“La voce di Pasolini” (It. 2005) di M. Cerami e M. Sesti

Opere lette dal Poeta e da Toni Servillo

(marino demata) Uno degli aspetti più originali del documentario La voce di Pasolini, diretto da Matteo Cerami e Mario Sesti, è l’aver incorniciato le varie parti e sezioni del film con il costante riferimento alla sua opera, sognata e discussa, ma purtroppo mai realizzata: Porno Teo Kolossal. Gli autori hanno voluto in tal modo scandire le problematiche trattate nel film attraverso il racconto, pezzo dopo pezzo, di quello che sarebbe dovuto diventale l’opera più alta e matura di Pasolini.
Nel film i brani, tratti dalle poesie o dagli articoli o da vari scritti del Poeta sono affidati alla magica voce di Toni Servillo. Ma, nel caso del commento al film Porno Teo Kolossal, mai realizzato a causa dell’assassinio di Pasolini, la voce è proprio quella del poeta.  Perché Pasolini aveva inviato, accompagnato da una sua lettera, attraverso la sua voce  registrata, il soggetto del film a colui che avrebbe dovuto esserne il protagonista, Eduardo De Filippo. Quegli otto minuti sono non solo ascoltabili attraverso la sua voce, ma sono anche visibili attraverso una bella animazione che si sofferma sui punti essenziali della storia,  che ha, come suo punto di partenza Napoli.
Prima di inviare la bobina con la sua voce registrata e la trama del film, Pasolini aveva già inviato ad Eduardo, per iscritto e accompagnata da una affettuosa lettera, la bozza della sceneggiatura, scritta a quattro mani assieme a Sergio Citti. In poche righe Pasolini così riassume a Eduardo la storia che vuole filmare, come già riportata in un precedente articolo:
“Caro Eduardo, eccoti finalmente per iscritto il film di cui da anni ti parlo.
Due personaggi che fanno un «viaggio» (scoperta del mondo, cfr. Don Chisciotte). Il viaggio è guidato da una escatologia ideologica: lo scopriremo senza volerlo, guidati da un altro falso scopo. Credendo di raggiungere un fine, si scopre la realtà così com’è, senza alcun fine.
I due personaggi sono un Re Mago (uno dei tanti, partiti a adorare il Messia neonato ecc.), e il suo servo (Ninetto Davoli). Lo schema della storia è questo: il Re Mago parte per andare nel luogo dov’è nato il Messia, ma per strada gliene capitano tante che quando arriva sul Luogo, non solo il Messia è nato, ma ha trascorso la vita ed è morto, fondando una religione a sua volta finita.
Il Re Mago, arrivato sul Luogo inutilmente, muore.
Il servo burbero e rozzo e incosciente, che ha accompagnato il Re mago, in punto di morte si rivela: egli è un Angelo, e prende per mano il Re Mago per portarlo nel Paradiso che egli si è comunque meritato. Ma il paradiso non c’è. I due si voltano indietro come la figlia di Lot, e restano di sale. (Si voltano indietro verso il mondo della realtà, di cui hanno scoperto i valori cercandone altri.)”

La storia è questa così esposta. Ma non si scorge ancora, da questo bellissimo e affascinante racconto, quelle che sono le riflessioni politico-filosofiche contenute nell’opera e sulle quali il Poeta si sofferma nella sua successiva spiegazione a voce, ben riportata nei vari segmenti inseriti in La voce di Pasolini: vere e proprie sotto-storie che sono ambientate a Roma, a Milano e a Parigi.
Arricchiti da questa bella cornice, i temi prescelti dagli autori e raccontati o dallo stesso Pasolini attraverso sue dichiarazioni filmate, o attraverso la voce di Toni  Servillo non sono, e non potrebbero essere esaustivi delle moltissime problematiche affrontate nella sua vita, ma ne costituiscono una scelta valida per un approccio sempre attuale al suo pensiero

Di grande valore, ad esempio, è la sua definizione di sottoproletariato, che lui riferisce nel corso di una discussione con Ninetto Davoli. Pasolini collega la parte centrale e più importante del proletariato con la classe operaia e quindi con l’esistenza fisica delle fabbriche. E dunque essenzialmente nel nord d’Italia. Da Roma, a scendere verso il sud, c’è il sottoproletariato, che ha istintive aspirazioni al proprio miglioramento sociale, ma non ne ha gli strumenti, né la compiuta coscienza. È il sottoproletariato che Pasolini ha descritto in Accattone o nei suoi romanzi come Ragazzi di Vita, quello delle borgate, o delle baracche della periferia della capitale. Uno strato sociale che Pasolini ha cominciato a scoprire e a comprendere proprio al suo arrivo a Roma dal Friuli, e che lui, come ci racconta, non poteva immaginare che fosse configurato in tale modo.
Un altro tema che lo ha appassionato è quello della importanza negativa della televisione. Questo strumento, illustrato nel documentario da molte immagini di epoca, non ha avuto soltanto la funzione di far sognare o di portare fuori dal reale intere fasce di popolazione, ma soprattutto ha contribuito a creare quel fenomeno sul quale il Poeta è tornato molto spesso: l’omologazione dei modi di agire e dei linguaggi. La televisione dunque porta gradatamente verso una lingua unica, che è essenzialmente quella settentrionale, il milanese, la lingua degli affari e del capitalismo, e, così facendo, cerca di dare un duro colpo alle particolarità e alle diversità linguistiche che da sempre hanno arricchito la nostra penisola. Ma non si tratta solo di un problema linguistico, sia pur gravissimo nei risultati che riesce a conseguire, ma anche di un problema di sostanza, consistente nell’allontanamento dalla realtà e nel rifugio in storie che con la reatà non hanno nulla a che vedere. Oppure, quando la TV si cimenta con la realtà attraverso i telegiornali o altre trasmissioni simili, finisce col dare, così come la carta stampata, una immagine falsata del reale, ad uso e consumo delle classi dominanti.
E infine, colpisce particolarmente, per il suo carattere profetico, il capitolo che riguarda la previsione delle ondate migratorie che partiranno dall’Africa in navi di fortuna, che porteranno migliaia di vite umane affamate derelitte sui paesi costieri del sud Italia e, di lì, verso altre realtà come Barcellona, Salonicco, ecc.
Non a caso Pasolini ha intitolato la poesia nella quale descrive questo fenomeno “Profezia” e l’ha dedicata a Jean Paul Sartre “che mi ha raccontato la storia di Profezia”.
E Alì dagli occhi azzurri è il protagonista di questa bellissima poesia “Profezia” del 1962, inserita nella raccolta “Poesia in forma di rosa”, che, ironia vuole, esce proprio mentre più alta è l’onda della migrazione dal sud verso il nord d’Italia e di Europa e nessuno avrebbe mai potuto immaginare che l’Italia, da Paese dell’emigrazione verso altre nazioni e altri continenti, potesse diventare Paese di immigrazione:
“Alì dagli Occhi Azzurri
uno dei tanti figli di figli,
scenderà da Algeri, su navi
a vela e a remi. Saranno
con lui migliaia di uomini
coi corpicini e gli occhi
di poveri cani dei padri
Sbarcheranno a Crotone o a Palmi,
a milioni, vestiti di stracci
asiatici, e di camicie americane.”
La poesia è del 1962. La prima ondata migratoria dall’Albania al sud dell’Italia avverrà nel 1991. Circa 30 anni dopo…

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