“900” (It. 1976) di Bernardo Bertolucci

Cinema e storia

(nicola raffaetà) Voglio premettere che 900 è un film che, più che narrare dipinge.
L’intento primario di Bertolucci, in particolar modo in questo film, è dimostrare che il cinema, come nuova espressione artistica, non è inferiore alle altre arti, anzi può raccoglierle tutte in sè e mostrarle alle persone, al pubblico.
Questo straordinario film è carico di citazioni pittoriche, letterarie e cinematografiche, e niente di quello che vediamo è lasciato al caso.

LA STORIA

Il dramma portante del film, si basa sull’amicizia che nasce e matura nel corso di una vita intera, tra un padrone (Robert De Niro) e un contadino (Gérard Depardieu).
Il primo atto del film, che cronologicamente parte dall’inizio del ‘900 e si chiude con la nascita del Fascismo, narra l’infanzia dei due amici, i loro sogni, le loro paure, e in particolare la loro differenza sociale: Alfredo Berlinghieri, figlio del padrone, borghese, il quale vorrebbe essere un “socialista dalle tasche buche” e allo stesso tempo vorrebbe fuggire con lo zio Ottavio, dandy, decadente edonista, in continua ricerca della bellezza.
Olmo che porta il nome di un albero, figlio di contadini, nipote di un uomo, il patriarca della famiglia (Sterling Haiden), che sembra uscito dal dipinto di Pellizza Da Volpedo “Il quarto Stato”, il quale ha voglia di riscossa e giustizia sociale, sempre pronto ad aiutare gli altri.
Il secondo atto, che si colloca tra i primi anni del Fascismo e il 25 aprile 1945, giorno della liberazione, si concentra in modo particolare sull’allontanarsi e dividersi dei due amici, della loro amicizia che ancora dura, ma che la storia difficilmente lascia tranquilla.

I RIFERIMENTI STORICI

Il film inizia con il giorno della liberazioneStwef, 25 aprile 1945, per poi tornare indietro nel tempo e affrontare, partendo dall’inizio (1900), mezzo secolo di storia italiana.
Troviamo per esempio lo sciopero generale del 1908, organizzato dalla Lega dei contadini per rispondere alle angherie dei proprietari terrieri. Ci fa vedere da lontano una delle principali cause che porteranno al vuoto di potere politico italiano alla fine degli anni ’20, e che faciliterà l’ascesa al potere del Fascismo; la prima guerra mondiale, mostrandoci Olmo tornare a casa in divisa, ormai grande, che ritrova l’amico Alfredo, bel “tenentino” che non ha fatto la guerra, e trova anche la trebbiatrice nuova del padrone Giovanni, papà di Alfredo; ma non basta, trova Attila, il truce fattore simbolo del Fascismo e le agitazioni sociali che innalzano sugli argini della bassa padana le bandiere rosse.
Il mondo stava cambiando e gli agrari, per liberarsi dei “Bolscevichi”,  si rivolgono proprio ad Attila e alle camicie nere nascenti.

TRA MITO E REALTA’-LA RICERCA DEL TEMPO PERDUTO
E’ importante precisare che la saga familiare e storica che Bertolucci ha messo in scena è interamente costruita, nutrita e imbevuta d’immaginario, è una visitazione febbricitante di un passato mitico in vista di un futuro altrettanto mitico.
Inoltre è importante il fatto che Bertolucci compie una ricerca del tempo perduto relativa a un mondo, il mondo agrario di cui Pasolini aveva cantato la scomparsa, da lui stesso conosciuto e ricostruito nei luoghi stessi delle sue origini.

LE CITAZIONI

Come ho già detto in precedenza, il film è carico di citazioni letterarie, pittoriche e cinematografiche; gli intenti del regista sono platealmente dichiarati già dai titoli di testa, dove le parole scorrono sopra una riproduzione del dipinto “Il quarto Stato”, in cui la triade dei personaggi (due uomini con una donna e un bambino), che guida un gruppo compatto di proletari, rende il quadro perfetto per introdurre un melodramma storico come 900. Tutto è li per sottolineare l’inizio del nuovo secolo, come per esempio la morte di Giuseppe Verdi gridata dal contadino gobbo vestito da Rigoletto subito dopo la prima scena del film (il 25 aprile 1945), il quale introduce l’episodio della nascita contemporanea di Olmo e Alfredo.

CITAZIONI PITTORICHE

Per quanto riguarda le citazioni pittoriche, oltre al dipinto di Pellizza Da Volpedo troviamo Piero della Francesca (la trafittura di Attila e quella di Ida Pioppi), Ligabue e Van Gogh, per quanto riguarda  il contadino che si taglia l’orecchio come protesta nei confronti del padrone, e che somiglia a Ligabue; troviamo addirittura Caravaggio in riguardo al chiaroscuro fotografico negli interni di casa Berlinghieri, ma anche l’Olmo bacchico cinto della corona di rane. Abbiamo l’Art Déco, riportata nell’episodio di Capri e reminiscenze Liberty (gli interni di villa Pioppi). Infine troviamo Manet e Renoir per quanto riguarda la festa con le ocarine, dove i contadini ballano felici.

CITAZIONI CINEMATOGRAFICHE

E’ bene precisare, che nella cultura visiva del 1900, si è inserito di prepotenza il cinema, ed è giusto affermare che Bertolucci dipinge anche con i film.Il suo stile pittorico cinematografico è molto vicino a un altro grande regista italiano, Luchino Visconti, in particolare a una sua opera, La caduta degli Dei.
In realtà i rapporti con Visconti sono evidenti da più punti di vista, sia a livello di metodo (scrittura filmica, suggestioni ottocentesche, melodramma…) sia a livello ideologico, sia nella costruzione delle immagini. Bisogna aggiungere che appunto perché il mondo presentato da Bertolucci è un mondo mitico piuttosto che ricostruito storicamente, l’autore che fanno pensare le parti migliori di 900 è piuttosto John Ford, il cui west americano parte da basi storiche, ma diventa poi un universo sognato e soggettivo.
I tocchi di cinefilia non si fermano qui: quando gli agrari organizzano la grande caccia agli acquatici, si comportano come i proprietari terrieri di La règle du jeu di Chabrol, nel momento in cui sterminano fagiani e conigli. L’intreccio tra pittura e cinema è molto forte, più che tra il cinema e la letteratura-teatro.

CITAZIONI LETTERARIO-TEATRALI

IL LORO LEGAME CON I PERSONAGGI

Molto interessanti sono le citazioni letterarie e teatrali che si legano ai personaggi del film, i quali alludono a figure storiche e al tempo stesso fantastiche, prodotti dell’immaginazione popolare.
Così l’uomo che libera Olmo dall’accusa di omicidio è un vagabondo e un miserabile alla Victor Hugo; Anita, compagna di Olmo adulto, porta lo stesso nome della moglie di Garibaldi; la nascita dei due bambini, Olmo e Alfredo, sono teatro: per quanto riguarda Olmo, la sua nascita è mimata da due piccoli contadini (bambini) che la osservano e che sembrano usciti da un quadro di Courbet o di Millet; anche la nascita di Alfredo è una vera pièce teatrale, composta dai monologhi della cameriera, del prete e di una donna di casa sotto le dorate colonne del portico della famiglia Berlinghieri, che gli fa da palcoscenico; per finire, c’è la presenza del vecchio padrone di casa, Burt Lancaster, che aspetta impaziente la nascita del nipote. Riti sociali e tragedia si mescolano e la tragedia è quella buia e truce dello Shakespeare (o Verdi) di Macbeth, specie quando è in scena la coppia Attila-Regina. Anzi, a un certo punto Regina (Laura Betti) vede persino, come Lady Macbeth, i fantasmi delle loro vittime.
Dei due, senza ombra di dubbio, il personaggio più interessante è Attila, che rappresenta al massimo delle sue potenzialità la ferocia del tempo.
Lui è l’esempio del malvagio shakesperiano e giusto all’inizio della seconda parte Regina si rivolge all’amante dicendogli “Chi sei tu?. In Otello di Shakespeare, Iago, che si finge onesto e consigliere del moro, afferma “I am not what i am.”, illustrando lo sdoppiamento del sui Io. Allo stesso modo potrebbe rispondere Attila a Regina, in quanto lui è sia Attila, sia il Fascismo. Inoltre se Attila è Iago, verosimilmente Otello è Alfredo più Olmo che non riescono a impedire al Fascismo di trionfare. Scena che rappresenta alla perfezione questo sdoppiamento di Attila, è quando lui uccide un gatto con una testata, in quanto il gatto lo paragona ai comunisti che vanno schiacciati senza alcun rimorso.
Per quanto riguarda il contesto storico un ruolo interessante lo hanno i personaggi di Ada e Ottavio. Ada, che poi diventa moglie di Alfredo, rappresenta l’artista futurista, anzi la poetessa futurista, che ama le macchine da corsa a cui dedica le poesie.
Mentre Ottavio, zio di Alfredo e fratello di Giovanni, rappresenta il Dandy, il decadente, quindi rappresenta l’avventura, i viaggi (non a caso regala al piccolo nipote un turbante preso in India, e perché il concetto gli sia più chiaro gli vediamo anche un veliero tatuato sul braccio), e più avanti nel film rappresenterà la trasgressione (omosessualità e droga). Infatti, a un certo punto lo zio confesserà di essere stanco per la sua esistenza spesa alla ricerca della bellezza, e all’inizio del secondo atto del film, lo vediamo fotografare a Capri su uno scoglio dei ragazzi nudi con in testa ghirlande, e la sua figura assume connotazioni nuove; se ne precisano qui le scelte sessuali e più avanti nella sequenza del Grand’Hotel, lo si vede iniziare Alfredo e Ada ai piaceri della cocaina. Dunque lo zio non è più immagine di libertà, ma piuttosto di trasgressione, e c’è chi ha visto in questo personaggio un simbolo del cinema stesso.

CONCLUSIONE

I riferimenti letterari ci indicano quello a cui ambisce l’estro di Bertolucci: il Roman Feuilleton, o romanzo d’appendice, vigoroso intreccio di storia e leggenda, composto da eroismi, sacrifici, sgozzamenti e orrori vari.
La storia di Bertolucci può essere considerata addirittura un’allucinazione, un minestrone tra realtà e fantasia, amore e violenza, citazioni di vario genere per rendere il più completo la sua opera, seguendo inoltre i primi insegnamenti che ha ricevuto dalla Nouvelle Vague francese, e in particolare dal suo principale “maestro simbolo” Jean-Luc Godard, il quale afferma “Nella vita la gente cita ciò che gli piace. La citazione io l’ho sempre usata molto. Cioè, non ho mai inventato niente. Io sono incapace di inventare”.