“Good time” (Usa 2017) di Benny e Josh Safdie*

Ansia e panico trasmessi al pubblico

(marino demata) Non lasciatevi ingannare! Il titolo di questo film, Good time, non rispecchia assolutamente quello che accade in circa due ore. Si tratta di un titolo palesemente ironico per una narrazione relativa a due fratelli, Connie, interpretato da Robert Pattison  e Nick, interpretato da Benny Safdie, che è anche il co-regista del film assieme al suo fratello reale Josh Safdie. All’inizio troviamo il robusto Nick alle prese con uno strano psichiatra che lo induce a giochi psicologici, dai quali si evince il suo stato mentale decisamente dissestato. La calma della scena, una vera rarità per tutto il  prosieguo del film, dove calma ce n’è veramente pochissima, viene interrotta dall’irruzione del fratello di Nick, Conny, che, violentemente, si riprende suo fratello portandolo fuori con la forza. Ma non per riportarlo a casa e per farlo stare un po’ tranquillo, ma per fargli fare da aiuto per una rapina in banca programmata per il primo pomeriggio. E qui  i fratelli registi Safdie costruiscono una sequenza che è un riconoscibilissimo omaggio a Dog day afthenoon/quel pomeriggio di un giorno da cani, tanto che ti aspetti di vedere spuntare da un momento all’altro Al Pacino!
La rapina dei due uomini mascherati riesce abbastanza bene, ma questa sarà l’unica cosa a finire per il verso giusto: la fortuna comincia a non girare più a favore dei due fratelli. Per uno strano gioco del destino, una parte dei soldi viene irrimediabilmente macchiata da un colorante accidentalmente cascato sulla borsa milionaria e per giunta la polizia è in agguato. Assistiamo ad uno dei tanti inseguimenti disseminati nell’arco del film, che si conclude in maniera nefanda, cioè con l’arresto di Nick, più malandato che mai, dopo essersi schiantato su una lastra di vetro in frantumi e spedito in prigione e poi in un ospedale sotto sorveglianza.
A questo punto del film (e siamo solo nel primo quarto d’ora), il pubblico assiste ad una decisa virata. Lo scopo fondamentale di Connie diventa quello di portare via Nick dall’ospedale dove è ricoverato sotto scorta. Ci prova con i mezzi legali (strano, ma vero), e cioè pagando la cauzione. Ma i soldi sporcati dalla vernice, e quindi inservibili  sono troppi e quello buoni sono insufficienti. A questo punto Conny ricorre alla sua ragazza (Jennifer Jason Leigh) chiedendogli un prestito e in pratica di adoperare la sua carta di credito. Ma la cifra è ingente e la carta è stata bloccata dalla madre, che la conosce fin troppo bene.
Preso dalla disperazione e dalla preoccupazione per il fratello, Conny piomba in ospedale, per tentare di portarlo via. Lo spettatore sa che questo è impossibile e la realizzazione nel film di tale scellerato piano andrebbe contro ogni parvenza di verosimiglianza. E infatti apparentemente sembra fin troppo facile portare via su una sedia a rotelle il fratello, come in effetti sembra fare Connie, attraversare vari corridoi e portarlo su un’ambulanza che trasporta altri degenti malandati. Troppo facile e inverosimile. E infatti, e qui c’è il momento umoristico/paradossale del film, Connie non ha portato via il fratello, scortatissimo dai gendarmi, ma un altro malato, anch’egli, per la verità, in odore di prigione.

Si crea così, per tutto il prosieguo del film e della notte maledetta alla quale stiamo assistendo, una nuova strana e involontaria coppia, formata da Connie e da un tale con un volto sfigurato da far paura. La nuova coppia trascorrerà il resto della notte in una girandola di emozioni e di fughe a non finire.
Proprio come per il successivo film, già qui recensito, Uncut gems, questo Good time, che lo precede di poco più di un anno, ha un ritmo forsennato e decisamente godibile. È una coppia di film che ci hanno fatto scoprire questi due straordinari fratelli registi, oggi quarantenni, che dimostrano di aver stoffa da vendere e di essere capaci, se capiranno che occorre, tra gli ingredienti, inserire maggiore ironia, di andare verso autentici capolavori. Per ora gli inizi sono veramente promettenti e più che buoni.
Tra le altre doti, spicca la capacità di saper far lavorare bene gli attori, compresa Jennifer Jason Leigh che, in una parte molto breve, riesce ad illuminare lo schermo con un piccolo, ma sostanzioso, saggio di recitazione. Ma la vera rivelazione del film è il protagonista principale, Robert Pattinson, in una interpretazione veramente strepitosa, che fa ormai dimenticare le incertezze della saga Twilight e quelle di Cosmopolis di Cronenberg, e qui piuttosto si riallaccia alla bella performance del film australiano, inedito in Italia, The rover. Con questo film dimostra di esser vero grande attore, in una parte non semplice, con una recitazione scattante ma non forzatamente artefatta.
Del gran ritmo del film abbiamo detto. Ma va dato merito ad  altri due tasselli costanti dei fratelli registi, l’autore della fotografia Sean Price Williams, che abbonda in intensi primi piani, che accentuano la drammaticità di alcune sequenze, e la musica nervosa e martellante di Daniel Lopatin, che qui fa le prove generali d’orchestra di quanto farà vedere e sentire in Uncut gems. Sono due aiuti validissimi che hanno contribuito a portare i due fratelli registi Safdie in rampa di lancio.

* Film di Josh e Benny Safdie già recensiti su questo Blog:
Uncut gems (2019): https://wp.me/p3zdK0-4eP

Il parere di Donatella Gottardi:
Un film de 2017 che pare cucito per Robert Pattinson, ancora ingessato nei panni del vampiro. Dopo Good time si comprende la bravura di Pattinson, denudatosi dai panni del vampiro grazie anche alla geniale e folle alchimia creata dai fratelli Safdie, Josh e Benny. Benny, che fra il resto impersona Nick, finito in prigione e fratello di Connie/Pattinson che tenta tutto per farlo uscire.  Un racconto che rappresenta quasi un volo pindarico, il volo angosciante di un Icaro che si avvicina troppo al sole. Una gara contro il tempo, quel tempo stesso che sta sbriciolandosi per Connie per far uscire dal carcere Nick. “Il posto in cui siamo può  essere interessante se ti lasci andare. Ti divertirai“. Qualcuno l’ha definita una regia sfrontata. Ma sicuramente non banale. Rivelazione al Festival di Cannes 2017.

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