“The old guard” (Usa 2020) di Gina Prince-Bythewood – Trailer e recensione.

Immortalità e umanità

(photo courtesy od imdb.com)
(marino demata) Ieri c’è stata l’attesa prima visione di The old guard su Netflix. E’ stato un appuntamento importante con i supereroi dotati di poteri inusuali. Solitamente, in questi casi, la domanda è quella che rivolge Rupert, il bambino creato da Xavier Dolan, in La mia vita con John F. Donovan,  allorchè vede in TV il suo eroe in un nuovo episodio: “mamma, guarda! Che poteri avrà oggi?”
È una domanda che si siamo immediatamente posti alla prima inquadratura di The old guard, che ci mostra la bravissima Charlize Theron (nel personaggio di Andy) veramente in pessime condizioni, malconcia e piena di buchi di pallottole. La risposta ci viene data immediatamente: il potere è quello dell’immortalità, che Andy condivide con altre tre persone da secoli. Al quartetto, che circola per Marrakesh alla ricerca di una ragione per utilizzare quell’immenso potere per riuscire a fare qualcosa di buono in queste vecchio bacato mondo, si unisce presto un quinto personaggio, Nile (Kiki Layne), che i quattro vanno a pescare in Afganistan, tra i corpi special americani. Nile viene mortalmente ferita con un profondo taglio alla gola che recide in due la giugulare. Ma, soccorsa, miracolosamente guarisce. La parte ferita della pelle si ricompone. Nile non può morire perché, senza saperlo, ha anch’ella il potere dell’immortalità.
L’azione si sposta prima in Francia e poi in Inghilterra ed è un susseguirsi di violenti attacchi ai quali i cinque immortali sono sottoposti da un nemico che vorrebbe non annientarli ma semplicemente catturarli per impossessarsi del loro DNA. Si tratta del presidente di uno dei colossi delle multinazionali farmaceutiche. Lo scopo sarebbe apparentemente nobile e lodevole: “quante persone potrebbero salvarsi se riusciamo a carpire il DNA dei cinque immortali?” Ma, in realtà, lo scopo è molto meno nobile e si chiama denaro, capitale, accaparramento delle risorse su questo pianeta.
Uno dei pregi di questo film è che può essere, sì, definito un film di supereroi, ma in realtà è un brillante e appassionante thriller d’azione, con la squadra dei cinque immortali che combatte con pistole e mitragliette piuttosto che con abilità speciali, che entrano in campi “solo” quando si tratta di evitare la morte di uno dei cinque. Come abbiamo detto, lo scopo è quello di evitare il potere sempre più forte delle multinazionali  chi pongono il danaro come vero scopo  dell’esistenza. E, di conseguenza, lo scopo dei cinque è quello di rendere il mondo appena un po’ migliore di quello che è.
Il film è un continuo inno all’azione da parte di questi cinque personaggi, vissuti la prima volta in epoche reciprocamente diverse, che risalgono al mondo greco o all’epoca delle crociate o più recentemente. Presi di peso dai fumetti, fanno una bellissima figura anche sui nostri schermi Netflix. Il merito è non solo del creatore dei fumetti, ma anche (e forse soprattutto) della bravissima regista Gina Prince-Bythewood, che riesce a conferire ai suoi cinque personaggi caratteristiche speciali, mescolate però ad un alto livello di vera e sana umanità.  E così capita nel film che, tra un’azione e l’altra, si respiri un’atmosfera di autentica umanità in non rare occasioni: “come è non morire mai?” vuol dire tante cose, ma anche vivere il dolore di vedere invecchiare le persone che si amano o assistere alla loro morte. Queste considerazioni ti riportano al grande film di Nolan, Interstellar, dove al ritorno dallo spazio senza tempo (una sorta di temporanea immortalità), ti mette di fronte alle cose che sono, negli anni passati in un istante, cambiate e alle persone invecchiate, E in tal caso può succedere che tua figlia sia diventata più vecchia di te.

E, ancora, memorabile è la sequenza allorché Nicky (Luca Marinelli) e Joe (Marwan Kenzari) vengono catturati dall’esercito al servizio del boss della multinazionale farmaceutica. Essi vengono malamente apostrofati con battute volgarmente omofobe. Ma la risposta di Joe è sublime. Essa è l’apologia di un amore, di un affetto e di una tenerezza che raramente vediamo esplicitati con tale carica e condizione sullo schermo. È una scena di rara poesia, che va a tutto merito di Greg Ricka, che ha mirabilmente adattato le sue immagini e i suoi disegni traducendoli nei dialoghi di una sceneggiatura dove c’è spazio per l’azione degli immortali, ma anche per l’uomo e i suoi sentimenti.
E infine, tra i sentimenti umani a tutto tondo che ci riserva questo film, c’è anche il tradimento, che appare come una sofferenza autoinflitta, che verrà sanzionata con una “squalifica” di cento anni. Come a dire: arrivederci al ventiduesimo secolo!
Nel finale ci sono varie strizzate d’occhio allo spettatore che lasciano intendere la possibilità di un sequel. C’è l’accordo finale per un nuovo reclutamento con gli “immortali”, c’è un rinsaldarsi della forza dell’ultima arrivata, Nile, che sembrerebbe preannunciare nuove gesta. E c’è perfino un senso di stanchezza unito ad indebolimento fisico da parte di Andy, anche se appare poco credibile una sua imminente uscita di scena. Ma sarà poi effettivamente all’ordine del giorno un secondo film? Il gioco al sequel è già iniziato.

Il parere di Donatella Gottardi:
Quasi come in Mad Max, Chralize Teron, indomita guerriera nel ruolo di Andromaca di Scizia. deve lottare  per quegli Immortali che vivono sulla terra contro nemici subdoli e crudeli. Teron, sempre straordinaria ed ammirevole, non esita a sacrificare la sua perfetta bellezza in film in cui crede. Da segnalare anche un attore italiano che sta facendo grandi passi ad Hollywood, il romano Luca Marinelli. Tra effetti super speciali e sperimentazioni di case farmaceutiche, questi immortali super eroi ci conquistano, tifando per loro. Malgrado un budget non altissimo, un film che emoziona travolgendoci.