Maitresse!(Fr. 1976) di Barbet Schroeder

Il mondo sado-maso fa da sfondo a un grande amore

(marino demata) Barbet Schroeder è un regista molto interessante, capace, nell’arco della sua carriera, di coprire molti generi cinematografici. A lui va ascritto inoltre il merito di aver fondato, assieme a  Éric Rohmer, la casa di produzione e distribuzione Les films du losange, vero porto sicuro per gli autori della Nouvelle Vague. Al centro della carriera di Schroeder troviamo Maitresse, del 1975, un film molto particolare che ha come protagonista femminile Bulle Ogier, sua moglie, presente anche in altri suoi film, qui nel ruolo di Ariane.  La Ogier è stata una delle muse della Nouvelle Vague, avendo lavorato con registi significativi come Jacques Rivette, André Techinè, Alain Tanner e André Delvaux, Luis Bunuel, prima di incontrarsi con l’attuale marito che la dirige nel film La vallèe.
Maitresse ha dalla sua anche la recitazione molto efficace di un giovanissimo Gerard Depardieu nel ruolo del protagonista, Olivier. È lui che incontriamo per prima, nella scena di apertura, allorché, appena uscito di galera, è alla ricerca disperata di soldi assieme ad un suo compagno. Vanno in giro tentando di vendere libri porta a porta e, possibilmente, rubacchiare qualcosa in giro. In una di queste visite, i due ladruncoli si imbattono in una signora con qualche anno più di loro, che invoca disperatamente il loro aiuto perché non riesce più a chiudere la manopola dell’acqua del bagno e la vasca è già traboccante. Tutto risolto. Ma occorrerebbe casomai avvertire la signora del piano di sotto. Nessun problema, dice la donna, sono fuori Parigi.
E allora questa è un’occasione d’oro, dice l’amico di Olivier: rompiamo la porta e vediamo cosa c’è da prendere. La porta aperta rivela ai due ladri un mondo incredibile e mai visto, fatto di catene, fruste, strani apparecchi di tortura, vestiti in lattice e in pelle. E, soprattutto, nulla di vero valore da poter essere asportato. Si tratta del mondo segreto della signora col bagno allagato; un mondo nel quale lei, Ariane , è l’assoluta padrona e dominatrice di quanti, soprattutto uomini, spasimano non per trascorrere con lei una notte d’amore, ma per farsi dominare.
Consumata la meraviglia per la bizzarria a cui i due ladri assistono, si forma ben presto un sodalizio, nato da una immediata simpatia, tra Ariane e Olivier. L’amico di Olivier è di troppo e viene immediatamente liquidato dietro un compenso in danaro. La nuova amicizia viene sugellata da una cena in ristorante, seguita poi da una notte d’amore.

Da,  questo momento in poi – e siamo solo alle prime battute del film – la storia si svolge su due piani, in senso figurato ed anche in senso esattamente letterale. Infatti, al piano superiore si svolge la storia d’amore tra Olivier e Ariane, mentre al piano di sotto, raggiungibile attraverso una scala interna retrattile, si svolge il mondo sado maso entro il quale Ariane è padrona assoluta e ottimamente pagata.
Naturalmente sarebbe utopico pensare ad una convivenza pacifica dei due mondi in eterno e, ben presto, dopo un fase nella quale Olivier riesce perfino ad essere di aiuto ad Ariane nel faticoso procurare del male in modo sempre più bizzarro, inizieranno una serie di contrasti che metteranno in luce, da un lato la vulnerabilità del loro rapporto, ma dall’altro anche il folle amore che li unisce.
Il film è ben girato e i due attori sono straordinari, coadiuvati da una ottima colonna sonora e bei colori, disposti in maniera opportuna da quel maestro delle luci che è Nestor Almendros. Il film deve essere letto come una bella storia d’amore con uno sfondo inusuale e anomalo. Uno sfondo, quello del piano sottostante, che spesso invade lo schermo, rubando anche l’immagine ai protagonisti. Ma è anche una storia d’amore per chi ha lo stomaco forte e non si lascia turbare da una serie di violenze  sempre più sofisticate e sempre più esplicite. E, come è successo spesso a film del genere negli anni ’70 e ’80, la censura si è abbattuta, fino a vietare il film in una prima fase, e poi, imponendo alcuni tagli dei quali ci siamo accorti dagli stacchi improvvisi tra una scena e l’altra.
Da notare che, delle scene sado maso più esplicite Schroeder si è servito, come è chiarito nel sito a lui dedicato, di una “dominatrice” professionista come controfigura, mentre le “vittime” son, in maggioranza, degli autentici appassionati di masochismo.
Va però chiarito che, sotto il profilo della esplicita violenza nelle scene di nudo integrale, la regia di Schroeder è molto professionale: nel senso che non c’è ammiccamento verso lo spettatore, che, in situazioni del genere, potrebbe portare qualche regista ad invitare con le immagini ad una sorta di “guarda ora cosa ti faccio vedere…” Niente di tutto questo: la regia di Schroeder si mantiene distaccata, ma non fredda, né meramente documentarista. Il regista, insomma, riesce a mantenere quel giusto equilibrio capace di evitare sia la partecipazione compiaciuta, sia il totale distacco rispetto a ciò che sta girando.
Piuttosto non possiamo tacere su una nota veramente inutilmente negativa: una sequenza di violenza verso due cavalli, uno dei quali viene abbattuto in un macello, e l’altro viene fatto morire dissanguato. Una scena veramente di dubbia utilità nell’economica del film, e soprattutto di dubbio gusto di cui veramente non si riesce a capire la logica.