“Amnesia” (Sviz. 2015) di Barbet Schroeder – Recen. e trailer

Il ricordo che si vorrebbe cancellare

(marino demata) Era dal 1960 che Barbet Schroeder non ritornava ad Ibiza per un film. Infatti, Ibiza è stato lo scenario proprio del suo film di esordio, More: un’opera nella quale il regista comincia la sua esplorazione nell’estrema complessità della natura umana e in particolare delle diverse modalità di reazione agli eventi e ai problemi. In questa sua ricerca si è spesso incrociato anche con gli eccessi con i quali l’uomo può reagire: è il caso proprio del suo film di esordio, More, storia di due ragazzi alle prese con la dipendenza dalla droga e di un altro film, qui già da noi recensito, Matresse, vera e propria discesa agli inferi dell’universo sado-maso.
Il ritorno ad Ibiza con un film ambientato negli anni ’90, gli anni dell’esplosione dell’isola come meta dell’universo giovanile, luogo di incontro internazionale dei ragazzi amanti della movida e delle serate in discoteca, non tragga in inganno. Ibiza ha degli angoli assolutamente tranquilli, dove ci si può rifugiare dalle angustie della vita e soprattutto dai ricordi più scomodi e dolorosi. E questa è appunto la corda che, in questo film del 2015, Barbet Schroeder intende toccare.
Nella prima scena siamo già nel nuovo millennio e Marthe Keller appare truccata per interpretare il ruolo di Martha dieci anni dopo lo svolgersi degli eventi narrati nel film. Sicchè il film è un lungo e unico flashback riferito ad eventi successi dieci anni prima, appunto negli anni ’90. In quell’epoca Martha non viveva in modo diverso: era già da oltre quarant’anni in volontario esilio sull’isola, con una storia singolare alle spalle, che include anche eventi dolorosi e segreti. Martha infatti è tedesca, ma non ebrea, eppure in fuga dagli orrori della Germania dell’epoca. Conosce un violoncellista ebreo che verrà deportato e questo episodio acuisce il suo odio verso la realtà dalla quale fugge. A Ibiza, fin dal suo arrivo, vuole rompere completamente col passato tedesco: si finge una turista inglese, vive in affitto in una villa isolata con la vista sul mare, rifiuta anche di allacciare la casa alla corrente elettrica.
Il caso vuole che, in una casa poco distante, sia venuto ad abitare un giovane ragazzo tedesco, Jo (Max Riemelt)  alla ricerca di esperienze nella musica elettronica e disposto intanto anche a fare il DJ in un locale. Fra i due nascono rapporti di buon vicinato che preludono ad una simpatica amicizia. Inizialmente Martha non rivela di essere tedesca e i due parlano in inglese. Ma quando i due si chiariranno su questo punto, Jo  resta stupito per l’intransigenza di Martha, per il suo odio verso tutto ciò che è tedesco, per la sua difficoltà a comprendere una realtà che è diventata totalmente diversa (siamo immediatamente dopo la caduta del muro di Berlino).

Sarà l’arrivo improvviso della madre e del nonno (Bruno Ganz) di Jo, che cerca vanamente di convincere il figlio a rientrare in Germania, a creare situazioni nuove che innescano dubbi nella mente di Martha.
In questa nuova situazione che si crea, è da rimarcare la splendida performance di Bruno Ganz, che per i 15 minuti della sua apparizione ruba la scena a tutti, suo malgrado, col suo talento e le sue straordinarie doti espressive. Il tutto nel ruolo non semplice di chi, durante il Reich, è stato costretto a servire dei nazisti.
Nel corso del suo lavoro – si lascia sfuggire – gli è capitato anche di dover sorvegliare gruppi di ragazze, stimolando in tal modo la inevitabile domanda di Martha: “E le ragazze che fine hanno fatto?” La domanda resterà senza risposta!
Nel frattempo il rapporto tra Martha e Jo si è fatto sempre più stretto trasformandosi in un amore platonico da parte d lei, e in un trasporto più profondo da parte del ragazzo. E, in ogni caso, il rapporto, proprio per volontà di Martha, resta sul piano della tenerezza e della profonda amicizia.
Film di delicati sentimenti che si stagliano sullo sfondo cupo dei ricordi, da parte di Martha, del triste passato tedesco che lei non riesce ad accantonare. Sarebbe forse necessaria una sorta di completa amnesia, evocata dal titolo del film, che fa riferimento ad un doppio significato: alla impossibile necessità di dimenticare e al nome del famoso locale di Ibiza (reamente esistente), dove Jo aspira a lavorare.
Lo spettatore rimane affascinato dalla complessa personalità di Martha, che ha come contrappunto la spensieratezza giovanile di JO. Tra l’altro, Marthe Keller, malgrado l’età avanzata, conserva effettivamente il fascino di un volto sereno e dai lineamenti ingentiliti.
A leggere la biografia di Schreader emergono nel film elementi dal sapore autobiografico, legati soprattutto alla propria madre tedesca, costretta a fuggire dalla Germania nazista, proprio come Martha. Un film dunque particolarmente sentito dall’Autore, e che diventa, in questa luce una sorta di atto dovuto verso i propri ricordi e che, forse non a caso, sarà l’ultimo film di finzione dell’anziano regista.

Film di Barbet Schroeder recensiti du Rive Gauche – Film e Critica

MaItresse (1976):
Amnesia (2015) –