“Strasbourgh 1518” (UK 2020) di Jonathan Glazer

La pandemia in danza oltre 500 anni dopo

(marino demata)  Jonathan Glazer è un regista inglese che ha al suo attivo pochi film, ma di ottima fattura (ci riferiamo a Sexy Beast – L’ultimo colpo della bestia (2000), a Birth – Io sono Sean (Birth) (2004) e al bel film con Scarlett Johansson Under the skin del 2013. La ragione di una così scarsa filmografia è da ricercarsi nella pluralità di interessi di Glazer, che non si fermano ai film di fiction, ma spaziano nel vasto mondo dei video musicali e degli spot pubblicitari, per i quali è stato richiesto da importanti firme. È stato recentemente attratto anche dal mondo dei film corti.  Lo scorso anno ha firmato The fall e nel 2020, in piena pandemia, questo strano short film dal titolo Strasbourgh 1518.
E partiamo proprio da questo singolare titolo che ricorda una data di addirittura più di 500 anni fa. Cosa è successo di tanto importante a Strasburgo nel 1518?  In quell’anno a Strasburgo esplode il “Tanzvut”, una strana e folle mania per il ballo che coinvolge l’intera popolazione per tutta l’estate. Inizialmente è una normalissima donna che, per la strada, comincia a ballare sempre più freneticamente. E, come un contagio, viene imitata e seguita dapprima da alcune decine di persone, e poi da un numero sempre crescente. Le cronache dell’epoca parlano di oltra 400 persone, in maggioranza donne, come improvvisamente – diremmo oggi – “tarantolate” o prese dal cosiddetto “ballo di San Vito”, che, come è noto, è proprio il santo protettore dei danzatori. Dunque, tutti presi da questa incontenibile follia che li spinge ad occupare le strade della cittadina del 1500 per esibirsi nelle forme più frenetiche del ballo. Sembra che, alla base della diffusione così massiccia del fenomeno ci sia stata una protesta per le poverissime condizioni di vita delle classi meno abbienti per la miseria, le malattie e l’oppressione che affliggevano la popolazione, nella Strasburgo di quei tempi. Fatto sta che Glazer, ispirandosi a quella pandemia generalizzata per le movenze di danza, ci porta, nel pieno sviluppo del Covid-19, all’interno di tre stanze estremamente spoglie, senza mobili o altro, ciascuna con una ballerina o un ballerino. La macchina da presa si porta dapprima in una delle tre camere – i tre ballerini sono collocati in distanziamento perfetto, ciascuno in un ambiente diverso – dove una danzatrice comincia a muoversi sventolando a destra e a manca i propri capelli lunghi. Una voce fuori campo chiede “how are you?”/”Come stai?” Non bene, naturalmente.

Lo spazio angusto e vuoto della camera viene idealmente riempito dai movimenti sempre più rapidi e sempre più frenetici della ballerina, che, di tanto in tanto, si ferma accanto ad una tinozza – proprio stile ‘500 – per lavarsi le mani. Insomma, è agevole scorgere i simboli del lockdown in questa scena: la solitudine della ballerina, il lavarsi spesso le mani, e soprattutto la frenesia delle sue  movenze sempre più accentuate.
Le stanze sono scarsamente illuminate e la danza è accompagnata da una colonna sonora elettronica accentuatamente propulsiva di Mica Levi.
Verso la fine dei quasi 10 minuti di proiezione, prevarranno i rapidissimi colpi di montaggio a sottolineare ancor più il convulsivo andamento della danza e a dare un senso onirico al tutto, sempre accompagnato dalla musica elettronica di Mica Levi. La frenesia che sembra varcare le soglie della follia da parte dei danzatori è stata paragonata ad un illustre esempio scandito sempre qui, in Inghilterra: le folli movenze delle suore in I diavoli di Ken Russell, irrimediabilmente invasate fino all’estremo.
Strasbourgh 1518 è stato presentato in anteprima il 20 luglio alla BBC2 e il 21 luglio negli Stati Uniti attraverso la casa di produzione A24. Da ieri è disponibile la visione sulla piattaforma MUBI.