“Stay awake, be ready ” (Viet. 2019) di Pham Thien An

Un quarto d’ora, all’angolo della strada, in qualsiasi città del mondo

(marino demata) Che succede se restiamo per circa 15 minuti in qualsiasi parte del mondo, seduti magari ad un bar all’esterno ad osservare quello che capita? Può capitarci di vedere cose strane, intrecci curiosi tra varie persone e situazioni, rituali consueti, ma anche qualcosa di diverso., che non vedrai il giorno dopo o forse in nessun giorno a venire. Naturalmente stiamo parlando di luoghi frequentati e animati. Provate a sedervi presso un tavolino all’esterno del bar del la paix a Parigi o di un piccolo bar in un angolo nell’intrico dei vicoli di Trastevere a Roma o, magari a San Diego, California. In  un quarto d’ora qualcosa  sempre accade.
È quello che vuole dimostrarci il regista vietnamita Pahm Thien An installando la sua macchina da presa di fronte ad un angolo molto trafficato di Saigon. Sia chiaro: l’intento non è documentaristico, né da cinema veritè. Tutto quello che vediamo è stato preparato grazie alla meticolosità e alla bravura del regista, che, come dichiara in un’intervista, ha scelto personaggi principali e situazioni, è andato in lungo e in largo per Saigon alla ricerca della location più opportuna, dell’angolo di strada che desse effettivamente le migliori garanzie di vivacità nella vita reale, e, contemporaneamente di  manovrabilità della macchina da presa, senza intoppi: la ricerca termina quando il regista trova il luogo ideale, circondato da case tipiche delle città del Vietnam, una strada ben illuminata e, come lui ci ricorda, “lo spazio offriva sufficienti possibilità, con i marciapiedi abbastanza larghi da mettere la telecamera sui binari”.
Trovato il luogo, Pham Thien An immagina come impostare il suo piccolo film: nasce così Stay awake, be ready. Abbiamo prima un’idea del luogo, che non sembra molto caotico, ma piuttosto ordinato: numerose persone siedono luogo le pareti dell’edificio più in vista a mangiare utilizzando i tavoli esterni; le piccole moto passano tra l’edificio inquadrato e la macchina da presa.

Tutto sembra tranquillo. Ma uno stridore di auto ci avverte che nelle vicinanze c’è stato un incidente. E, come in tutto il mondo, alcuni restano seduti a consumare il proprio pasto, altri, sollecitati dalla curiosità, si alzano per andare a vedere cosa succede.
La macchina da presa resta fissa sulla stessa inquadratura: l’unico movimento che si concede è uno zoom reverse: cioè, con molta lentezza, l’obiettivo arretra guadagnando più spazio. Ora vediamo quello che prima non riuscivamo a vedere, cioè la parte di spazio più vicina alla macchina da presa, dove c’è un tavolino apparecchiato, ma per ora con un solo avventore. Dalla folla anonima di una qualsiasi serata, il regista si sofferma su alcuni personaggi. Innanzitutto, un ragazzino mangiafuoco che prima si prepara e poi gira per i tavoli del bar lanciando dalla sua bocca lingue di fuoco, per poi chiedere una moneta a clienti del bar; poi una bella ragazza, vestita in modo vistoso, si ferma ad ogni tavolo per pubblicizzare, con scarso successo, una nuova marca di birra. Quest’ultima si sofferma in particolare all’avventore seduto da solo al tavolo apparecchiato. È chiaro che lui aspetta i sui amici. Nel frattempo, ha messo le cuffie alle orecchie e noi sentiamo quello che lui sta ascoltando e restiamo meravigliati: non vuole essere disturbato dalla ragazza, perché, con aria estatica, mentre fuma una sigaretta, ascolta le meravigliose note dell’Ave Maria di Schubert. Si, in quella sera, in un angolo di Saigon, può succedere anche questo.
Le magiche note si interrompono all’arrivo dei due amici, che hanno sostato a lungo pochi passi prima, sul luogo dell’incidente automobilistico e raccontano i truculenti particolari. Non mancano le solite considerazioni da bar: Nessuno che si fermasse ad aiutare. Preferivano fare delle fotografie dell’incidente. Incredibile. Oggi la società è fatta così!
Il breve film termina allo scoccare dei 14 minuti di lunghezza e lo spettatore si rende conto di aver assistito ad un prodigio realizzato con grande bravura e disinvoltura. Il film è infatti un lungo piano sequenza senza alcuna interruzione o scatto e, sotto questo aspetto, è sicuramente una prova di maestria cinematografica.
Se ne sono accorti anche a Cannes, nell’edizione del Festival del 2019, alla sezione La quinzaine des Réalisateurs, dove il piccolo film vietnamita è stato apprezzato e premiato. In  attesa di fare incetta di ulteriori premi in altri Festival.