“Eyes wide shut” (UK 1999) di Stanley Kubrick

“…Nessun sogno è soltanto un sogno”

(marino demata)
Cinema e sogno
In un’intervista del 1970 Stanley Kubrick afferma “Quando ci si muove su un livello “non-verbale”, l’ambiguità è inevitabile. Ma è l’ambiguità di ogni arte, di un bel pezzo musicale o di un dipinto. “Spiegare” non ha senso, ha solo un superficiale significato “culturale…” Come altre arti, che Kubrick cita, Il cinema senza dubbio ha, per sua essenza, l’ambiguità come suo connotato fondamentale. L’ambiguità del cinema consiste nel fatto che esso è capace di  condurre lo spettatore ad immedesimarsi in una storia che non è la propria e  nel caso a farla diventare, per un certo lasso di tempo, sua.  Naturalmente molto dipende dalla qualità del film. Quando lo spettatore vede un buon film è veramente interessato allorchè la storia presenta lati oscuri, quando lo sviluppo è incerto e non scontato, quando alcune situazioni sono imprevedibili, come nella vita reale.
A mio giudizio il film può essere paragonato al sogno. Quest’ultimo catapulta il soggetto in un’altra realtà, che spesso sembra non avere nulla a che fare con la propria vita. Proprio come il film, che, attraverso il processo di identificazione nel personaggio, ti fa vivere per due ore in una realtà e in situazioni diverse dal solito.  Così, come ci sono sogni che dimentichiamo e altri invece che ricordiamo, magari per le situazioni strane o incredibili che ci presentano, così ci sono film che ci colpiscono e che ricordiamo dopo decenni, mentre altri non ci dicono nulla, non ci interessano e sono già fuori di noi una volta usciti dalla sala cinematografica.  Insomma, il rapporto di ambiguità tra realtà e sogno si riproduce, in termini diversi, nel rapporto tra lo spettatore e il film. D’altra parte, non c’è forse un fondamento di verità nella antica affermazione che “il cinema è la fabbrica dei sogni?”
La citazione dall’intervista di Kubrick è importante perché fa giustizia di un luogo comune che assegna al termine “ambigutà” una valenza generalmente negativa. Al contrario, con molta semplicità, Kubrick ci parla dell’ambiguità di ogni arte, come di un connotato che dovrebbe essere riconosciuto in maniera scontata.
Il cinema di Kubrick è essenzialmente la presa d’atto dell’ambiguità delle storie e delle situazioni ed è popolato da personaggi ambigui (ovviamente nel senso non negativo del termine). Ed è anche per questo, ma non solo,  che Kubrick è il più grande regista della storia del cinema. E, basandoci su questo parametro, ci sentiamo di affermare che Eyes wide shut è il suo più grande film: vera e propria summa delle teorie di Kubrick sul cinema e sorta di testamento spirituale. Questo film è cinema/ambiguità, che pone al centro la  storia una di coppia apparentemente felice, ove sia lei che lui vivono situazioni ambigue che si materializzano, per lei nel sogno, e, per lui,  nella stessa realtà concreta.

Doppio sogno
Kubrick aveva letto da giovane il romanzo “Doppio sogno” (“Traumnovelle”) di Arthur Schnitzler, e se ne era “infatuato” a tal punto da acquistarne, negli anni ’70, i diritti per una sua possibile versione cinematografica. Negli straordinari Archivi Kubrick abbiamo avuto il piacere di rileggere alcune sue affermazioni in merito, riportate dal giornalista e scrittore Michel Ciment, uno dei suoi amici più stretti, nonchè  suo biografo ufficiale: “C’è inoltre la novella di Arthur Schnitzler, Traumnovelle (Doppio Sogno), che vorrei fare, ma su cui non ho ancora cominciato a lavorare. È un libro difficile da descrivere – e quale buon libro non lo è? Esplora l’ambivalenza sessuale di un matrimonio felice e cerca di equiparare l’importanza dei sogni e degli ipotetici rapporti sessuali con la realtà. Tutta l’opera di Schnitzler è brillante dal punto di vista psicologico ed egli fu molto ammirato da Freud.”
La lavorazione del film durò circa tre anni. Kubrick utilizzò la coppia Nicole Kidman e Tom Cruise, a quel tempo sposati e ben affiatati, per rendere più credibile e realistico il quadro di una famiglia felice e agiata. Lei, Alice, da un po’ non lavora nel mondo dell’arte, ma aspirerebbe a rientrarvi. Lui, Bill Harford è un valente e brillante medico.
Eppure, si manifesta una ambiguità di fondo tra reciproca certezza di amore e di fedeltà e i sogni e i desideri a sfondo sessuale di entrambi. È l’ambiguità di fondo tra la realtà e l’inconscio, che , nel personaggio di Alice passa attraverso due confessioni fatte al marito: l’aver desiderato fortemente un uomo visto in albergo durante il loro soggiorno a Cape Cod l’anno precedente, senza riuscire a possederlo solo per la prematura partenza dell’uomo, e poi la descrizione di un sogno nel quale si vedeva posseduta da molti uomini alla presenza di suo marito, Bill. Il quale, a sua volta, scosso dalle confessioni della moglie, vuole cogliere l’occasione, che improvvisamente gli capita, di poter partecipare, non invitato, ad una orgia in maschera che rischia di trasformarsi in una situazione estremamente pericolosa per lui. A salvare Bill sarà una donna, Amanda Curran (Julienne Davis), una modella che Bill aveva a sua volta salvato, allorchè si trovava in fin di vita, in overdose, nel bagno di Victor Ziegler (Sydney Pollack) durate una festa da questi organizzata.

The mysterious woman
Kubrick non fa molta differenza, tra il fatto che quello che racconta Alice a Bill fa parte della sfera dei suoi improvvisi desideri sessuali o dei suoi sogni, mentre quello che vive Bill si svolge nella realtà. E non a caso, in una delle ultime battute del film, mentre la coppia si trova con la bambina in un negozio di giocattoli e cerca di trovare una reciproca spiegazione a quello che è successo, il regista fa dire a Bill “del resto nessun sogno è soltanto un sogno”.  È una frase significativa che Bill pronuncia in risposta ad Alice che aveva ringraziato il destino per “averci fatto uscire senza danno da tutte le nostre avventure, sua quelle vere che da quelle solo sognate.” La frase pronunciata da Bill ci offre la spiegazione freudiana della ambiguità dell’essere umano, della quale Kubrick è profondamente convinto, come abbiamo letto nella citazione iniziale, riportata da Ciment, dove si parla di “equiparare l’importanza dei sogni e degli ipotetici rapporti sessuali con la realtà”.  E non sembri irriverente chiedersi se magari non ci sia anche dell’autobiografismo in queste affermazioni, alla cui veridicità il regista credeva fortemente. Dopo tutto, oltre che il più grande regista del cinema, Kubrick era anche un essere umano.
Se la naturale ambiguità dell’uomo è il tema centrale di questo film, non mancano neanche singole situazioni nelle quali Kubrick sembra divertirsi con spettatori e critici creando strane e inspiegate contraddizioni. Anche su questo ci soccorrono gli Archivi Kubrick, in riferimento, soprattutto, al personaggio di Amanda Curran, di cui si è parlato prima, come salvatrice di Bill durante la scena dell’orgia.
In realtà chi si immola per salvare Bill è, stranamente, un’altra persona, interpretata da un’altra attrice, Abigail Good. Questo sdoppiamento è confermato anche nei titoli di coda del film dove questa attrice è citata  nel ruolo di “mysterious woman”
È una situazione avvolta dal mistero: quale motivo avrebbe potuto avere la mysterious woman di aiutare Bill, sacrificando sé stessa? La circostanza misteriosa crea una sorta di sdoppiamento reale, che contraddice il resoconto che della serata fa l’amico di Bill, Victor Ziegler, per il quale chi si è immolata per Bill (e ne aveva una plausibile ragione) è Amanda Curran.
E la scena del riconoscimento del corpo all’obitorio da parte di Bill non chiarisce nulla, anzi aumenta il mistero. Un mistero che Kubrick ha voluto, con ogni probabilità, regalare allo spettatore, conferendo al film un ulteriore elemento di ambiguità su cui riflettere e che, purtroppo, non ha mai più avuto l’opportunità di chiarire, ammesso che ne avesse avuta la voglia. Cosa di cui, personalmente, dubito fortemente,

Kubrick su Rive Gauche – Film e critica:
Paura e desiderio (1953): https://wp.me/p3zdK0-4k4
Orizzonti di gloria (1957): https://wp.me/p3zdK0-Rp
Paths of glory (1957): https://wp.me/p3zdK0-Rp
Burning secret, Napoleon e A.I.: https://wp.me/p3zdK0-3No
Stanley Kubrick & 2001: https://wp.me/p3zdK0-1J3
Lipsia, Napoleone e Kubrick (2013): https://wp.me/p3zdK0-4i
The shining (1980): https://wp.me/p3zdK0-4i
Eyes wide shut (1999): https://wp.me/p3zdK0-4l0
Kubrick. Sai cosa sono i K.A.? (2020): https://wp.me/p3zdK0-4jz