“Le finestre di fronte”: Conversazione con Maria Rosaria Perilli ed Ennio Bazzoni

Intervista alla scrittrice e all’editore del romanzo

Siamo in compagnia della scrittrice Maria Rosaria Perilli e dell’editore Ennio Bazzoni, direttore di Nardini Editore. Li abbiamo ascoltati alla fine di luglio nel piazzale delle Murate a Firenze, allorchè Maria Rosaria Perilli ha presentato, a un attento e interessato pubblico, il suo ultimo libro, il romanzo “Le finestre di fronte”.

Rive Gauche: Vogliamo subito congratularci per la qualità della narrazione e per il modo col quale sei riuscita a creare, e a far amare, i numerosi personaggi che popolano il mondo da te raccontato. Sono personaggi molto diversi fra loro per estrazione sociale e per le problematiche sociali che rappresentano nella vicenda. C’è un minimo comune denominatore che collega i personaggi della tua storia?

Maria Rosaria Perilli: Certo. La scoperta di sé. Ne “Le finestre di fronte” ognuno dei personaggi compie un percorso durante il quale cerca e trova, nel proprio profondo, le energie per uscire dalle difficoltà, crescere e affrontarle. Potremmo definire questo percorso come un processo di individuazione. Ad animarlo, figure  molto realistiche, contemporanee, che affrontano problemi comuni, per l’appunto contemporanei. Vi compare così il tema pirandelliano della maschera-Persona mostrata al mondo, di ciò che siamo veramente e di ciò che gli altri vedono in noi, l’ombra dove si tenta di ricacciare gli aspetti più inquietanti, le  incertezze e le paure. Ma è anche un libro che dimostra come esista sempre un modo per rinascere dal dolore. 

R.G.: Una delle protagoniste del tuo romanzo, la scrittrice Arianna, afferma tra sé e sé che “i libri sono un po’ come dei figli, si amano tutti nella stessa maniera…” Tuttavia, rispetto ai tuoi libri precedenti, noi notiamo un’atmosfera diversa, un’accentuata originalità e una costruzione più approfondita dei personaggi. Pensi che sia una impressione sbagliata? In ogni caso quali sono le differenze rispetto alle precedenti esperienze?

Maria Rosaria Perilli: Mi piace molto mettermi in gioco nella scrittura, per me ogni libro è una nuova avventura. Ho infatti iniziato pubblicando un noir, ho proseguito con i viaggi letterari e sono poi approdata al romanzo. La diversità di generi comporta sempre una diversità di espressioni, situazioni, descrizioni. E tali devono essere, per contraddistinguersi. Nel noir bisogna focalizzare l’attenzione sulla parte “oscura” e tutto, dall’ambientazione ai dialoghi, ruota intorno a questa necessità. Nei viaggi letterari, poi, ho addirittura “preso per mano” due grandissimi della letteratura mondiale, ossia Shakespeare e Baudelaire, e descrivendole con “le loro parole” ho accompagnato i lettori tra le strade di Firenze e Napoli. Il romanzo è un’altra cosa, è un intreccio di esistenze disparate e mescolate a cui bisogna dare il naturale ordine. I personaggi diventano quindi fondamentali, devono conquistare, prendere, coinvolgere il lettore, dar senso all’immensità delle cose che sono accadute, accadono e accadranno nel mondo reale. Ognuno di noi deve potersi immedesimare in loro e vivere quelle situazioni attraverso di loro. Comunque mi trovo d’accordo con Arianna: i romanzi sono un po’ come dei figli, si amano tutti nella stessa maniera. Aggiungo solo che, ovviamente, al nuovo nato si dedica maggiore attenzione. Va nutrito, curato, aiutato a crescere. Poi, anche lui prenderà la sua strada.

R.G.: A Ennio Bazzoni (Nardini Editore), che ha molto apprezzato “Le finestre di fronte”, come ha affermato nel corso della presentazione del libro, chiediamo di dirci quali sono gli elementi che lo hanno colpito di più di questo romanzo e lo hanno convinto a pubblicarlo.

Ennio Bazzoni: Conosco Maria Rosaria Perilli da 7 anni ormai, e nel tempo ho visto non solo la grande crescita di questa autrice, ma il risultato del lavoro che lei ha sempre fatto sulla sua scrittura e nel recepire le idee e le richieste della Casa editrice. Leggendo il testo del libro che poi abbiamo pubblicato, nel 2014, uno splendido noir dal titolo “Nero Vanessa”, ho capito che non mi trovavo davanti a una scrittrice generica, poco interessante, ma che la sua capacità di raccontare fatti e intrecci, e definire personaggi, si univa a una grandissima tecnica espressiva. Le ho quindi affidato, nel 2015, il primo titolo della collana “Città Mai Viste”, una serie di piccoli e preziosi libri di viaggi immaginari raccontati con le parole e lo stile di grandi letterati. Il primo titolo, “Viaggio a Napoli, di Charles Baudelaire”, è stato una sorpresa per tutti e ha costituito un esempio e una pietra di paragone per gli altri titoli e per molti libri delle nostre prime collane di narrativa: divertente, curioso, informatissimo sulla città e rispettoso dello stile del protagonista-viaggiatore. Con il secondo titolo, “Viaggio a Firenze, di William Shakespeare”, la Perilli si è superata: mai letto un viaggio in una città d’arte più bello e totalmente vero e realizzabile ma, naturalmente, assolutamente falso, svolto, pensi, nel 1590-91 con uno Shakespeare-Perilli perfetto, capace di scrivere magistralmente della Firenze più bella e addirittura capace di scrivere pièces teatrali sempre con lo stile del più grande scrittore inglese. Una meraviglia e uno spasso, per me e poi per i lettori. Maria Rosaria però è una scrittrice prolifica, e negli anni ha portato avanti numerosi progetti editoriali, mentre presentava libri di altri autori, partecipava alla progettazione del vostro Festival, gestiva un’associazione culturale collegata alla nostra libreria e allargava i suoi orizzonti letterari. Quando ho letto il manoscritto di “Le finestre di fronte” ho avuto la conferma di una scrittura matura, completa, anche appassionata ma sempre curatissima nei particolari e capace di creare situazioni intricate dalle quali sa uscire con armonia e grande coinvolgimento del lettore. Il testo è stato poi sottoposto a un nostro specifico comitato di lettori di qualità che ha confermato la mia prima opinione. Maria Rosaria Perilli però è stata molto disponibile e tollerante nei confronti di alcuni appunti marginali e richieste di chiarimenti fatti da una parte dei lettori (richieste che solitamente fa l’editor incaricato), e la versione finale del testo ha soddisfatto lei e noi e ha reso il romanzo particolarmente accattivante. La Casa editrice ha scelto quindi di affidarle la partenza di questa collana, “Connessioni”, sulla quale puntiamo molto e che vedrà l’arrivo di alcuni ottimi autori.

R.G.: Maria Rosaria Perilli: ci sono, nel romanzo, storie e sotto-storie (come si direbbe cinematograficamente) che determinano un intrecciarsi di relazioni tra i vari personaggi, che sono spesso segnati da un disagio più o meno profondo verso l’altro da sé e, in generale, verso la realtà. In alcuni casi sembra potersi individuare la via per superare disagi e incertezze. Cosa puoi dirci al riguardo, magari con qualche esempio? Puoi dirci insomma qualcosa su come è impostato il racconto? Personaggi principali, tempi, luoghi… E poi il finale, che svela, ma solo a chi ha letto tutto il romanzo, un po’ delle verità che tutti cerchiamo nella vita.

Maria Rosaria Perilli: “Le finestre di fronte” è nato per caso, in un freddo pomeriggio d’inverno. Ambientato a Firenze. Mi trovavo in Borgo Santa Croce e sono entrata nel cortile del palazzo dove si svolge la storia, un palazzo antico, molto bello, tutto archi e colonne sul fondo. Volevo salutare un anziano amico compositore, oggi purtroppo scomparso, che proprio lì aveva il suo studio. Bene, appena entrata nel cortile le finestre hanno iniziato a “parlarmi”, a raccontare. Di Arianna, la scrittrice ricca e importante che torna da Milano per occuparsi del babbo malato e, dalla sua finestra, vede quanto succede negli appartamenti di fronte: quello di Viola, la giovane e talentuosa violinista sempre vestita con tute informi dove pare nascondere “troppa ciccia” ma che, nella realtà, soffre di anoressia; quello di Grazia, moglie di un poliziotto violento che la picchia di continuo; quello di Lorenzo, affascinante architetto appena separatosi da una moglie che ha tradito per anni e solo quando viene scoperto comprende quanto, nella realtà, ne fosse innamorato; quello della signora Camilla, ex guida turistica, vedova e senza figli. E poi c’è Duccio. Non vive in quel palazzo ma è lì ogni giorno, in cortile, con la mano sul cuore e gli occhi sempre rivolti alle finestre di Arianna. Duccio è l’unico a parlare in prima persona, e ci svelerà un segreto importante. Poi altre figure, non principali ma egualmente fondamentali, quali, per citarne alcune, l’attraente madre di Viola e i compagni di scuola di quest’ultima, il borioso editore milanese, l’agente immobiliare sconfitto dalla vita, i genitori di Arianna. Insomma, ho visto e sentito i personaggi di questo romanzo “molto affollato”, così sono solita definirlo, e non potevo non raccontarli. Sono stati loro, in pratica, a chiedermelo, e ci siamo tenuti compagnia per un bel po’ di mesi. Scrivere è un lavoro serio e va fatto con i giusti tempi perché, come diceva il pittore Tiziano, “chi canta all’improvviso non può formare verso erudito né bene aggiustato”. Riguardo il finale non anticipo niente, solo riporto le considerazioni in merito di quanti hanno letto il libro e, più o meno, si sono tutti espressi in questi termini: “Fa stare bene”. E io ne sono contenta. Vedi, un libro, quando è concluso e passa nelle mani del pubblico, vive di vita propria, diventando ciò che vi trovano gli altri, non più o almeno non solo quello che l’autore voleva che fosse, l’idea che lo ha accompagnato durante la stesura. Quindi un finale “che fa stare bene” il lettore è una grossa soddisfazione. Non si tratta di un “…e vissero tutti felici e contenti” che sarebbe stato scontato. Scopriranno i lettori cosa voglio dire…

R.G.: Maria Rosaria, uno degli aspetti che ci ha colpito e anche intrigato del tuo romanzo è che fai precedere ogni capitolo da una citazione di un celebre scrittore, artista, filosofo, ecc.: Borges, Victor Hugo, Isabel Allende e tanti altri. Addirittura, le cinque parti di cui si compone il romanzo sono introdotte da citazioni di alcuni grandi musicisti. Vorrei soffermarmi sulla citazione che anticipa il capitolo “Senza giri di parole”, che è di Jean Paul Sartre: “La cosa essenziale nella vita è scegliere. Se ti tolgono la possibilità di farlo è come se ti togliessero la libertà.” E il capitolo si apre con l’impossibilità, da parte di Arianna, tornata a casa, di scegliere liberamente cosa fare, perché qualunque cosa avrebbe disturbato il sonno di Giovanni, il suo compagno, e il fastidio della sua presenza che stava diventando ingombrante alla luce della maturazione come donna conquistata da Arianna. Ma tu pensi che i tuoi personaggi riescano a scegliere ciò che fanno o sono vittime di eccessivi condizionamenti sulle scelte importanti della vita? È un po’ anche questo il loro problema?

Maria Rosaria Perilli: Vado per ordine. Le citazioni letterarie riassumono quanto succederà nel capitolo in oggetto, sono mirate, ecco, mentre quelle che distinguono le cinque parti di cui è composto il libro sono di grandi musicisti perché il tema musicale è molto importante, direi anzi fondamentale, nel romanzo (e qualcuno ce ne parlerà nel prologo concludendo nell’epilogo). La forma-sonata, che si riferisce a una particolare organizzazione del materiale musicale all’interno di un singolo movimento di una sonata, sinfonia, concerto, quartetto o altro pezzo di musica da camera, è divisa proprio in cinque parti: Introduzione, Esposizione, Sviluppo, Ripresa e Coda. Questo ce lo insegnerà Viola, facendoci al tempo stesso notare come anche gli eventi della vita siano strutturati nella stessa maniera. Riguardo i personaggi, scegliere liberamente è molto difficile, tutti siamo condizionati perché per l’appunto “connessi” agli altri. Poi c’è ciò che ognuno si aspetta, la paura di deludere, il dover apparire, il dover essere sempre all’altezza in tutte le circostanze e le situazioni. Problemi che sono quelli di tutti e quindi anche dei miei personaggi. Ma si cerca di superarli, di operare la scelta migliore per noi stessi. Come dice Arianna a Viola: “Loro sono loro e tu sei tu. La persona più importante”.

R.G.: Maria Rosaria, un’ultima domanda. Cosa ti aspetti da questo libro?

Maria Rosaria Perilli:  Da bambina avevo un sogno: vedere i miei romanzi negli scaffali delle librerie. Un sogno che può sembrare piccolo ma non lo è, e io l’ho realizzato ormai da tempo. Adesso, dal mio ultimo libro sullo scaffale delle librerie mi aspetto che piaccia ai lettori, e lo dico pur sapendo di essere scontata. Che piaccia quello che ho raccontato e il mio modo di raccontarlo. Di fare tante presentazioni in giro per l’Italia e parlare di noi due, intendo io e “le finestre”, come affettuosamente lo chiamo, chiudere con un bel brindisi e un abbraccio al pubblico che seguano tante belle vendite! Inutile essere ipocriti: è quello che ogni autore si augura…

R.G.: Vorremmo concludere questo incontro ritornando a Ennio Bazzoni. Nardini Editore ha puntato molto su “Le finestre di fronte”, al punto che il romanzo della Perilli inaugura una nuova collana, “Connessioni”. Complimenti per il nome che è molto promettente. Ci parli di questa collana? Quali sono programmi e le aspettative? C’è già qualche altro titolo per il prossimo futuro?

Ennio Bazzoni: Il mondo è ormai connesso, collegato, unito: ogni persona, ogni gruppo sociale vive in relazione agli altri e diviene parte di una rete che è insieme una sicurezza e una fonte di problemi. Spesso la voglia di distinguersi dal gruppo, la diffidenza e la rottura delle relazioni si fanno strada e vincono nel conflitto fra emarginazione e capacità di comprendersi, di stare insieme. Le particelle del nostro mondo creano e rompono connessioni che prima paiono certe e un attimo dopo si rivolgono altrove in modo apparentemente incomprensibile, come una centralina telefonica in perenne fibrillazione, in un frenetico bisogno di ri-connettersi, fare nuovi incontri e insieme abbandonare il vecchio e riscoprire la nostra capacità di amare, lavorare, vivere, conoscere e anche riconoscersi nel nuovo. Raccontare i fatti e vederli nel momento in cui i legami si rompono e si ri-creano è quindi utile a capire meglio le scelte di ognuno di noi, dell’altro, di chi ci sta accanto. Nel racconto delle “connessioni” che questa collana offre ai lettori si incontrano i problemi di tutti i giorni e i sogni di molti, le sofferenze e le gioie, la comprensione degli altri e i drammi sociali, le assenze e le presenze inaspettate. Il romanzo come forma letteraria è la proposta che avanziamo: “Connessioni” vuole quindi rappresentare la società moderna e le sue contraddizioni, partendo dai rapporti personali e sociali e aprendosi – senza pudori e senza preconcetti – a tutte le visioni degli stessi. Come in un gioco popolare nei giornali di enigmistica, “connettendo i punti” apparentemente sparsi sul foglio appare finalmente una figura, un volto, una scritta. La scoperta di quello che “appare” è il momento che vogliamo rappresentare. Siamo presuntuosi? Forse sì. Ma ci proviamo…
Alcuni titoli sono in lettura, in questo momento, e nella primavera del 2021 torneremo nelle librerie con un altro splendido romanzo.