“High flying bird” (Usa 2019) di Steven Soderbergh

Nel mondo del basket NBA

(marino demata)  Con questo film Steven Soderbergh ci conduce nel mondo dello sport americano del basket NBA e ci porta in una situazione di vera e propria full immersion in quel mondo. Naturalmente il primo problema è stato quello di immergersi in un’acqua nella quale noi europei, lontani e nemmeno tanto appassionati di NBA, non sappiamo nuotare molto bene. Diciamo la verità: è difficile l’approccio ad un film che ti presenta tematiche relative ad un mondo a te completamente sconosciuto. Ma questa difficoltà di nuoto aumenta i meriti del regista, che riesce, malgrado l’ostilità della materia, a farci appassionare anche a questo film, come, del resto, a quasi tutti i film da lui girati.
Così come abbiamo incontro la prima difficoltà a comprendere che la prima scena, con una serrata discussione tra un giovano giocatore e il suo agente Ray Burke (Andrè Holland) avveniva all’interno di un periodo di sosta dell’attività sportiva, che si chiama lockout, cioè blocco di ogni attività, per i contrasti di interesse tra i proprietari delle squadre e i rappresentanti dei giocatori. Esso  viene deciso per le più svariate circostanze che hanno in comune le conseguenze: lo stop al lavoro in ogni settore, da quello specificatamente sportivo (non si fanno più partite per tutto il lockout), a tutti gli altri settori legati alle singole squadre, all’attività commerciale e di merchandising. Questo significa anche che nessuno viene pagato durante tale nefasto periodo, e i portafogli cominciano a sgonfiarsi. Una prova? Subito dopo il colloquio iniziale a cu si accennava, l’agente Ray Burke si vede comunicare dal cameriere del ristorante, ove si era tenuto il colloquio col giocatore, che la sua carta di credito era stata rifiutata!
Indubbiamente i meriti di Soderborgh di aver concepito un film così appassionante su una materia per molti di noi ostica sono da condividere con la brillante sceneggiatura del film, molto ricca di battute, di colloqui al vetriolo tra i vari comparti del mondo NBA, di una logica serrata e coinvolgente. Opera di Tarell Alvin McCraney, Oscar nel 2017 per la migliore sceneggiatura con Moonlight ed ora convinto da Soderberg a lavorare per lui, appena alla sua seconda sceneggiatura. Una scelta felice perchè si tratta di una sceneggiatura nitida, fondata sul dialogo, a volte aspro, a volte brillante e spiritoso, superando i luoghi comuni che il cinema non possa basarsi eccessivamente sulla conversazione.


https://www.netflix.com/it/title/80991400

Da parte sua Soderbergh riesce ancor auna volta, dopo l’esperienza felice di Unsane, a girare questo bel film con l’iPhonee, migliorando ulteriormente i già notevoli passi avanti fatti. In realtà le immagini di Unsane, imprigionate nell’iPhone, erano ben coerenti a dettagliare un mondo chiuso come una prigione e ai limiti della follia. Qui invece, anche dal punto di vista dei miglioramenti tecnici, le immagini assumono ben altra ampiezza e corposità, e  sono comunque ben coerenti col mondo fatto di stanze dei bottoni e non, di luoghi ove si parla di affari e di reciproche convenienze o irrimediabili rotture.
Una curiosità: Soderbergh è sempre stato appassionato delle lenti colorate da inserire a sull’obiettivo, scegliendo, di volta in volta, il colore dominante. C’è caso clamoroso, agli inizi della sua carriera: per il film Underneath (Torbide ossessioni) Soderbergh ha scelto come colorazione preferita il verde, abbondando, forse fin troppo con questa variazione cromatica, che a volte finiva col divenire del tutto monocromatica.  In High flying bird, invece, Soderbergh, colpito dal colore azzurro scuro dei metallici grattacieli dell’area degli affari a New York, dà la preferenza a questo colore. Lo spettatore si renderà conto come, anche negli interni, il blue sia il colore predominante. Personalmente lo apprezzo molto trattandosi del mio colore preferito…

Il parere di Donatella Gottardi:
Un lungometraggio sullo sport come show business, le cui riprese, effettuate interamente con un iPhone, sottolineano talvolta la crudezza di alcune scene. «Lo sport  più sexy, il gioco che giochiamo meglio» . Una sfida per incominciare un nuovo sistema. Girato quasi sempre in interni, nulla è come sembra. Ma il dio denaro infanga ovunque.  «Non lasciarti fregare, siamo dei sovvertitori».

I film di Steven Soderbergh recensiti su Rive Gauche – Film e critica:
Sesso, bugie e videotape (1989): https://wp.me/p3zdK0-22l
Piccolo, grande Aaron (1993) https://wp.me/p3zdK0-4gq
Torbide ossessioni (1995): https://wp.me/p3zdK0-4a7
Contagion (2011): https://wp.me/p3zdK0-42q
Magic Mike (2012): https://wp.me/p3zdK0-4dy
Effetti collaterali (2013): https://wp.me/p3zdK0-45i
La truffa dei Logan (2017): https://wp.me/p3zdK0-47r
Unsane (2018): https://wp.me/p3zdK0-467
High flying bird (2019): https://wp.me/p3zdK0-4i1
Panama papers (2019): https://wp.me/p3zdK0-41N