Venezia 77: “Residue” (Usa 2020) di Merawi Gerima

Per il concorso “Le giornate degli Autori”

(marino demata) “Gentrificazione” è un termine un po’ specialistico nel campo dell’urbanistica che – fortunatamente – da noi non è molto utilizzato. In breve, sta a significare un progressivo, ma radicale cambiamento del tessuto sociale in determinate zone della città. Generalmente si utilizza questo termine quando determinati quartieri popolari vengono gradualmente abitati da altri ceti, generalmente medio-alti. Per incoraggiare tale processo, che ha chiaramente valenze di carattere speculativo, c’è chi è interessato a creare delle vere e proprie mode per “lanciare”, per così dire, il quartiere o la zona, che da area-ghetto si trasforma in zona snob.
E’ quello di cui si accorge immediatamente il protagonista di Residue, Jay (Obinna Nwachkwa), che, dopo una lunga permanenza negli studi cinematografici di Los Angeles per imparare il mestiere dello sceneggiatore-regista, ritorna nella sua città natale, Whasington, DC e trova l’intero quartiere dove ha vissuto la sua infanzia e adolescenza radicalmente trasformato.
Le prime avvisaglie sono inequivocabili: Jay trova attaccato alla porta di casa della madre una locandina che pubblicizza l’agenzia immobiliare capace di acquistare il vecchio appartamento per una cifra vantaggiosa e in contanti! Anche la segreteria telefonica è piena di messaggi di varie agenzie che tendono a di incoraggiare la vendita della propria casa. Ad un certo punto Jay si sente come accerchiato e ben comprende il senso speculativo dell’intera operazione e i lauti guadagni che possono arrivare alle varie agenzie/restauratori immobiliari in questo business.
Non sfugge a Jay che è in atto una radicale modificazione sociale della zona. Si tratta del vecchio quartiere popolare di Washington chiamato Eckington, in stragrande prevalenza abitato da afroamericani e che ora, in maniera più snob di chiama NoMa (North Massachussetts) ed è già invaso da famiglie bianche.
Ma i cambiamenti in negativo che stupiscono e affliggono Jay non finiscono qui. Anche i suoi genitori sono cambiati. Quando lui era un ragazzo, essi sono stati sempre un punto di riferimento positivo per tutti i giovani della zona, ai quali, grazie a loro, non sono mai mancate parole di conforto e soprattutto di incoraggiamento, di fronte alle difficoltà, e a non mollare, a resistere con tenacia alle avversità e alle ingiustizie. Ora Jay trova i suoi genitori invecchiati non solo fisicamente, ma nell’animo. Sono infastiditi dall’accerchiamento degli immobiliaristi, ma, alla forza e alla combattività di un tempo, si è sostituita in essi la voglia di farsi i fatti propri e forse la rassegnazione: si trovano infatti di fronte ai pesanti mutamenti, che significano anche invasione dello spaccio e del consumo di droga, che, uniti ad altri reati, significano spesso, per molti ragazzi, trascorrere mesi o anni in galera.
In realtà Jay era tornato nel suo vecchio quartiere popolare di Washington per trovare materia per scrivere una sceneggiatura, nutrita dai ricordi della sua infanzia e dall’incontro con tutti i suoi vecchi compagni.
I ricordi non mancano e costituiscono materia di squarci veramente poetici del film, che descrivono, in eleganti flashback, il suo passato da ragazzo e i suoi felici incontri con gli altri giovani della sua età. Quello che invece mancherà quasi del tutto è l’incontro, che lui sperava affettuoso, con i suoi vecchi amici di strada e di giochi.

Questo è l’aspetto più triste e deludente del ritorno di Jay sulle strade del suo passato. Del suo amico più caro e affezionato, Demetrius, Jay non riesce a trovare traccia. Chiede insistentemente a tutti i suoi vecchi amici e conoscenti dove egli possa trovarsi. Ma le domande restano senza risposta. Demetrius, per tutti, è come svanito nel nulla. Alcuni non rispondono, e lo fanno con decisione. Altri rispondono con palese imbarazzo. Ma perché mai nessuno, ma proprio nessuno, vuole nemmeno parlare di lui? Il regista ci mostra alcune scene felici della adolescenza entro i cui confini si svolgeva la forte amicizia tra i due ragazzi.
Le altre sono amicizie meno intense di quella che lo legava a Demetrius. Delonte, un amico comune, afferma che Demetrius si sarebbe trasferito nel Maryland. Ma Jay non insiste con lui. Anche perché, come tutti, anche lui hai suoi problemi, con il padre che ha ucciso la madre dopo avere scoperto il tradimento. E infine citiamo un altro amico, Dion, che ha decine di volte scritto a Jay senza mai avere risposte. Ora si trova in carcere e la madre di Jay lo incita ad andarlo a trovare. Il regista, Gerima,  a questo punto sostituisce le tristi e anonime sale di conversazione di un carcere con i boschi dove i due ragazzi trascorrevano tanti pomeriggi della loro infanzia. È una delle pagine più poetiche della storia, che è intrisa di malinconia e di senso della mancanza.
E’ una storia che, tuttavia, cinematograficamente parlando ci lascia con lo stesso senso di vuoto col quale si ritrova alla fine il nostro Jay. C’è qualcosa di incompiuto in lui: non gli è riuscito di mettere insieme tutti i pezzi, perché non si era reso conto, fin dall’inizio, che la vita e le persone sono cambiate e che nulla può essere più come prima. Allo stesso modo, lo spettatore ammira lo sforzo intenso di Merawi Gerima, ma ha, alla fine, l’impressione che manchi qualcosa. Si resta con l’impressione che Residue poteva essere un film di ben altro spessore. Troppi sono i vuoti o i buchi irrisolti della narrazione: l’inchiesta privata di Jay per scoprire di più del suo amico Demetrius, diventa una scena che si ripete troppe volte allo stesso modo. E lo sfondo malinconico di un quartiere che deve per forza cambiare pelle per soddisfare l’avidità di una intera piramide che va dai faccendieri delle immobiliari, alle grandi compagnie speculative, non riesce a ben intrecciarsi con le storie private. È un peccato. Eppure, abbiamo visto in Residue squarci di vero cinema (forse soprattutto nei flashback), una direzione della fotografia impeccabile e momenti di rara poesia che lasciano sperare in una carriera luminosa per Marawi Gerima. Che auguriamo di tutto cuore.