“Enola Holmes” (UK 2020) di Harry Bradbeer

Che il nuovo avanzi! Anche a cinema.

(antonia del sambro) Un secolo di adattamenti cinematografici dei romanzi del celebre Conan Doyle non hanno impedito a nuove generazioni di scrittrici e poi di registi di sottolineare quanto della famiglia Holmes si possa ancora parlare all’infinito. E allora eccoci al frutto ideato e costruito proprio per la generazione Zeta. Cioè gli ultimi arrivati tra lettori e spettatori che poco o nulla sanno sul serio di Sherlock Holmes, a parte che fa l’investigatore privato, che risolve casi difficili e che ha un amico, dottore, e aiutante, di nome Watson. Ma in realtà non bisogna puntare il dito solo sui giovani perché è garantito che il novanta per cento dei lettori di Doyle non abbia mai sentito parlare né di sua madre, né di suo fratello maggiore, né di sua sorella minore. E infatti il creatore dell’investigatore più famoso della storia della letteratura qui non c’entra proprio nulla. A dover essere ringraziata per lo straordinario personaggio di Enola, sorella minore di Sherlock e per tutto il resto della famiglianza, infatti, è la scrittrice Nancy Springer, vera musa ispiratrice e fonte inesauribile di storie e avventure da poter riadattare al cinema da parte dei nuovi registi. Tra questi Harry Bradbeer che firma la nuova pellicola su Enola Holmes prodotta e distribuita da Netflix facendo letteralmente il botto. Il film piace e conquista milioni di spettori internazionali. E questo perché Enola Holmes non solo è fresca, adolescente, avventata, caparbia e carina e quindi in grado di catturare immediatamente le simpatie e il senso di riconoscimento degli spettatori più giovani, ma è anche stata educata e cresciuta da una madre modernissima e all’avanguardia sui tempi, che le ha fatto da precettrice insegnandole a svolgere esperimenti di chimica, fisica, biologia; a sparare e colpire un bersaglio, a giocare a tennis in casa, a comporre e risolvere difficilissimi rompicapi, ma soprattutto a pensare che essere soli a volte è un enorme vantaggio. Enola in inglese è appunto l’anagramma di Alone. Tutti per uno = Uno.

Quale diciassette non si innamorerebbe immediatamente di una protagonista così e non apprezzerebbe il film? Il twist della sceneggiatura è dato proprio dal fatto che la giovane, brillante, e temeraria sorellina di Sherlock Holmes è cresciuta sola, senza i fratelli maggiori e aggrappata all’unica presenza della madre. Pertanto, quando anche quest’ultima sparisce, lasciandole infinitesimali indizi da seguire per essere ritrovata, Enola non si perde d’animo e decide di mettersi sulle sue tracce. Fa solo un piccolissimo sbaglio: prima avverte i due fratelli maggiori. Sherlock appunto e soprattutto l’ottuso Mycroft, politico di una certa fama e uomo tutto di un pezzo che non solo sembra non stimare affatto la genitrice comune, ma neppure il modo in cui ha educato la sorellina, tanto che essendone il tutore legale decide di porre rimedio a tutto questo sfacelo e rinchiudere Enola in una rigidissima scuola per signorine. A questo punto della pellicola la protagonista ha in ordine: il problema di scappare dall’istituto dove è stata richiusa, ritrovare sua madre, e nel frattempo risolvere anche un enigma che riguarda il rampollo di una ricca e nobilissima famiglia, che lei, come da copione, ha incontrato per puro caso. Ora che questo film piaccia ai più giovani è evidente dal fatto che la regia e la fotografia a tratti ricordino moltissimo quella della serie cinematografica di Harry Potter, che il linguaggio filmico è ridotto in sé più che altro a effetti speciali e che Bradbeer con un colpo da vero maestro ha voluto come interprete principale la star indiscussa della serie cult Netflix, Stranger Things, Millie Bobby Brown. È lei, pressoché da sola, a decretare il passa parola tra gli adolescenti sulla pellicola di Bradbeer. Con buona pace di tutti i veri cinefili che di errori nella stessa pellicola ne troverebbero a bizzeffe. Ma non è questo il punto. Un film come Enola Holmes va guardato assolutamente per quello che è: un divertissement. Una pellicola da vedere in famiglia, qualcosa di leggero e divertente, e lascatemi anche dire che la Brown come attrice adolescente non è affatto male. Pertanto, approvo, o perlomeno ne comprendo il successo e come si sul dire: viva la faccia! Harry Bradbeer ce l’ha messa ed è stato premiato. D’altra parte non ha mai detto di essere Kubrick.