“Pulp fiction” (Usa 1994) di Quentin Tarantino

Il film più “godardiano” di Tarantino

(nicola raffaetà) La prima volta che ho visto Pulp Fiction ero solo un ragazzino di 15 anni, e, come una delle tante mattine, avevo salato la scuola e come sempre mi ero rifugiato nel grande negozio di VHS di Viareggio, dove alla fine passavo quasi tutta la mattinata a guardare e leggere sinossi e copertine dei film.
Tra le mani mi capitò il capolavoro di Tarantino. Subito mi incuriosì la copertina con Uma Thurman sdraiata, una rivista in mano e una pistola di fronte.All’epoca non ero ancor un vero e proprio cinefilo, ero un semplice amante di film, ne guardavo moltissimi e, soprattutto per l’età, in quel periodi amavo film di azione, e la copertina di Pulp Fiction mi fece credere di trovarmi di fronte a un normale film di gangster e decisi di acquistarlo con i soldi che mia madre mi dava per la merenda a scuola, ma che in realtà io mettevo da parte per poi comprarmi un film. Effettivamente mangiavo più film che panini. Non sapevo dell’importanza di quel film, non lo comprai perché aveva vinto la palma d’oro a Cannes (credo che neanche lo sapessi), e, quando lo guardai, mi sconcertò moltissimo perché mi aspettavo tutta un’altra cosa.
La seconda visione mi suscitò un diverso impatto e in brevissimo tempo lo apprezzai molto, lo trovai un film sensazionale e ieri sera, per la prima volta in vita mia l’ho visto proiettato su uno schermo cinematografico 16,70×6,70 metri. Fantastico.
Pulp Fiction è la seconda opera di Tarantino e sicuramente resterà il suo film più importante, un cult che subito ha segnato la storia del cinema, stravolgendola.
La cosa che colpisce subito è la passione cinefila del regista italo-americano che costruisce una storia utilizzando e citando personaggi che a loro modo avevano già fatto la loro entrata nel cinema.
Ovviamente in Pulp abbiamo tutto l’amore che Tarantino prova per i film gangster e in particolare i B-Movies italiani da cui ha preso a piene mani nel dipingere i personaggi di Vincent Vega (John Travolta) e Jules Winnfield (Samuel L. Jackson). Consiglio di  vedere il divertente La mala ordina di Fernando Di Leo, poliziottesco all’italiana del 1972, con uno strepitoso Mario Adorf, ma soprattutto, per quanto ci riguarda, con Woody Strode e Henry Silva che interpretano i due killer ingaggiati per uccidere il pappone Luca Canali (Mario Adorf); ovviamente Tarantino li ripropone in maniera personalizzata, diversa, utilizzando due grandissimi attori e mettendogli in bocca fantastici ed esilaranti dialoghi.

In Pulp Fiction non solo ci troviamo il suo amore cinefilo, ma anche la sua passione per la letteratura pulp e hard boiled.
Stilisticamente Pulp Fiction è il film più godardiano di Tarantino, il quale non ama solo il cinema di serie b, ma tutto il cinema, compreso quello d’autore, e ha una particolare attenzione per il gran maestro Godard a tal punto da chiamare la sua produzione, che apre il film, A Band Apart, dal film cult del 1964 di Godard Bande à part, anche questo film ironico e drammatico allo stesso tempo, sperimentale, ma che narra la storia di una piccola banda di delinquenti.
Ma troviamo Godard (soprattutto quello degli anni ’60) moltissimo nello stile cinematografico, nella grammatica sia delle riprese che del montaggio, dai piani sequenza ai tagli di inquadrature, da dialoghi ripresi lateralmente oppure di spalle, come quando i due gangster si preparano ad uccidere, ma prima si fermano a colloquiare di fronte alla porta delle loro vittime ripresi sempre di spalle. Infine, come detto troviamo Godard nel montaggio, la destrutturazione della storia, che comunque in Tarantino si mantiene sempre su una linearità ricostruibile a posteriori, è tipica di quasi tutta l’opera del maestro franco-svizzero.
Tarantino, non c’è ombra di dubbio, è il maestro del post-modernismo, in grado di riproporre ciò che ha amato (cinema, letteratura, musica…) e che ama personalizzandolo in un proprio stile, ma soprattutto, per quanto mi riguarda, è un grande sceneggiatore, ma anche di più, drammaturgo oserei dire, perché attraverso semplici dialoghi riesce a costruire, tensione, storie, emozioni, arrivando a livelli altissimi, e questo lo ha dimostrato anche in alcuni suoi film successivi, come l’introduzione di Hans Landa, il cacciatore di ebrei, in Bastardi senza gloria.

Quentin Tarantino su Ruve Gauche – Film e critica:
Le iene – scelta dei nomi, mr pink… (1992) (video it.): https://wp.me/p3zdK0-1lY
Reservoir dogs (1992) (video En): https://wp.me/p3zdK0-1m2
Pulp ficiton(1995): https://wp.me/p3zdK0-4jS
Django unchained (2012): https://wp.me/p3zdK0-1K
The hateful height (2015): https://wp.me/p3zdK0-1d8
C’era una volta a Hollywood (2019): https://wp.me/p3zdK0-460

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