Venezia 77: “Kitoboy” (Rus. 2020) di Philipp Yuryev

Ovvero: The whaler boy, il cacciatore di balene

(marino demata) Venezia 77 ci fa viaggiare verso luoghi remoti ed impensabili. Col film Kitoboy / The whaler boy, della rassegna “Le gionate degli autori”, siamo addirittura sullo stretto di Bering, cioè quel lembo di mare di circa 80 km che separa la parte più nord-orientale della Russia con l’America, ed esattamente con l’Alaska. Siamo praticamente ai confini del mondo: questo stretto lembo di mare che separa due grandi continenti ha fatto sognare, ma anche studiare, molti progettisti sulla possibilità di una via di collegamento che avrebbe, tra l’altro, impensabili e molto positivi risvolti economici sull’intera economia mondiale. Ebbene, sul lato russo dello stretto, in un remoto e sperduto villaggio dedito alla caccia alle balene, può nascere una tenera storia d’amore che, proprio come l’ipotetico e sognato ponte sullo stretto di Bering, unisce in questo caso un ragazzo russo e una ragazza americana.
L’esordiente regista russo Philipp Yuryev, già molto apprezzato in precedenza  come direttore della fotografia in molti film, sceglie una storia che si svolge in un villaggio, la cui economia è esclusivamente basata sulla caccia alle balene, che percorrono in lungo e in largo quella fetta di  mare. Gli abitanti del villaggio imparano fin da ragazzi il mestiere della caccia alla balena diventando tutti molto bravi. Il villaggio è prevalentemente abitato da uomini, il che non manca di creare qualche problema , a partire dal desiderio di compagnia femminile, soprattutto per i giovani, che accentua quel senso di isolamento e di straniamento che non si può, di base, non provare vivendo in un luogo ai margini del mondo.
L’arrivo di internet viene accolto come si accoglie un elemento di grandissimo progresso: ci si sente più collegati col resto del mondo, si possono conoscere notizie e vedere storie che rendono meno solitario e triste vivere in una simile realtà, anche se la corrente elettrica va e viene e il collegamento risente di notevoli disturbi.
Comunque sia, un piccolo gruppo di ragazzi individua in Internet la possibilità di vedere e conoscere ragazze; e se ti sintonizzi su una chat erotica situata sull’altro capo dello stretto di Bering, e cioè in America, puoi non soltanto assistere a generosi spogliarelli, ma anche intavolare colloqui, sia pure rudimentali, per le difficoltà della lingua: insomma cominciare a sognare. Il regista ci fa allora assistere ai tentativi dei giovani abitanti del luogo di superare, almeno in parte, gli ostacoli linguistici che separano i due modi, attraverso rudimentali strumenti di traduzione dei termini più utili, come “mi piaci molto”, oppure “sei bella”, fino ad arrivare a “ti amo” oppure “sono innamorato di te”.  Sì, perché pur ricavando dalle immagini, che rimbalzano dall’altro continente, una costante eccitazione, l’approccio di Leshka, il protagonista di questa fantastica storia, è quello di un innamorato. I suoi ingenui sentimenti hanno dell’amore e della passione  tutti gli ingredienti, compreso la gelosia, allorché compare sullo schermo l’avviso che la ragazza è impegnata in una chat con un altro utente.
Il grande sogno di Leshka diventa a questo punto quello di conoscere di persona la ragazza dei suoi sogni e parlarle non solo via chat, ma di persone e manifestarle tutto il suo amore. Per fare tutto questo non c’è che un mezzo, superare con un’imbarcazione il tratto di mare che separa i due continenti e poi recarsi via terra nella città dove vivono le ragazze della chat, per la precisione Detroit.
Per la verità ci sono stati altri tentativi, da parte di giovani russi, di attraversare il braccio di mare dello stretto di Bering e arrivare in America. Alcuni finiscono veramente male. E lo stesso Leshka assiste ad un triste funerale di un uomo che aveva tentato quella strada, ma, intercettato dalle guardie di confine americane, che avevano confuso il suo arpione con un fucile, era stato sparato.
Ma nulla potrà fermare il giovanile proposito di Leshka, che, rubato un motoscafo, un binocolo e un arpione,  e rifornitosi di scatolette di carne e di pesce, mette in moto la motobarca e, orientandosi con una carta geografica e una bussola, inizia la più grande avventura della sua vita.
Philipp Yuryev è riuscito, con questo film, a creare una storia d’amore resa impossibile dalla difficoltà dei luoghi e delle comunicazioni, e che invece il protagonista si illude possa essere possibile e determinare la svolta della propria vita. Una storia d’amore nata dalla utilizzazione, una volta tanto, positiva di internet, che trasforma, agli occhi del giovane protagonista, la TV in una vera e propria scatola dei sogni.