“Che fine ha fatto Bernadette?” (Usa 2019) di Richard Linklater

Crollo di un mito: Linklater

(marino demata) Richard Linklater è un regista che abbiamo sempre stimato per molte ragioni. Innanzitutto, perché è nato ed è rimasto un regista indipendente; è sempre andato avanti per la sua strada, cosparsa di momenti molto innovativi, magari non sempre nelle storie raccontate, ma soprattutto nelle modalità della sua scrittura cinematografica. Una delle sue opere più importanti è la trilogia costituita dai titoli: Prima dell’alba, Prima del tramonto e Prima di mezzanotte. I film sono girati a 9 anni l’uno dall’altro (1995, 2004, 2013, cioè un progetto che dura 18 anni!)): la loro caratteristica è che i tempi cinematografici corrispondono esattamente ai tempi reali. È la storia di due 25enni, lui, Jesse (Ethan Hawke), americano, e lei Celine (Julie Delpy), che nel 1995 si conoscono su un treno per Vienna, trascorrono la notte insieme parlando delle loro vite e dei loro gusti in tutti i campi, per poi lasciarsi con la reciproca promessa di rivedersi sei mesi dopo alla stazione di Vienna sullo stesso binario. I due si rivedranno invece nove anni dopo, esattamente nel film del 2004 Prima del tramonto, in occasione della presentazione di un proprio libro da parte di Jesse in un bookstore di Parigi. Il libro parla naturalmente di quello starno incontro. I due si rincontreranno ancora nove anni più tardi, nel 2013, come narrato nel terzo film, Prima di mezzanotte. Questa caratteristica relativa al parallelismo tra tempo cinematografico e tempo reale viene in qualche modo conservata anche in un altro film di Linklater, Boyhood, che il regista ha iniziato a girare nel 2002, per parlarci della crescita di un bambino (Ellar Coltrane) e dei suoi genitori, che non corso degli anni si separeranno (Ethan Hawke e Patricia Arquette). Ogni anno, fino al 2014, quando il film è stato completato, il regista ha preteso che per un periodo di tempo di qualche settimana (o qualche giorno in qualche caso) l’intero cast si rivedesse per girare alcune scene. E’ chiaro che in questo modo lo spettatore ha potuto assistere non solo al divenire più maturi i due protagonisti, ma soprattutto ha potuto notare i mutamenti nel bambino, seguendo i suo sviluppo dall’età di due anni fino a 14.
Si potrebbe parlare della particolarità e dell’indipendenza anche di altri suoi film. Ma, per passare al suo ultimo lavoro, Che fine ha fatto Bernadette? Sembra che purtroppo il regista abbia completamente smarrito la via dell’innovazione e soprattutto della freschezza narrativa che hanno reso le quattro opere che abbiamo citato uniche nel loro genere e ricche di una originalità senza pari, grazie soprattutto all’equazione cinema = vita, realizzata con la coincidenza dei tempi cinematografici con quelli reali.
Linklater ha per le mani un best seller, il libro più venduto in America lo scorso anno, opera della scrittrice Maria Sample e dallo stesso titolo che verrà dato al film. Il libro ha una protagonista assoluta, la figlia di una bravissima architetta che ha smarrito la sua vena creativa, e che non sa darsi pace per la sua fuga dalla realtà che la circonda. Ebbene, la prima operazione sbagliata di Linklater è quella di rovesciare completamente il libro. Il personaggio principale non sarà più la figlia (e quindi il mondo visto attraverso i suoi occhi innocenti), ma la madre (Cate Blanchett). Una scelta incomprensibile. Forse per dare più spazio all’attrice? Fatto sta che la storia cambia completamente registro. Non che questo sia vietato: non è questo il punto. Il punto è che assistiamo in tal modo ad un sicuro peggioramento dell’asse narrativo della storia stessa, che si banalizza e diventa non più quella di una ragazza alla ricerca, fisica e ideale, della propria madre, ma quella di una architetta in cerca di una nuova identità. E le acque, a questo punto, si ingarbugliano in tal modo che il film non si sa più quale direzione debba prendere.

La vena architettonica della madre sembra che si sia improvvisamente estinta. Questa perdita totale di ispirazione va di pari passo con un processo di smarrimento della propria personalità e identità. Bernadette appare allo spettatore come una donna in preda a vari malanni psichici, dall’agorafobia, al rifiuto di instaurare rapporti col prossimo, a partire dai vicini. Il  libro ci narra della improvvisa scomparsa di Bernadette, e della ricostruzione, pezzo dopo pezzo, della sua personalità e del suo viaggio, da parte del marito e soprattutto della figlia adolescente Bee, attraverso una appassionante ricostruzione attraverso il computer di Bernadette, delle sue e-mail e dei suoi progetti nascosti, dopo averla creduta addirittura morta.  Nel film, nulla di tutto questo. Lo spettatore, invece,  sa subito dove si è recata Bernadette. In famiglia avevano discusso della proposta di Bee di passare le vacanze in Antartide. Nessuna ricerca dunque: si tratta solo di raggiungerla dove si è inopportunamente recata da sola. Tutto il mistero che aleggia nella storia narrata nel libro e che è uno dei grandi pregi della narrazione, non c’è più. Tutti sappiamo che fine ha fatto Bernadette e dove si trova…
Per giunta, questa volta, al contrario che in altre occasioni, Linklater crea dei personaggi non simpatici, ma decisamente antipatici. Bernadette è criticata da tutta la comunità nella quale vive, perché, giustamente, considerata una persona che tratta gli altri dall’alto in basso, senza mai riuscire a costruire nessuna sorta di feeling. Il marito, dietro un’apparente apprensione verso i comportamenti della moglie, in realtà, incredibilmente sottovaluta del tutto quello che così chiaramente sta succedendo alla moglie e appare un cretino antipatico agli occhi dell’incredulo spettatore, essendo tutto preso dal suo lavoro al servizio di Microsoft, che viene citata una decina di volte. Gli altri personaggi di contorno non brillano per simpatia, anche se non possiamo fare a meno di tifare un po’ per loro nel corso delle occasionali diatribe con Bernadette, alle quali non sempre lei riesce a sottrarsi.
Nel libro Bernadette, vista con gli occhi della dolce figlia, appare per quello che è, una persona che ha un grande genio creativo che appassisce improvvisamente per qualche ragione. Dopo tutto esiste la crisi dello scrittore, che resta per giorni davanti al computer senza essere più capace di scrivere niente. (Mi si perdoni: qui sarebbe facile la battuta sulla crisi creativa del regista!). Ma, in verità, nel film non compare, come invece nel libro, la crisi creativa dell’architetto, perché Bernadette più semplicemente viene descritta come una pazza fuori di senno, che fa delle scelte cervellotiche, come quella di andare in Antartide per poi cercare anche di raggiungere il Polo sud. In questo ruolo improprio ed improvvido che le ha assegnato il regista, Cate Blanchett dimostra anche di esser brava, come sempre. Ma, ahimè, tutto questo veramente non è assolutamente sufficiente.

Il parere di Donatella Gottardi:
Bernadette era tra i  più brillanti architetti d’America, mentre ora si trova quasi ingabbiata nei panni della casalinga. Cosa è successo?
Bernadette ricomincia la sua vita in Antartide, cercando di metterne insieme i cocci .
Ma la prospettiva del bellissimo libro dal quale il film è tratto è completamente tradita!

Film di Richard Linklater recensiti qui su Rive Gauche – Film e critica:
Boyhood (2014): https://wp.me/p3zdK0-14g
Che fine ha fatto Bernadette? (2019): https://wp.me/p3zdK0-4ic

4 risposte a "“Che fine ha fatto Bernadette?” (Usa 2019) di Richard Linklater"

  1. Ho visto il film “Che fine ha fatto Bernadette” con un’attrice magistrale. Ma son rimasta delusa dal lieto fine che mi è sembrato forzatamente positivo. Mentre di solito certe situazioni interiori hanno un finale molto diverso nella realtà.

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    1. Sono d’accordo con te. Ma alla base di tutti ii limiti del film c’è il fatto che il romanzo da cui è tratto, vero e proprio bestseller di culto in USA, è stato completamnte tradito e stravolto, Nel libro il personaggio principale è la ragazza e tutto il mondo è vistoattraverso i suoi occhi. Nel film c’è un rovesciamento di questa caratteristica e diventa la storia di una achitetta in cirsi creativa. Nel libro l’architetta scompare veramente e non si sa dove sia andata. C’è un mistero che viene svelato passo passo attraverso le ricerche della ragazza (e della sbiadita figura del padre) fra le email e il mondo di internet. Finchè la ragazza non trova la soluzionwe del mistero. Nel film non c’è nessun mistero. Tutti sanno dive si trova la mamma. Il fim è una misera cosa rispetto al libro! Con tutto i rispetto èer la buona interrepatzione di Cate Blanchett…

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