“Hab” (Hung. 2020) di Nora Lakos al Festival di Cinema e Donne

Un raffronto tra tre registe ungheresi

(marino demata) Nel corso del nostro lavoro sulle cinematografie europee, ci siamo  recentemente imbattuti più volte nel cinema ungherese. Si tratta di una cinematografia che, pur non annoverando al suo interno numerosi autori di rilievo internazionale, come invece il cinema polacco, che è raffinata scuola di lunga tradizione, può però vantare una sorta di “mostro sacro” stimato in tutto il mondo come Bela Tarr, e la nascita, relativamente recente, di un movimento molto  importante come lo Slow cinema: un tipo di cinema caratterizzato da minimalismo, austerità e durata generalmente estesa dei film, al quale si ispireranno molti autori europei e asiatici.
Prima che il 42° Festival Internazionale di Cinema e Donne ci facesse incontrare la talentuosa regista Nora Lakos al suo brillante film di esordio dietro la macchina da presa, negli ultimissimi anni ci siamo imbattuti in altre due giovani registe ungheresi. La prima è un’autrice che ha suscitato grande interesse, al punto da vincere il primo premio assoluto della quinta edizione del nostro Firenze FilmCorti Festival del 2018. Parliamo di Linda Dombrovszky, una giovane regista formatasi presso l’Accademia del cinema e del dramma di Budapest e presso il Centro sperimentale di cinematografia di Roma. Proveniente dal documentario, per il quale ha realizzato opere di grande successo, ha vinto qui a Firenze con Cubeman, un film di 18 min. che conserva alcuni aspetti del documentario, al servizio di una storia d’amore, che travalica i tempi per arrivare ad un finale surreale, per il quale la Dombrovszky non sente alcun bisogno di  fare ricorso al lieto fine.
Pochi mesi fa, alla 77° Mostra del cinema di Venezia, nella “Giornate degli Autori” ci siamo imbattuti in un’altra regista ungherese, Lili Horvat, al suo secondo film, dal titolo lungo e promettente: Preparativi per stare insieme per un periodo di tempo indeterminato, un film che forse, nell’ultima parte non mantiene tutte le promesse che una prima parte scintillante aveva lasciato intravedere, ma che riserva comunque una serie di soprese e, tra l’altro, inizia con un vero e proprio colpo di scena: lei arriva dall’America a Budapest per incontrare un dottore ungherese conosciuto durante una conferenza a New York. Si erano dati appuntamento sul ponte della libertà. Ma quando si incontrano lui afferma: “lai si sbaglia, io non l’ho mai vista in vita mia”.

Ed ora veniamo alla terza regista, che abbiamo conosciuta attraverso il suo film di esordio presentato al “42° Festival Internazionale di cinema e donne”. Si tratta di Hab di Nora Lakos, che, prima di questo esordio ne lungometraggio,si eradistinta come regista di film corti, specialmente documentari. Tra l’altro al suo nome è legata anche  la nascita di CINAMIRA, un Festival internazionale di film per bambini.
Hab È una commedia romantica, a tratti brillante, nella quale la regista si fa apprezzare per gli intrecci che ci riserva il film, ma anche per la capacità di governare una storia a tratti seria, a tratti divertente e comunque sempre capace di destare molto interesse nello spettatore. È la storia d Dora, una giovane donna di 34 anni, uscita devastata da una relazione con uomo che la ha abbandonata, dichiarando di voler sposare un’altra donna. Il secondo evento doloroso lo apprende dalla sua commercialista: il negozio di pasticceria, al quale Dora tiene moltissimo, sta andando molto male: le spese sono troppe e c’è il rischio di chiusura.
L’inaspettata partecipazione ad uno strano concorso nel quale sarà premiata la famiglia che dimostrerà di essere maggiormente in gamba, le apre una speranza. Il problema sarà quello di inventarsi una famiglia: sono necessari un uomo che faccia la parte del marito e un ragazzo che interpreti suo figlio. Ma, a complicare le cose, Dora si renderà presto conto che, a tale concorso, che si svolge in una graziosa villa fuori città, partecipa anche il suo ex fidanzato con la sua donna. Questo è sufficiente per creare una serie di situazioni paradossali, che la regista riesce a governare attraverso una verve umoristica fuori dal comune.
I problemi che una donna, come Dora, deve affrontare, come la gelosia, la solitudine, la menzogna alla quale è costretta, vengono descritti dalla brava regista senza esasperazioni, ma sempre, anche nelle situazioni più difficili, con tocco di umorismo, che forse rappresenta il dato più riconoscibilmente positivo del suo film. Tutto questo, assieme alla leggerezza col quale le varie situazioni sono trattate: una laevitas che appare come il dato distintivo di questa brillante opera prima. Il film è anche la storia della maturazione della protagonista, che, ad un certo punto, comprende che deve abbandonare il suo atteggiamento di autocommiserazione e porre le basi per una svolta nella sua vita.
Hab rappresenta un esordio brillante e promettente. Sottolineiamo infine che Nora Lakos, e i suoi collaboratori, si fanno ammirare anche per la scelta delle musiche che accompagnano  il film, che non potrebbero essere più appropriate, a sottolineare le varie e contraddittorie fasi che attraversa la storia di Dora.