“A quiet place” (Usa 2018) di John Krasinski

E’ il rumore ad attirare le mostruose creature

(Photo courtesy of imdb.com)
(Antonia del Sambro) Il film del 2018 firmato e interpretato da John Krasinski è definito un horror. Così viene presentato ai maggiori premi cinematografici ed è sempre in questa definizione che riesce ad aggiudicarsi anche premi al Critics Choice Award, al SAG Awards e all’AFI Award. E questo perché Hollywood ha l’antichissimo vizio di etichettare tutto, in particolar modo il prodotto che esce finito dagli Studios. In realtà A Quiet Place ha ben poco dell’horror classico, per intenderci quello con squartamenti esagerati, sangue a profusione e urla disumane per buona parte della durata della pellicola. Insomma, qualcosa tipo Le colline hanno gli occhi, tanto per fare un esempio inequivocabile.
No, niente affatto. A Quiet Place non lo è. Il film di Krasinski è più tensione pura, di quella affidata a una interpretazione colta e matura e consegnata parimente al suono. O meglio ancora, all’assenza di esso. A quel vuoto sonoro che in cinematografia diventa un enorme pennarello fluorescente per sottolineare e amplificare narrazione e recitazione.
La trama del film, in realtà, è molto semplice, quasi basica: mostri alieni hanno invaso la terra e i pochi superstiti hanno imparato a stare in silenzio per non farsi catturare e uccidere dagli stessi.
Tutto questo viene raccontato per immagini, sottotitoli, didascalie.
La pellicola si apre con una famiglia in un market abbandonato. Genitori e due bambini che cercano prodotti ancora da poter utilizzare, il tutto mentre cercano drammaticamente di non fare alcun rumore e comunicando tra loro con il linguaggio dei segni. Il bambino più piccolo si innamora di un giocattolo elettronico a pile e cerca di portarlo con sé. Il padre glielo impedisce, sempre spiegandogli a gesti che la cosa è pericolosa e che a malincuore lo deve lasciare. Ma il Fato prende le sembianze di sua sorella maggiore che andando contro la volontà paterna determina, senza averne la volontà, la vita del bambino.
Lo spettatore a questo punto della storia ha solo percezioni e intuizioni, la vera tensione comincia nel momento in cui il regista gli permette di leggere i titoli in prima pagina dei vecchi giornali, lasciati alla lettura del vento fuori dal market abbandonato di una città ormai fantasma.
Nei titoli c’è scritto a lettere cubitali che è il rumore ad attirare le mostruose creature invasatrici.
È il rumore che mette la vita degli umani in pericolo. Da qui, l’esigenza di rimanere in silenzio. Di non produrre alcun suono, di sopravvivere.
Chi non lo fa viene catturato e di lui non restano che brandelli.
La famiglia protagonista della storia lo sa e per questo ha creato un rifugio sicuro dove cucinano, lavano, comunicano tra di loro e vivono in perfetto silenzio.

Ma siccome l’essere umano è fallace la donna aspetta un altro figlio. Come faranno, dunque, a mantenere il silenzio con un neonato e come farà la donna a partorire senza emettere un suono?
Ed è questa la bellezza e la grandiosità di una pellicola come A Quiet Place dove lo spettatore resta in tensione emotiva per tutta la durata del film, seguendo le azioni e le vicissitudini dei personaggi e insieme continuando a chiedersi scena dopo scena se gli stessi protagonisti usciranno illesi da una minaccia che il regista tiene perennemente sotto i loro occhi impersonata da una gravidanza.
Tensione pura e palpabile e tutta esclusivamente emotiva. I mostri carnivori quasi non si vedono e anche quando si vedono non fanno per nulla paura. Ciò che spaventa sul serio è la fragilità degli esseri umani che anche quando ce la mettono tutta nulla possono contro forze soprannaturali.
Togliendo quasi del tutto il suono e i dialoghi, gli stessi movimenti di macchina non possono che essere tanto scontati quanti ripetitivi: primi piani e primissimi piani. Ma tutti assolutamente funzionali alla narrazione dato che gli attori tra di loro comunicano quasi esclusivamente con lo sguardo. E lo sguardo di John Krasinski è perfetto, intenso, drammaticamente convincente.
Accanto a lui, come protagonista una meravigliosa Emily Blunt bionda e provata dalla terribile situazione che la sua famiglia sta vivendo, su di lei i primi piani sono minori di quelli riservati a Krasinski perché la sua è una interpretazione di gesti e di corpo, una prova attoriale che nulla ha da invidiare agli interpreti dell’antico teatro giapponese.
Ultima curiosità, Krasinski e la Blunt sono sposati realmente nella vita di tutti i giorni e hanno anche due bambine. È questo senso di famiglia e di unità che permea l’intera pellicola a rendere più realistico il tutto? Forse, o forse no. Quello che è certo è che Krasinski ha dimostrato di essere un buon regista oltre che un attore affermato.  A Quiet Place ha avuto senza dubbio la eco e il successo che meritava pertanto agli spettatori non resta che attendere con trepidazione il prequel, che è anche sequel della prima pellicola, in uscita il prossimo 2021 e sempre a firma dello stesso regista.