gangster!

Photos courtesy of imdb.com .

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