“Almost famous” (Usa 2000) di Cameron Crowe – Recensione e trailer

Coinvolgente pezzo di storia del rock degli anni ’70

(nicola raffaetà) Almost Famous è un film americano del 2000 scritto e diretto da Cameron Crowe, regista di Jerry Maguirre (1996) e Vanilla Sky (2001). Almost Famous è un film in parte autobiografico, in quanto Crowe, come il piccolo protagonista William Miller (Patrick Fugit), a soli 15 anni inizia a scrivere articoli e recensioni di musica per Creem, Playboy, Penthouse e più tardi con il celebre magazine Rolling Stone, intervistando leggende del rock come Bob Dylan, Neal Young, Led Zeppelin.
Inoltre, per concludere questa piccola introduzione su Crowe e la sua passione per la musica, dopo aver diretto Almost Famous, realizza nel 2011 The Union, documentario che segue i musicisti Elton John e Leon Russell’s nella realizzazione dell’omonimo album “The Union”,e sempre nello stesso anno esce in Usa “Pearl Jam Twenty”, documentario sulla storica band di Seattle, una delle più importanti della scena musicale rock-grunge degli anni ’90.
La trama di Almost Famous, dunque, è semplice e lineare, ma allo stesso tempo coinvolgente, grazie sia alle qualità registiche messe in campo da Crowe, sia per la scelta musicale rock anni ’70 abbinate perfettamente con un ottimo ritmo del montaggio che sembra proprio danzare con esse.
Il piccolo William, appassionato di musica, riceve il suo primo incarico dal critico musicale Lester Bangs che scrive per Creem, di recensire un’esibizione dei Black Sabbath. Sfortunatamente il ragazzo non ha le credenziali per entrare al concerto, ma ci riesce grazie a un gruppo di Groupie guidato dalla bellissima e sensuale Penny Lane che seguono gli Stillwater, gruppo rock che quella sera apriva il concerto ai Balck Sabbath.
Da qui parte tutta la storia, il ragazzo viene contattato da Rolling Stones, la famosa rivista di musica americana, chiedendogli se ha un articolo da proporre, William propone di seguire gli Stillwater nel loro tour nel 1973.Nonostante la riluttanza della madre, interpretata dalla bravissima Frances Macdormand, William parte con la band e la segue in vari posti degli Usa, tra alcol, droga, donne, feste, amori e tradimenti, ma soprattutto tanto rock, quella musica che più di quaranta anni fa cambiò il mondo per un breve periodo.

Il film è molto interessante anche proprio per questo aspetto, l’attenzione per quella controcultura che si impose tra gli anni ’60 e inizio anni ’70, e che ebbe come ariete la musica rock, figlia del blues, R’&’B, Hardcountry, con i suoi testi crudi e duri, nata in Usa ma portata alla massima espressione dalle band inglesi (Rolling Stones, Led Zeppelin, Beatles, Pink Floyd e via dicendo) e che contaminò altre forme d’arte e di cultura, il cinema, con Hollywood Renaissance o New Hollywood (ad es. con film come  Il Maratoneta o Bonny e Clide, Easy Rider…), ma anche la pittura, aprendo le porte alla PopArt, il Teatro in particolare con i musical, Hair, il primo musical rock e che porta al centro della storia le comunità Hippie, il pacifismo e la guerra in Vietnam e che, come la controcultura insegna, ha un finale tragico, non il classico happy ending della cultura mainstream. A tutto questo va aggiunto il conflitto generazionale che poi è alla base della controcultura che ha le sue radici negli anni ’50, e questo Crowe ce lo mostra benissimo a inizio film, quando la sorella di William litiga con la madre perché le vieta di ascoltare musica rock, per lei rappresentante la libertà, e alla fine la ragazza se ne va dal giogo materno per andare a girare il mondo facendo la hostess. Proprio in questo caso possiamo vedere, anche se in forma leggera, le problematiche di genere, proprio nel rapporto che la madre ha con entrambi i figli: mentre con la ragazza è molto protettiva al limite della sopportazione, al punto che il legame per un certo periodo si rompe con la giovane che se ne va, con il figlio, maschio, è oltremodo permissiva, al punto che appena quindicenne e non ancora diplomato, lo manda in tour con una rockband, quindi Crowe tocca anche il tema del femminismo, sia con questa situazione che con quella delle Groupie che seguono gli Stillwater, e a questo è connesso anche la libertà sessuale e l’amore in se.
Un piccolo film che può aprire la nostra conoscenza a un mondo che è stato molto importante ma che adesso non c’è più.