“The secret” (Usa 2020) di Andy Tennant – Recens. e trailer

Il mistero del soccorso ad una giovane vedova in difficoltà

(antonia del sambro)  Tra i meravigliosi misteri dell’industria cinematografica americana c’è anche il successo dell’ultimo film firmato da Andy Tennant e prodotto e distribuito da Netflix: The Secret. Di fatto, la pellicola attualmente più vista sulla nota piattaforma. Perché? Non si sa. Appunto è un mistero. Ma procediamo con ordine e partiamo dalla trama: banale, già vista, anche un po’ scopiazzata a pellicole precedenti. C’è una giovane vedova in difficoltà economiche con due figli adorabili, un corteggiatore ricco e amorevole, una suocera impicciona ma per nulla cattiva, e una montagna di debiti da assolvere che la costringono a viaggiare su una utilitaria che si tiene su per miracolo e a vivere in una casa che fa acqua da tutte le parti. Letteralmente. Ma nella vita della giovane vedova arriva, affatto per combinazione o caso, un cavaliere senza macchia e senza paura, che ha un debito nei confronti di quella famiglia, un debito a cui lui intende assolvere appieno. La vedova ignora il vero motivo per cui lo ha incontrato e lo tratta solo da buon amico. Riconoscendogli la dedizione con cui tratta i suoi figli e la sua disponibilità a intervenire sulle sue questioni pratiche come il tetto della casa saltato dopo un uragano o il paraurti della macchina staccato dopo un tamponamento. Intanto dalla ex suocera e dal suo spasimante, alla vedova arrivano domande e richieste di spiegazioni su quella figura così presente nella sua vita e così misteriosamente apparsa dal nulla. La vedova nicchia, si fa domande anche da sola sullo stesso argomento e infine decide che chi se ne frega.

Il misterioso nuovo amico è carino, sexy e disponibile. Ma come nelle sceneggiature che si rispettano arriva il punto di non ritorno in cui ai protagonisti può succedere di perdere tutto o vincere tutto. Chi avrà la bontà di guardarsi il film su Netflix lo scoprirà da solo. Quello che compete a me dire è che a fronte di una trama banale corrisponde una regia altrettanto banale e priva di qualsiasi guizzo creativo. È vero che Tennant parte da una sceneggiatura non originale tratta dall’omonimo romanzo romantico/drammatico di Brunstetter e che molto altro non poteva fare né nel finale né nello snocciolamento della trama, ma diamine! proprio per questo poteva inventarsi qualche movimento di macchina in più, qualche dissolvenza incrociata per spezzare il banalissimo ritmo, che so, una carrellata all’indietro per sottolineare le svolte positive della trama, un primissimo piano con le gocce di pioggia che cadono dal soffitto. Qualsiasi cosa. E invece nulla. Ma proprio nulla di nulla. E né l’avvenenza di Josh Lucas, né l’interpretazione adolescenziale di Katie Holmes, rispettivamente i due protagonisti, aiutano a rendere questa pellicola indimenticabile. Della fotografia neppure a parlarne e gli attori non protagonisti sono da giornata del dilettante. Perciò ricapitolando: trama no, regia no, interpretazione no, fotografia no e la sceneggiatura è didascalica. E quindi perché mai sono rimasta incollata al televisore per tutta la durata del film senza annoiarmi neppure per un secondo contribuendo così alla statistica delle pellicole più viste su Netflix? È un mistero!