“Il delitto Fitzgerald”/”The United State of Leland” (Usa 2003) di Matthew Ryan Hoge

La girandola degli amori non corrisposti

(antonia del sambro) Avete presente “la girandola degli amori non corrisposti”, quelli trattati mirabilmente nelle opere di letteratura italiana del Seicento e di cui Tasso è solo l’autore più importante?
No? In realtà è una trama molto semplice, ci si innamora di qualcuno che ama un altro e così a catena fino ad arrivare al punto di partenza. Nel film del 2003, The United State of Leland, scritto e diretto da  Matthew Ryan Hoge e prodotto da Kevin Spacey, succede qualcosa di molto simile: la maggior parte dei sentimenti vissuti dai personaggi sono poco o per nulla corrisposti, inoltre, come in un circuito automobilistico nel quale la partenza e l’arrivo finiscono con il coincidere inevitabilmente, anche in questo film la vita del protagonista fa da incipit e finale.
Leland P. Fitzgerald è un adolescente atipico, un ragazzo tanto intelligente quanto tormentato, che ha un pessimo rapporto con suo padre, un noto scrittore che praticamente lo ignora da tempo, e quasi nessun amico. La sua intera esistenza, però, viene sconvolta dall’incontro casuale in un negozio di film a noleggio di Becky, una quindicenne carina, sfacciata e con qualche problema di dipendenza, che la sua benestante famiglia cerca di tenere a bada iscrivendola a una scuola privata cattolica e responsabilizzandola a prendersi cura di suo fratello Ryan, autistico dalla nascita.
Per Leland l’incontro con Becky gli sposta tutti i riferimenti e lo investe di un tale sentimento che alla fine ammette che quella ragazza più che essergli entrata nel cuore gli è entrata nella mente, e da lì non può cacciarla neppure se lo volesse. Becky lo ha capito, e sfrontata ed egoista quale è, sfrutta la situazione a suo vantaggio, chiedendo al ragazzo tanti piccoli favori, cercando la sua compagnia soprattutto quando ne ha bisogno e facendosi aiutare di tanto in tanto nel prendersi cura di Ryan. E sarà proprio Ryan la chiave di volta dell’intera trama, e il suo assassinio avvenuto per mano di Leland.

Perché questo avvenimento tanto atroce quanto incredibile e inspiegabile porterà a una girandola di eventi altrettanto catastrofici e che coinvolgeranno tutte le persone vicine a Becky e a Leland, compreso il suo insegnante in carcere che trova nel ragazzo assassino una fragilità e una bellezza in grado di stimolare anche la sua vena creativa e la sua ambizione di scrittore. Ma ogni delitto, in un modo o nell’altro, rimanda a conseguenze. Sociali, familiari, personali.
Chi ha avuto modo di leggere Lo straniero di Camus, forse, troverà nella pellicola di Hoge più di un riferimento evidente, ma in questo film il sentimento di giustizia sociale viene trasfigurato da quello della vendetta personale e la drammaticità del racconto si declina proprio nella dualità azione/reazione; un meccanismo semplicistico che però non tiene per nulla conto delle inclinazioni personali, delle elucubrazioni mentali di ogni individuo, del modo in cui ognuno pensa di manifestare il proprio amore per qualcun altro. La “girandola degli amori non corrisposti” allora finisce con scontrarsi anche con le pulsioni personali, che essendo irrazionali, si disinteressano di tutto il resto manifestandosi nella loro più assoluta tragicità. Un film sociale, quindi, questo di Matthew Ryan Hoge che per una narrazione così estrema e sofisticata si affida all’interpretazione superba di Don Cheadle, nel ruolo dell’insegnante di Leland e di Kevin Spacey nel ruolo del padre.
Ryan Gosling, che qualche anno dopo vincerà un Oscar e sarà interprete di tante pellicole di successo, invece risulta un po’ spento e acerbo nel ruolo del giovane protagonista. A livello di regia pura non c’è quasi nulla da segnalare, è un racconto per immagini dove i girati in esterna rendono sicuramente di più che quelli in studio, ma in compenso le ricostruzioni ambientali, così come gli oggetti e i vestiti dell’epoca in cui si svolge la narrazione sono perfetti e curati al dettaglio. The United State of Leland è una pellicola che lascia senza dubbio un certo sapore sgradevole in bocca, ma che va vista assolutamente perché la bellezza della trama è qualcosa di ineguagliabile.