Venezia 77: “Preparativi per stare insieme per un periodo di tempo indeterminato” (Ung. 2020) di Lili Horvat

Andare ad un appuntamente e sentirsi dire: “ma io non ti conosco”

(marino demata) Alla sua seconda prova, la regista ungherese Lili Horvat, capace in precedenza di un esordio pregevole col film Wednesday child, si cimenta, questa volta, con una storia d’amore dai risvolti molto problematici. La protagonista, Marta (Natasa Stork), ha già alle spalle una brillante carriera di oncologa nel New Jersey. Lì, ad un convegno di studi, conosce il suo connazionale Janos Drexler (Victor Bodo); i due trascorrono una giornata insieme e decidono di darsi un appuntamento in un momento e un luogo preciso: il ponte della liberà a Budapest, sul lato Pest. Sembra uno dei film di Linklater ed esattamente il seondo della famosa trilogia dell’amore: Prima del tramonto / Before sunset. Perché anche questo film parte da un appuntamento promesso e non realizzato, proprio come quello di Linklater, con il mancato incontro di un uomo e una donna che si erano dati un appuntamento mesi prima. E, come nel film di Linklater, qui la donna, in questo caso Marta, scopre di essere sola a quell’appuntamento.
Marta non sa darsi pace. Sa di amare quell’uomo e sa di voler realizzare il proprio futuro con lui. Riesce anche a vederlo, ad andargli vicino e parlargli, ma lui, con uno sguardo di stupore, la respinge affermando che si tratta di un errore e di non averla mai vista in precedenza.
Dopo lo sconcerto, il primo impulso di Marta è quello di mollare tutto e tornare in America. Ma quando all’aeroporto si rende conto dell’assurdità della situazione vissuta, ha uno scatto improvviso: decide di voler approfondire l’assurdo episodio e, insomma, di andare fino in fondo.
Questo inizio del film, con un colpo di scene iniziale (il mancato appuntamento) e la successiva decisione di Marta do voler restare a Budapest per approfondire lo stranissimo episodio a cui ha assistito, è veramente molto promettente, perché rappresenta una svolta immediata della narrazione, che ci porta nel territorio del mistero, che poi, in generale, è il non verificarsi di un evento ampiamente previsto con tutti i presupposti ben delineati.
Dunque all’amore si aggiunge il mistero: entrambi sono elementi che intrigano Marta e la inducono a restare a Budapest, ad affittare una casa, e a chiedere l’immediato trasferimento al reparto  di riferimento dell’Ospedale centrale, tra lo stupore dei colleghi locali, che non riescono a capacitarsi di come si possa rinunciare ad una importante posizione come quelle dell’Ospedale nel New Jersey.

Per Marta si apre comunque una nuova vita, che è riempita da due attività: quella professionale, tra l’altro nel medesimo ospedale dove lavora anche Janos Drexler, e quella di ricerca e di indagine di quello che possa essere successo a causare il mancato appuntamento e il mancato riconoscimento. Sotto il primo profilo Marta riesce immediatamente mettersi professionalmente in luce, ad eseguire interventi operatori difficili con sicurezza e competenza e a guadagnarsi così la stima dei colleghi locali.
Sotto il secondo profilo, Marta porta avanti le proprie indagini su quello che è successo, interrogandosi innanzitutto su se stessa e affidandosi anche ad un psicologo, al quale confida i propri dubbi: spesso, dice, noi confondiamo la realtà con quello che desideriamo che sia. Forse il desiderio e l’improvviso amore verso Drexler mi hanno fatto credere all’esistenza di un appuntamento mai esistito.  Si tratta, naturalmente di ipotesi da prendere in considerazione, ma che non convincono pienamente chi le sta di fronte. Probabilmente le indagini di Marta devono spostarsi da se stessa ed avere invece come fulcro la personalità di Drexler. Il quale, a sua volta, comincia a vederla sotto una luce diversa, come la collega brava e, a un tempo attraente, magari da conquistare. I due sembrano ricominciare da capo, come se effettivamente non si fossero mai conosciuti prima.
Fin qui il film sembra mantenere le sue promesse iniziali, con un mistero che può essere risolto solo attribuendo ad uno dei due personaggi la responsabilità, e con una svolta  che sembra voler mettere da parte tutto il vissuto precedente.
Ma, purtroppo, gli ultimi venti minuti del film ci propinano soluzioni ed esiti assolutamente banali, che il resto del film in verità non avrebbe meritato. Si tratta di situazioni, che, naturalmente non vogliamo anticipare, ma che non possiamo fare a meno di affermare che ci hanno profondamente deluso, perché si registra una disparità troppo forte tra l’accumulo di suspense e di incertezze che il film, nel suo insieme, meritoriamente, ci offre, e la parte finale, con la quale scendiamo ad un livello decisamente inferiore.
Il film è stato presentato nell’ambito di Venezia 77, nella rassegna “Giornate degli autori”.