“Tre donne” (Usa 1977) di Robert Altman

Il capolavoro di Altman sul tema dell’identità

(marino demata) Tra i tanti film “oscuri” girati da Altman, Tre donne merita sicuramente un posto a sé stante: stiamo parlando infatti di uno dei grandi capolavori del regista. Sottoposto per il suo aspetto criptico a molte interpretazioni, si può, senza tema di smentita, affermare che è un’opera che tratta del problema dell’identità, che il regista non considera come un qualcosa di fisso e immutabile, ma come un concetto legato piuttosto alla fluidità, alla mutevolezza del carattere di ciascuno alla prova della compagnia di altre persone.
Nello scenario silente del deserto della California, che appare molto simile a quello del Texas o dell’Ariziona, si aggira Pinky (Sissy Spacek), da poco arrivata proprio dal Texas, alla ricerca id un lavoro. Lo trova in una struttura di riabilitazione per anziani, dove dovrà, di volta in volta, accompagnare qualcuno in piscina, tenerlo lì per 10 minuti, facendo in modo che non si faccia male, per poi riportarlo al suo posto, dove riposerà fino al prossimo bagno. Nella struttura Pinky viene affidata, per l’apprendistato, ad un’altra ragazza, Millie (Shelley Duval). Scatta immediatamente la simpatia tra le due ragazze, che cresce, assieme alla reciproca curiosità, quando Millie mette un avviso in bacheca: “cercasi compagna di stanza”.  Pinky non aspettava altro, essendo appena arrivata in California e non sapendo dove soggiornare.
La terza donna del titolo è Willie (Janice  Rule), la più enigmatica delle tre. È incinta, non parla quasi mai, e passa la giornata a dipingere dei murales ovunque, anche all’interno della piscina: si tratta di figure strane e inquietanti, di personaggi deformati o con gli organi slargati. Assieme al marito, Edgar, gestisce la struttura recettiva e un locale dove si può mangiare e bere.
Millie e Pinky appaiono inizialmente come due personaggi opposti. Pinky è taciturna e timida, mentre Millie parla continuamente di argomenti inessenziali. Parla anche a voce alta sperando di attirare l’attenzione degli altri clienti della struttura, o dei ragazzi impegnati a correre sulle moto o ad imparare a sparare. Il problema di Millie è che non riesce affatto ad attirare l’attenzione e le persone vicine sembrano non solo disinteressate, ma addirittura infastidite dalla sua presenza. Dice a Pinky che potrebbe accomodarsi qualche volta a dormire su una brandina nel soggiorno, nel caso che qualche ragazzo volesse trascorrere la notte con lei. La qual cosa non accadrà mai, per tutta la durata del film.  Purtroppo non si rende conto che nessuno la nota e anzi viene presa in giro.
È più difficile, invece, trovare la reale identità della timida Pinky. In realtà notiamo che gradatamente ruba il diario di Millie,  che legge senza aver ricevuto alcun permesso, poi indossa i suoi vestiti, e parla come lei.
Il momento clou del film, al quale noi ci fermiamo è quando Millie prepara la cena per un gruppo di amici che finalmente hanno accettato il suo invito, e poi uno di questi, incontrando Pinky comunica che non verranno alla cena. Immaginarsi la delusione di Millie, schiumante di rabbia, quando Pinky le fa questa comunicazione. Quest’ultima viene ingiustamente accusata di aver fatto fuggire gli invitati o di non essere stata capace di trattenerli. Durante quella notte succede di tutto e per il pubblico sono riservate molte sorprese. La più grande delle quali, dopo una lunga serie di vicende, sarà il rovesciamento delle identità delle due ragazze.

E  la taciturna Willie? Avrà un ruolo importante nella famosa notte che definiamo del rovesciamento delle identità. Willie non parla ma sembra che sappia tutto, e comunque molto più degli altri, compreso le bravate del marito Edgar, sempre dietro a qualche sottana. E’ talmente misterioso il personaggio di Willie e talmente consapevole di quello che succede davanti ai suoi occhi, che una delle interpretazioni del film, offerta da qualche critico americano, è che tutta la storia sarebbe nient’altro che un sogno di Willie.
In  realtà proprio Altman, forse per far cessare gli indovinelli sul carattere del film, che distraggono lo spettatore dall’essenziale della storia (o delle storie) narrate, afferma in un’intervista che Tre donne non è altro che la trasposizione cinematografica di un suo proprio sogno. Non sappiamo se Altaman abbia detto in questo caso la verità, o abbia voluto stroncare oscure illazioni. Un fatto è certo: Altman ha voluto fare un film, a tratti indecifrabile, sulla mutevolezza dell’identità degli esseri umani. Le tre donne del film, infatti, mutano la loro identità, scambiandosela, almeno per tre volte nel corso del film.
Tra le possibili fonti di ispirazione, lo stesso Altman cita Persona di Ingmar Bergman, per la analogia con l’appropriazione della altrui identità dei personaggi. Un fatto è certo, Tre donne è un film che ti fa pensare a lungo dopo averlo visto, e ti fa venire la voglia di rivederlo, nel caso tu possa decifrare alcuni dei misteri che il film porta con sé. Altman, oltre che affermare che il film è un suo sogno messo in pellicola, non ha mai voluto dichiarare altro, se non che il film va vissuto e sentito come un quadro, ma non necessariamente compreso nei dettagli.
Noi pensiamo che sbaglia chi volesse mettersi di fronte al film, vederlo e rivederlo, al fine di dare una risposta a tutti i perché che suscita. Il regista ha  lasciato allo spettatore il compito di completare la sua stessa opera, dando il proprio senso compiuto ai misteri di cui è pieno il film. E, come succede anche in altre sue opere, emergono qui le caratteristiche fondamentali del regista: l’innovazione, la peculiarità, la non convenzionalità e l’enigmaticità. In ogni scena del film sembra che stia per accadere qualcosa di sinistro (e la musica asseconda questa impressione). Ma, proprio come in uno dei nostri sogni, magari non succede nulla di veramente raccapricciante, ma semplicemente suscita la nostra meraviglia il fatto che le persone che noi conosciamo  assumono nel sogno ruoli diversi, fanno cose insolite, in una parola, da un momento all’altro, diventano irriconoscibili.