“Szel” / “Wind” (Ungh. 1996) di Marcell Iványi

In sei minuti un itinerario nel dramma e nel mistero

(marino demata) Capita spesso che un film corto sia bellissimo. Questo film, Szel/Wind, realizzato dal regista ungherese Marcell Iványi, è più che bello. È straordinario. Già la storia dalla quale prende le mosse il film è veramente singolare: Durante un corso di cinema condotto da Yvette Biro presso l’Accademia ungherese di teatro e cinema nel 1995, agli studenti del regista è stata mostrata una foto in bianco e nero scattata da Lucien Herve nel 1952, ed è stato loro affidato il compito di scrivere il ”plot” di un cortometraggio basandosi su di essa. Che storia si può costruire su una foto che mostra tre anziane donne che guardano tutte nella stessa direzione, non si sa dove e cosa, al di fuori del formato della fotografia?
Seguendo questa traccia, prende vita il film di Marcell Iványi, intitolato in ungherese Szel, ovvero Wind (vento).
Il merito del regista è quello di aver costruito un plot non con l’intento di offrire una spiegazione della foto, ma di costruire, partendo da essa, un percorso nel dramma e nel mistero. Si tratta di un’unica sequenza di sei minuti, senza nessun taglio. Un piano sequenza perfetto costituito dal far ruotare la macchina da presa di 360 gradi, partendo dalle tre donne ed arrivando, dopo un giro completo, di nuovo ad esse.
Il giro comincia lasciando lentamente le tre donne e la casa bassa e lunga che fa da sfondo alla foto. La macchina da presa inizia il suo movimento circolare, mostrando in tal modo il mare ed una spiaggia che sono le prime sorprese che lo spettatore ammira. Continuando il suo giro, sempre alla medesima, lenta andatura, ci troviamo di fronte ad un paesaggio piatto con varie case sparse. L’arrivo della m.d.p. in parallelo al sole offre l’occasione per un fantastico controluce, superato il quale, la camera arriva gradatamente su una radura che ci porta su un triste e inaspettato spettacolo. Un’esecuzione. Alcuni corpi incappucciati pendono da altrettanti pali. Una piccola folla ammutolita osserva, incapace di reagire in qualche modo allo spettacolo cui assiste. La camera compie un altro piccolo percorso e ci fa assistere ad una esecuzione dal vivo. L’uomo, in piedi su uno sgabello, viene incappucciato dal carnefice e il suo collo viene circondato dal cappio. Una pausa di pochissimi istanti, ed ecco che un calcio allo sgabello completa l’impiccagione.
La macchina da presa non ha ancora esaurito il suo giro di 360 gradi. Ma non le resta altro da fare che ritornare di nuovo al punto iniziale. Alle tre anziane donne che sono lì, quasi alla mercé del vento che dà il titolo all’opera. Nel film si ode appena qualche brusio, ma è come se parlasse, trasmettendo un potente e fantastico senso di mistero sulla vita, sulla morte, sulle atrocità e sulle violenze della guerra o forse di un potere cieco e inesorabile.
È un film di grandissimo impatto visivo ed emozionale. Si tratta di sei minuti degni di un posto di riguardo nella storia del cinema. Il film è stato giustamente osannato e premiato con la Palma d’Oro al Festival di Cannes del 1996 per la sezione cortometraggi.