“Shivers” (Can. 1975) di David Cronenberg – Trailer e recensione

La “cosa” che crea scompigli sull’isola

(marino demata) Shivers si svolge su una zona residenziale posta su un’isola fluviale vicino a Montreal, una delle città più belle e famose del Canada. L’isola, della quale Cronenberg cambia il nome, ha al suo interno una struttura panoramica ove è possibile soggiornare in confortevoli appartamenti durante periodi più o meno lunghi. Un impiegato molto cortese conduce ciascun visitatore o aspirante ospite della struttura a constatare la bellezza e il confort del luogo. Ma mentre l’impiegato è impegnato in questo compito essenziale, Cronenberg ci conduce proprio due piani più sopra e ci fa assistere ad una scena già raccapricciante: un barbuto professore si accanisce sul corpo di una teenager con una sorta di bisturi (o tagliere), per estrarre qualcosa dal suo corpo. Lo spettatore verrà poi a sapere che è proprio quel dottore la causa di tutto quello che succederà sull’isola e in particolare sul resort abitato da persone che vorrebbero trascorrere un periodo di relax.
In realtà il folle professore, forte della teoria che ormai l’essere umano ha perso ogni forma di naturalità e che la ragione ha ucciso gli aspetti più autenticamente istintuali dell’uomo, è riuscito a creare un virus che riconsegna l’uomo alla gioia della sua piena naturalità, soprattutto sul piano sessuale, eliminando tabù e inibizioni. Purtroppo, come spesso succede in questi casi, il controllo sulla nuova “cosa” creata, sfugge di mano e ritorna puntualmente la vecchia morale dell’apprendista stregone. In che modo? Il dottore ha sperimentato il suo virus (o germe) sulla ragazza quattordicenne, senza rendersi conto che il virus può essere facilmente oggetto di contagio attraverso qualsiasi tipo di contatto, orale , tattile, attraverso il rubinetto di una vasca da bagno, ecc. E poiché la giovanissima cavia ama trascorrere molte serate con partner diversi, ecco che ben presto il contagio si diffonde in maniera esponenziale. Tra l’altro la “cosa” che determina il contagio è abbastanza repellente: una sorta di piccolo oggetto rosso lungo non più di 7 o 8 centimetri, che si insinua nel corpo della persona contagiata creando delle strane protuberanze. In realtà il dottore-inventore stava appunto cercando di rimuovere dal corpo della ragazza uno di questi esseri orrendi.

Ma è troppo tardi: il contagio si diffonde rapidamente in tutto l’isolato creando situazioni imbarazzanti e strane: una ragazza sente bussare alla porta del suo appartamento e, aprendo la porta, vede uno degli ospiti del complesso residenziale col volto assatanato e gli occhi sgranati. “ha bisogno di qualcosa?”, chiede la ragazza con cortesia. E l’uomo, lanciandosi verso la preda ansimando dice: “si, ho bisogno di te”.
Quel posto, dunque vero modello di architettura avveniristica, costruito per far soggiornare i clienti in pace e in sicurezza, si trasforma in una sorta di prigione, dove i corridoi sono luoghi infernali che danno accesso ai singoli appartamenti, trasformati in luoghi decisamente insicuri e teatro di mille nefandezze.
Il regista non vuole soltanto spaventare o manovrare ad effetto il terrore per far salire la tensione e la suspense nello spettatore. Al contrario, le scene più truci e repellenti sono accompagnate da un aspetto umoristico, che serve proprio per alleggerire la tensione. Come quando ci si accorge che tra i contagiati c’è anche una coppia rispettosa di anziani signori. L’aspetto umoristico del film si scatenerà soprattutto nella seconda parte, allorché il contagio di è sufficientemente diffuso, da trasformare il complesso abitativo in un gigantesco caos.
Un altro aspetto da rimarcare è dato dal fatto che l’orrore e il terrore non sono mai in primo piano, ma sempre un passo più avanti rispetto alla camera, che non inquadra mai gli spettacoli più raccapriccianti. Sicché l’orrore e il terrore sono intuiti o descritti, più che visti. Ad esempio, una donna, con un bicchiere di vino rosso (metafore del sangue), si stende nella vasca da bagno, e la “cosa” solleverà il tappo e si dirigerà verso il suo corpo divaricato. Questo è un esempio di scena intuita, ma non visibile nei dettagli.
In questo film giovanile del regista di Toronto, poco più che trentenne, emergono già alcuni aspetti costanti della sua filmografia.  Ci riferiamo innanzitutto al rapporto fra sesso e violenza. Sembra che, in questo film, Cronenberg faccia le prove generali per film successivi, che ruoteranno appunto sul  rapporto tra l’orrore e la violenza da un lato e la sessualità dall’altro lato. Un tema che il regista riprenderà ad esempio in Videodrome, ma anche in Existenz.

Tra gli interpreti: Barbara Steele
Una curiosità per tutti i cinefili: la donna della vasca da bagno che sarà sessualmente assalita dalla “cosa”, è Barbara Steele:  un piacevole incontro per  chi ha frequentato l’horror italiano e non solo. Fra i titoli della brava attrice inglese, dal volto angoloso decisamente interessante, e dallo sguardo molto penetrante, ricordiamo Danza macabra, Gli amanti dell’oltretomba, Lo spettro, La maschera del demonio. Ma, a parte i titoli più o meno ad effetto, ricordiamo che ha lavorato con importanti registi come Mario Bava, Roger Corman, Federico Fellini (in 8 ½), Luciano Salce, Pasquale Festa Campanile, Gianni Puccini, George Lautner e molti altri.

Il parere di Donatella Gottardi:
Mutazioni, sessualità che uccide, forse il primo “splatter”.  Da Apocalisse quel finale nella piscina in un film attuale con riferimenti a Viagra, contagi, AIDS, film grezzo ma colmo di fascino anche con sequenze esageratamente forti. La mano del regista,  pur  al suo primo lungometraggio, si sente. Un  delirio di carne, sesso e sangue.

Film di David Cronenberg su Rive Gauche – Film e Critica
Shivers (1975): https://wp.me/p3zdK0-4hD
Videodrome (1983): https://wp.me/p3zdK0-49b
La zona morta (1983): https://wp.me/p3zdK0-3AX
Il pasto nudo (1991): https://wp.me/p3zdK0-46w
EXistenZ (1999): https://wp.me/p3zdK0-14U
Spider (2002): https://wp.me/p3zdK0-14U
Cosmopolis (2012): https://wp.me/p3zdK0-Fm