“The host” (Korea 2006) di Bong Joon Ho – Trailer e recensione

Tutto nasce da un laboratorio. Anche qui?

The host  (marino demata)
Il prologo
Per chi ha un minimo di sensibilità verso l’ambiente, la prima scena di The host di Bong Joon Ho ha qualcosa di terribilmente raccapricciante. Siamo a Seul nel  laboratorio scientifico di una base militare USA e lì uno scienziato americano, dopo essersi lamentato della polvere che si trova attorno alle centinaia di
 bottiglie di formalina (o formaldeide,  per essere precisi), ordina al suo assistente coreano di svuotarle tutte nel lavandino. Di fronte alle obiezioni dell’assistente (“ma sono sostanze chimiche tossiche, e finiranno nel fiume Han”), risponde “E’ vero, ma il fiume Han è molto ampio e noi cerchiamo di avere ampie vedute su questo. In ogni caso  è un ordine!”
Lasciato il laboratorio, vengono inquadrati due pescatori all’interno del fiume Han, che scorgono qualcosa di strano nell’acqua. Uno dei due prende in un bicchierino uno strano animale: “sembra un pesce mutante vivo”. Un suicida, quindi, sospeso su un ponte vede, a fior d’acqua, un animale mostruoso e augura agli astanti “buona vita”. E si butta giù nel fiume Han.
Questo triplice prologo del film lascia lo spettatore interdetto e sconcertato. Ma anche incuriosito. Dove andrà a parare questa storia? Cosa ci riserverà il prosieguo del film?

Il mostro
La creatura mutate cresce in modo veramente allarmante e un giorno, affamato, esce dall’acqua e comincia a mangiare chiunque si trovi in prossimità della riva. Altri cittadini vengono semplicemente catturati con i suoi tentacoli, e messi, come in dispensa, per i futuri pasti, negli anfratti delle caverne di cemento, che fanno da base alle banchine lungo il fiume.
Sempre lungo il fiume c’è un chiosco dove la famiglia Park gestisce uno snack: il mostro arriva anche lì e porta via la giovane Hyun-Seo, mentre stava guardando alla TV la sorella impegnata in una gara internazionale di tiro all’arco,-
Bong non si preoccupa di seguire le regole dei film horror, in base alle quali l’essere mostruoso dovrebbe apparire nella sua interezza agli spettatori alla fine del film. Invece il regista  ce lo mostra nella sua interezza e mostruosa bruttezza proprio all’inizio della carneficina di cui sarò autore,
Il governo cittadino organizzerà ricoveri nelle scuole per le famiglie che vivono vicino al fiume e per quelle che hanno vittime. La figlia dei Park viene considerata già morta e viene pianta da padre, nonno e dalla sorella. In realtà non è così: una richiesta disperata di soccorso attraverso il cellulare fa capire che la ragazza è ancora viva.
Il mostro è realizzato con e tecniche più moderne e sofisticate di anmazione, che lo pongono necessariamente su un gradino più alto, quanto a perfezione, rispetto ai suo fratelli maggiori di qualche decennio fa.

La pandemia
Chi l’avrebbe detto? C’è anche la pandemia. Il termine ci evoca qualcosa di familiare, dopo tutto! Le autorità, infatti, di cui Bong si prende spesso gioco, ritengono di avere sufficienti prove che il contatto col mostro provochi lo svilupparsi di un virus infettivo e propendono dunque per il ricovero e l’isolamento di chi è stato vittima di questo contatto. Tra questi c’è anche Park, il padre della ragazza, che più che farsi ricoverare, vorrebbe correre al fiume alla ricerca della propria figlia.
Un’ondata di paranoia simile a quella che noi abbiamo appena vissuto, sembra impadronirsi della popolazione. Chi si limita anche ad emettere solo un colpo di tosse, viene sospettato di esser infetto dal terribile virus, che provoca una strana forma di influenza. Il resto lo fa la TV, diffondendo comunicati, che non aiutano la popolazione  a comprendere realmente come stanno le cose, da dove è venuto fuori il mostro e cosa in realtà si debba fare per migliorare la situazione. Tutto diventa dunque caotico, e Bong diverte e si diverte a mettere alla berlina tutti; la TV e i giornali, gli ospedali, le autorità. In questo caos alla fine tutti riescono a fare quello che vogliono o che sentono di dover fare per salvare se stessi e i propri cari.

L’ironia e il sarcasmo di Bong
Ci siamo soffermati su quella iniziale sottolineatura ecologica del laboratorio, che è una delle chiavi di lettura di questo bel film, che poi , come abbiamo visto, si muove su vari tasti, che ne fanno un’opera capace di toccare vari generi, e che ci conferma la grande duttilità del regista di fronte alle regole dei generi cinematografici. Anche qui infatti Bong si sposta con disinvoltura, nello stesso film, da un genere  all’altro. Lo spettatore, indignato dall’incipit del film, avrà avuto  modo di rifarsi con scene dal sapore decisamente comico o grottesco e con momenti decisamente drammatici e con momenti che varcano la soglia dell’horror. L’ironia di Bong nel mostrare e caos e l’inefficienza delle autorità coreane, distolgono il pubblico dal soffermarsi troppo su lato tragico della situazione. E quest’ultimo è comunque anch’esso condito di grottesco. Pensiamo alle scene in cui il mostro vomitai teschi delle vittime, che gli provocano evidentemente mal di stomaco!
Come farà successivamente in Parasite, Bong ha la straordinaria capacità di trovare sempre, nelle situazioni più drammatiche, un aspetto fortemente comico-grottesco, e trovare insomma sempre un ospite imprevisto che vive da parassita nel bunker di una villa. Questi ingredienti fanno indubbiamente di The host un film gradevolissimo e un horror di ottimo livello. Si richiama a una serie di film della fine degli anni ’70 come Frogs, Prophecy e soprattutto Piranha, che, nel lontano 1978, con la regia di Joe Dante, aveva impressionato, ma anche divertito il pubblico con una buona dose di ironia, facendo uno sberleffo a Lo squalo di Spielberg. Se le cose stanno così, come non essere d’accordo con quel critico americano che ha affermato che The host è il miglior film horror dai tempi di Alien in poi?

Film di Bong Jooh Ho recensiti su questo magazine Rive Gauche-Filmecrutica :
Snowpiercer (2013): https://wp.me/p3zdK0-15o
Okja (2017): https://wp.me/p3zdK0-46M
Parasite (2019); https://wp.me/p3zdK0-49u