“The shining” (Usa 1980) di Stanley Kubrick – Recensione e trailer

Discussione sulla doppia versione

(Nicola Raffaetà) Ho sempre saputo dell’esistenza di una doppia versione di The Shining di Stanley Kubrick, una per il mercato americano, l’altra per quello europeo; ne avevo letto diverse recensioni e aneddoti di quest’altra versione, ma mai mi era capitato di vederla, vuoi perché non me ne sono mai veramente interessato, vuoi perché non ne avevo avuto l’occasione, cosa che mi è capitata ieri sera. Premetto che Kubrick è un regista che amo molto, è geniale, una delle sue grandi doti è esser riuscito a coniugare il commerciale (utilizzo dei generi cinematografici per il pubblico di massa) con l’arte, l’opera d’autore, quindi la sua poetica, la sua filosofia, il suo stile. Shining non lo reputo uno dei suoi capolavori (la cosa è molto soggettiva), ma ovviamente è un grande film, dove tra l’altro, per l’ennesima volta, il genio newyorkese apporta un miglioramento tecnico, in questo caso relativo alla neonata Steadycam, riuscendo, dopo varie prove, a eliminare piccoli difetti di ombre, migliorandola. Tornando al film, The Shining americano è un film molto più lungo rispetto al suo fratello europeo, circa 20 minuti più lungo. Molte delle scene tagliate sono esplicative, ossia servono per ancor più spiegare dettagliatamente la storia del film, dai problemi legati allo Shining (l’amico immaginario Tony) del piccolo Danny, come nella scena a inizio film quando il bambino ha una crisi e viene chiamata una dottoressa a visitarlo, all’aggressività di Jack, il padre, nei confronti della moglie e soprattutto del bambino, anche in questo caso lo troviamo nella stessa scena appena menzionata, quando Wendy racconta alla dottoressa che il figlio ha cominciato ad avere problemi dissociativi proprio da quando il padre, “involontariamente”, gli slogò una spalla. Non voglio adesso fare una carrellata delle scene in più che ci sono in questa versione, dico solamente che apportano un valore aggiunto alla narrazione, forse però spiegando un pò troppo al pubblico la vicenda, comprensibilissima già di per sé nella versione europea, quindi mi sorge spontanea la domanda: perché Kubrick volle fare due versioni, una più esplicita, quella americana, e una più enigmatica, quella europea? Detto questo, tornando al film, non ci troviamo solo di fronte a una storia dell’orrore, ma come per tutta la filmografia kubrickiana, siamo di fronte da una parte a un’opera di denuncia, verso l’imperialismo americano, l’Over look Hotel è stato costruito su un cimitero indiano, popolo sterminato dagli Yankees. Gli Stati Uniti d’America nascono da un genocidio, dal sangue che sgorga a valanga come nella famosa sequenza dell’ascensore nel film (che qui potete ammirare nel trailer), quando le porte si aprono lasciando invadere i corridoi dell’hotel dal sangue delle vittime.

Ci troviamo la poetica di fondo del regista, permeata in parte dal filosofo Thomas Hobbes, Homo Homini Lupus, il più forte vince e sovrasta gli altri, perché l’uomo è egoista e se si unisce in amicizie e società dandosi delle regole, ciò è dovuto al timore reciproco, istintivamente l’uomo pensa per se. Fondamentalmente non ho ancora capito e forse non lo capirò mai se in questa cosa credeva lo stesso Kubrick oppure fosse un’ulteriore denuncia contro una società come quella dei consumi e del capitale che rende l’uomo egoista, arrivista, che pensa solo ad arrivare primo non facendosi alcun problema se deve schiacciare l’altro.Di sicuro la presa di posizione contro la politica americana si percepisce, non è un caso che, oltre al fatto del cimitero indiano profanato, la fotografia degli anni 20 che ritrae Jack è datata proprio il 4 Luglio, festa dell’indipendenza degli Usa, ma anche i colori, come in tutte le sue opere domina il blu, il bianco, il rosso, i colori della bandiera americana, e in Shining anche l’oro della Gold Room, in questo caso che rimanda agli anni d’oro, gli anni ruggenti, gli anni venti, quel decennio in cui l’egemonia americana nel mondo cominciava ad affermarsi.
Infine, ieri sera, per la prima volta, ho notato la corrispondenza con l’ultimo film del grande regista americano, Eyes Wide Shut (questo per me uno dei suoi capolavori nonché testamento): in primis il nome dell’hotel, Overlook, letteralmente guardare oltre (oltre la storia horror c’è altro da vedere nel film, di più segreto e importante), che rimanda molto a Eyes Wide Shut, occhi spalancati chiusi-occhi ben chiusi, in cui i protagonisti hanno sotto gli occhi la società in cui vivono, ma non riescono a vederla, a capirla o quantomeno a crederci. Secondo, anche all’Overlook, come in Eyes Wide Shut, i potenti organizzano e partecipano a strani festini, vedi in Shining una persona con una maschera da maiale (in Eyes ci sono maschere veneziane) che pratica fellatio ad un uomo, quindi riti a sfondo sessuale.
Su The Shining e su tutta la filmografia di Kubrick potremmo parlare delle ore, vi rimando, per un approfondimento, al sito del professor Giuseppe Rausa (http://www.giusepperausa.it/kubrick_online.html) dove potete trovare diversi spunti interessanti su cui riflettere, e guardate un documentario che qualche anno fa ha fatto scalpore, “Room 237“.
L’opera di Kubrick va oltre l’arcobaleno.