“Elegia americana” (Usa 2020) di Ron Howard

Un film che fa discutere critica e pubblico

(antonia del sambro) Le opinioni degli spettatori di Elegia americana, pellicola firmata da Ron Howard e tratta dall’omonimo libro di J.D. Vance, sono tra le più disparate c’è chi si è commosso, chi ha riflettuto su quella parte dell’America rurale abbastanza lasciata da parte nei film di genere, che presentano invece quasi sempre una realtà più glamour e più ricca di certa società statunitense, chi ha pensato che l’ennesima sagra familiare fosse un tema abbastanza inflazionato. Quello che posso dire io, invece, è che il film di Howard è uno dei pochi esempi in cui la trasposizione cinematografica di un romanzo acquista nobiltà. Elegia americana, il film, è superiore al libro quasi in tutto. Depurata da un certo politicismo strisciante che, invece, nel romanzo ne è quasi un leit motiv, la sceneggiatura di   Vanessa Taylor, la candidata all’Oscar 2018 per la Forma dell’acqua, punta esclusivamente alla forza e alla bellezza dei sentimenti. Sentimenti che nella pellicola sono rappresentanti meravigliosamente dai rapporti familiari per buona parte e da quelli sentimentali a seguire. Le scene in cui la fidanzata del protagonista è disposta a mettere da parte i propri progetti per stargli accanto, sostenerlo, confortarlo sono tra le parti più emozionanti della trama.

Così come la durezza e la determinazione della nonna di J.D. nell’indicargli la strada per andare via da un territorio depresso e ormai in rovina e altresì da una madre dipendente che avrebbe fagocitato la sua vita trasformandolo in un altro perdente di quella società, fanno venire letteralmente le lacrime agli occhi. Elegia americana come pellicola possiede, dunque, quello che lo stesso autore del libro non è riuscito a fare nella sua storia, possiede l’emozione, l’intensità di un film sentimentale che è allo stesso tempo un film di denuncia sociale, ma senza politica e senza retorica. Un film dove la fotografia fatta di colori forti e accesi che rimanda a quella delle pellicole degli anni Novanta e le riprese in esterna con le montagne degli Appalachi e le case con patio esterno che fanno tanto America operaia stabiliscono la cifra stilistica di Ron Howard e la sua stessa poetica. Per finire, un plauso va alla signora Cuba, la responsabile sul set dei casting degli attori. Ebbene, lei è una che il mestiere del cinematografo, che è fatto anche di tecnici puri e non solo di scrittori e registi, lo ha imparato benissimo. Basta arrivare ai titoli di coda, infatti, per scoprire dalle foto e dai filmati originali di J. D. Vance forniti alla produzione, quanto la somiglianza tra gli attori e i personaggi reali della storia sia davvero sorprendente. Quindi, bravi tutti e bravi anche a Netflix per aver prodotto e distribuito in piattaforma una delle pellicole più interessanti di questo 2020.

Film di Ron Howard recensiti su RiveGauche-FilmeCritica:
Eight days a week (2016): https://wp.me/p3zdK0-1HP
Hillvbilly Elegy (2020): https://wp.me/p3zdK0-4Nl