“Berenice” (Fr. 1954) di Eric Rohmer

Un film corto tratto da Edgar Allan Poe

(marino demata) Nel 1954, a 34 anni, Eric Rohmer non si sente ancora in grado di girare un lungometraggio (dovranno trascorrere altri cinque anni) e, come tanti grandi registi, entra nel mondo dei film corti e comincia a raccontare storie a volte prese a prestito dal mondo della letteratura. È il caso Berenice, una storia per la quale Rohmer si ispira ad un racconto di Edgar Allan Poe, uno scrittore che ha sempre amato moltissimo. Realizza perciò, nel breve tempo di 21 minuti la trasposizione cinematografica di un racconto per molti versi sconcertante, ma dove l’orrore e il mistero sono considerati ingredienti della vita e dove non si ravvisa nulla di soprannaturale, nessuna causa che non abbia una spiegazione logica, anche se riferita a fatti maniacali o a elementi patologici.
André Bazin, il fondatore dei Cahiers du cinema, dove il giovane Rohmer scriveva le sue recensioni e le sue osservazioni sul cinema, mise a disposizione del regista la sua casa, dai mobili d’epoca e dal giardino incolto, sembrandogli questa la location ideale per un racconto pieno di risvolti sconcertanti.
Rohmer stesso interpreta il ruolo del protagonista, Egeo, un nome che si rifà al mondo greco classico: così si chiamava  il padre di Teseo, che si ucciderà perché quest’ultimo, al suo ritorno in patria, dimenticherà di issare sulla sua nave le vele bianche, il simbolo convenuto delle vittorie e del suo essere ancora vivo. Anche il nome della a protagonista femminile, Berenice, è legato al mondo  greco: la leggenda vuole che offrisse la propria capigliatura ad Afrodite nel caso di ritorno a casa dalla guerra del suo uomo.
Nulla di soprannaturale, si diceva a proposito dei due personaggi, che sono, tra l’altro, cugini: essi però sono afflitti da mali che li allontanano gradatamente da un percorso di vita normale. Berenice è afflitta da momenti di svenimento, veri e propri mancamenti che la inducono a fasi di catalessi sempre più frequenti. Egeo è affascinato da Berenice e forse il suo stesso male lo porta, morbosamente, a desiderarla di più. In tal modo, da un rapporto che potremmo definire fraterno e amicale, Egeo finisce col desiderare di possedere Berenice. I due si sposeranno, ma sarà un breve stagione. Intanto l’amore di Egeo si focalizza sempre di più non tanto sull’intera personalità di Berenice, ma su un aspetto del suo corpo, i denti: una parte per il tutto in una sorta di monomania feticistica, che trasforma l’originario desiderio verso la donna amata nel desiderio di possedere solo una parte di essa, la più bella e significativa, a suo giudizio.
Con queste premesse, la storia avrà un epilogo tragico e, in questo, il film è molto fedele al racconto di Edgard Allan Poe: Berenice muore ed Egeo appare disperato. Sarà un servo a richiamare Egeo alla realtà delle sue colpe. Un sepolcro violato, gli abiti sporchi di fango e di terriccio, e soprattutto i denti di Berenice strappati dalla sua bocca e diventati, per la monomania di Egeo, l’unico motivo  realmente di attrazione e di amore.
Come si evince da questa descrizione, che ha varcato per una volta i confini dello spoiler, proprio perché le circostanze della morte di Berenice rappresentano il centrale motivo di interesse del racconto, che non presenta ulteriori risvolti, c’è molto più di Poe in questo film che non di quello che sarà il cinema più maturo di Rohmer. E più che la storia in sé, che, per i motivi che affronta, somiglia tanto ad altre storie di Poe, quello che è interessante è il modo col quale la storia viene narrata.  In realtà Rohmer raramente ritornerà alle atmosfere tragiche presentate in questo “corto”.  Ma, ciò malgrado, troverà modo di appassionarsi, nei suoi film, ai temi della nascita dell’amore, allo sviluppo a volte tortuoso, dei sentimenti, alle dinamiche, non sempre governabili, legate ai rapporti interpersonali: cioè tutte le tematiche che sicuramente sono riconoscibili anche in Berenice.
E infine, per completare le presenze di quella che, di lì a poco, sarà denominata la Nouvelle Vague, notiamo, in questo film,  anche il contributo di Jacques Rivette, nelle vesti di direttore della fotografia.

Film di Eric Rohmer recensiti su Rive gauche – Film e Critica:

Berenice (1954): https://wp.me/p3zdK0-4Op
La mia notte con Maud (1969): https://wp.me/p3zdK0-3Re