“Cuties”(Mignonnes) (Fr. 2020) di Maimouna Doucourè

Il film “scandalo” che ha spaccato critica e pubblico

(marino demata) Cuties (in lingua originale Mignonnes) dell’esordiente Maimouna Doucourè ha spaccato, in breve tempo la critica e il pubblico con una inusuale polarizzazione: cioè senza vie di mezzo! Per alcuni si tratta di un film spazzatura da esorcizzare. Addirittura, in Texas stanno portando avanti un’azione legale per arrivare alla cancellazione del film, cioè al blocco della sua diffusione negli Stati Uniti. Si tratta indubbiamente di una di quelle nevrosi collettive, in parte pilotate da chi vuole a tutti i costi rispolverare antichi tabù e concezioni del cinema e della realtà che tanti di noi potevano considerare ormai decisamente sorpassati dai tempi.
Poi ti accorgi addirittura, dal tono di alcune critiche, che esse si basano sul “sentito dire” o sulla propaganda superficiale, fino ad individuare, senza possibilità di smentita, che, molti dei critici più aspri, il film in realtà non lo hanno mai visto, ma vanno ragionando sul “sentito dire, sull’onda di una isteria collettiva di coloro che sposano una tesi senza neppure sapere di cosa si tratta.
In realtà Mignonnes è un sincero e veritiero spaccato di quell’età di passaggio molto delicata dalla fanciullezza all’adolescenza, un periodo della vita della quale il cinema si occupa raramente. I mutamenti graduali e, a volte, improvvis,i nel proprio corpo, portano molte adolescenti ad interrogarsi e ad interrogare. Ma la eccessiva “semplicità” delle famiglie fornisce spesso risposte insoddisfacenti. Alla adolescente di turno non resta che trovare in qualche compagna di scuola il proprio punto di riferimento e le spiegazioni che nessun altro è in grado di dare. Contemporaneamente ci pensano i media, la Tv e la stampa ad offrire modelli di vita e di comportamento che tendono a falsificare completamente gusti e tendenze naturali, imponendo stili di vita artificiosi e modelli del tutto impropri.
E’ quello che accade ad Ami (Fathia Youssouf), una ragazzina di 11 anni figlia  di due immigrati senegalesi a Parigi. La famiglia è composta da una madre conservatrice, da una zia opprimente e da due fratellini minori, che vengono in qualche modo affidati alle cure della giovanissima ragazza.  Il padre si trova per lavoro in Senegal e tornerà presto a Parigi, ma con una nuova moglie. La notizia certamente non può rallegrare né la mamma, né la stessa Amy, che rifiuta anche di parlare con suo padre per telefono, disapprovando quanto sta per accadere: l’arrivo del padre con la nuova moglie e la coabitazione dei due con la propria precedente famiglia.

Di fronte a quello che ad Amy sembra una prospettiva decisamente negativa e che rifiuta con veemenza, viene in soccorso l’amicizia con una sua coetanea, Angelica, anch’ella figlia di immigrati, che vive nel suo stesso fabbricato. A scuola Amy scopre che Angelica è la leader delle Mignonnes, cioè un gruppo di adolescenti ballerine, che si stanno preparando alla prossima competizione di ballo. Rispetto al mondo che Amy vive ogni giorno nello squallore della propria casa, è come se si schiudesse una nuova realtà ai suoi occhi: il mondo della danza, delle amicizie e la voglia di sentirsi utile alle sue nuove conoscenti. La danza la affascina e, con l’aiuto della musica, che ascolterà da un cellulare rubato, comincia a muovere il suo giovane e ingenuo corpo con spontanei movimenti che riescono ad estasiarla e a trascinarla come in trance in n mondo di sogno.
Presto Amy diventa la coreografa del gruppo e sarà in grado di insegnare alle sue amiche un serie di movimenti che esaltano il corpo ed eccitano chi osserva. Non tutto filerà liscio. Le dinamiche del gruppo delle ballerine determinano anche incomprensioni, invidie e lotte. Ma tutto questo fa parte della dialettica delle cose.
La chiave di lettura che rende il film assolutamente positivo e a tratti poetico è innanzitutto l’assenza di compiacimento della regista di fronte ad una storia che si ripete, magari in forme diverse, ma  uguali, in ogni adolescente. La regista ci mostra una tipica ragazza di 11 anni che rifiuta il mondo della tradizione  che trova nella sua famiglia, ed è stretta, da un lato, da quest’ultima, e dall’altro dalla sollecitazioni della società moderna, che, attraverso i media, vorrebbe plasmarla, come tutte le sue coetanee, in modo che divengano tutte prigioniere di comportamenti, modi di vestire, e di truccarsi che la rendano già, prematuramente, un oggetto sessuale.
La storia di Amy è la storia di un’adolescente che cerca il suo posto all’interno della società, dove aspira  essere il più possibile accettata, senza per questo dover necessariamente copiare integralmente quello che vede nei media. È un viaggio di evoluzione e di formazione fisica e psichica di grande spessore e questo è un merito che va sicuramente dato alla talentuosa regista di Cuties.
Tra l’altro il film offre numerosi altri spunti di riflessione. Il rifiuto di Amy della nuova situazione che si va profilando all’interno della sua famiglia, dove le tradizioni impongono che la madre debba accettare in casa il proprio marito in compagnia della nuova moglie e debba anche onorarla e preparare la migliore camere della casa per loro, rappresenta uno strappo a quanto imposto da un passato in evidente contraddizione con la società parigina che la circonda. D’altra parte, compare, ad un certo punto, uno strano personaggio, una sorta di guaritore, che inizialmente sembrerebbe un altro rappresentante delle tradizioni. Ma, dopo aver osservato Amy dice alla madre che sua figlia sta benissimo e non soffre di alcun problema mentale. Ed alla stessa madre sottolinea il fatto che può anche non accettare la situazione che si andrà determinando in famiglia con l’arrivo del padre e della sua nuova moglie. Insomma, anche in questo caso il film offre sfumature e situazioni non scontate, ma capaci di spaziare in una ricchezza dialettica di tipi e di posizioni, che non ti saresti immaginato.
Infine, vogliamo rimarcare la scelta delle musiche, sempre appropriate non solo ai numerosi tipi e passaggi  di danza, ma anche alle svolte che la trama presenta. In quest’ambito alcuni momenti sono decisamente pieni di lirismo e di poeticità: citiamo solamente uno di essi, allorché Amy decide di voler avere degli abiti più moderni e più in sintonia con il gusto e lo stile delle amiche che frequenta. Assistiamo allora allo svolazzare delle vecchie vesti, che, lanciate in aria dalla ragazza con un senso di liberazione, sembrano piovere dal cielo. Il tutto ci  ricorda in qualche modo la meravigliosa scena di Laurence anyways, di Xavier Dolan, allorchè i due protagonisti si trovano sull’isola e sono investiti da una improvvisa surreale pioggia di abiti che scendono dal cielo.