“Fando y Lys” (Chile 1968) di Alejandro Jodorowsky

Primo film dell’Autore cileno: surrealismo dissacratorio e provocatorio

(marino demata). Il regista cileno Alejandro Jodorowsky esordì nel 1968,con Fando y Lys, un film che fu presentato per la prima volta al Festival di Acapulco del 1968, suscitando grande disapprovazione nella stragrande maggioranza della critica e, soprattutto, reazioni inferocite da parte del pubblico, che costrinsero il regista ad una storica fuga dalla manifestazione. In effetti il pubblico probabilmente non era preparato né attrezzato per le spericolate novità portate sullo schermo dall’esordiente regista cileno, che, successivamente, ci abituerà a linguaggi forti e a bocconi non commestibili per tutti i palati.
Anche se Jodorowsky ha sempre odiato questo termine, noi non possiamo fare a meno di inserire il film, di cui parliamo stasera, nel filone del Surrealismo, del quale il maestro indiscusso rimane il grande Luis Buñuel. Al regista di Un chien andalou sicuramente si ispira Jodorowski, che, in realtà, strizza l’occhio anche a Salvador Dalì.
Premesso tutto questo, riteniamo che il film, con tutta la sua voluta caoticità e con la deliberata assenza di saldi punti di riferimento spazio-temporali, sia un’opera da tenere in debita considerazione, come valida premessa a quello che sarà il più celebrato dei film di Jorowsli, El topo.
Sul piano spazio-temporale, l’azione potrebbe svolgersi in qualsiasi luogo del nostro pianeta: non fa alcuna differenza immaginare questa storia in questo o in quell’altro luogo. Più complessa è la questione temporale. Il dubbio che viene, a vedere la realtà così devastata e priva di qualsiasi accenno alla vita civile è se si tratti di una scansione temporale collocata in epoca anteriore alla nascita delle civiltà o posteriore. Tuttavia, alcuni segnali inequivocabili ci suggeriscono che siamo in epoca successiva alla vita civile alla quale siamo abituati e che si tratta di una vera e propria realizzazione di una distopia, dove gli esseri umani  vivono in uno stato di assoluto anarchismo, che, per l’appunto, somiglia alla barbarie di epoche pre-civili.
In questo caos istituzionalizzato, facciamo conoscenza dei due personaggi principali della non-storia  presentataci sullo schermo. Fando (Sergio Kleiner) è in compagnia della donna che, a modo suo, ama, al punto da assumersi la responsabilità di non abbandonarla mai, pur essendo lei, Lys (Diana Mariscal), paralizzata dalla vita in giù. Questo significa che Fando dovrà trasportare in braccio Lys per le impervie strade della realtà circostante oppure trascinarla su un primitivo carretto.
L’atteggiamento dei due amanti autorizza a pensare alla sopravvivenza, in tanto sfascio che li circonda, di sentimenti quanto meno di legame e di affetto. Spesso sentiamo Lys lamentarsi per i suoi mali e pregare Fando di non lasciarla mai. E puntualmente arrivano le rassicurazioni di Fando sul suo legame verso la sua compagna.

Ma dove vanno questi due strani amanti? La meta è una sorta di paradiso in terra, dove tutti i sogni diventeranno realtà e tutti saranno felici per sempre. È la città di Tar. Ma esisterà sul serio questa città?
E dove si trova? Fando all’inizio chiede ad alcuni passanti quale sia la direzione: “stiamo andando nella direzione giusta?” E si sente rispondere che qualsiasi direzione va bene.
E la direzione presa (ma sarebbe stata dello stesso tipo anche la direzione opposta) ci mostra una realtà in disfacimento materiale e morale. Tutte le case sono in rovina e il paesaggio sembra quello all’indomani di un bombardamento. Il paesaggio è impervio e roccioso e questo non fa che aumentare i disaggi di Fando e Lys. E, immerse in questo paesaggio, troviamo varie tipologie di persone che sono riunite in gruppi omogenei, e ciascun gruppo sembra avere proprie particolarità e fissazioni. Insomma, andando avanti, sembra che i nostri due eroi stiano visitando una sorta di inferno dantesco, che, in parte, sicuramente sarà stato tenuto presente dall’Autore.
Attorno ad un tavolo, vecchie signore sono intente a giocare a carte, ad imprecare, mentre la posta in palio sono delle pesche, che vorrebbero dare anche ai due viandanti. Più avanti un signore anziano si discosta dal suo gruppo e si avvicina a Lys e Fando chiedendo del sangue da bere: è una sorta di vampiro diurno, armato di una siringa per trasfusioni, che riesce a convincere Lys a cedere un po’ del suo sangue. E più avanti ancora una donna con una frusta prende di mira alcuni passanti indifesi, impauriti e  meravigliati. E non manca l’esplicito omaggio a Salvador Dalì: la suonata da un pianoforte in fiamme, che continua ad emettere note fino alla sua totale distruzione ed incenerimento.
Col passare del tempo c’è qualcosa che però incrina l’amore tra Lys e Fando, forse la stanchezza per il lungo viaggio senza che nessuna meta si avvicini. I due si scambiano momenti di nervosismo. Lui chiama un gruppo di uomini, perlopiù anziani, e invita loro a toccare il corpo di Lys. Gli uomini sono felici di questo invito e si danno da fare sul corpo della donna. Ma poi si ritirano impauriti quando Fondo comunica che la donna è la propria fidanzata. Più avanti ancora l’amore di Fando sembra finito oppure si manifesta in modo del tutto singolare. Fando, infatti, dà l’impressione di volersi sbarazzare definitivamente della sua compagna di viaggio.
Tutti gli episodi descritti, e molti altri, sono accompagnati da una musica fatta di suoni stridenti e poco piacevoli a sentirsi. Ciò  contribuisce all’immersione dello spettatore in quel mondo, per il quale inevitabilmente ci si chiede quale terribile catastrofe sia stata la causa scatenante, che abbia potuto portare a simili distruzioni, alla fine delle istituzioni civile e politiche e alla perdita di ogni possibile forma di costume di civiltà, in una sorta di nuovo bellum omnium contra omnes. Sono domande in certo senso naturali e razionali da parte del pubblico. Ma rimarranno senza risposte. Perchè Jodorowsky non gira film per dare risposte, ma per creare disaggio nello spettatore, mettendo alla berlina i principi ai quali la stragrande maggioranza del pubblico crede: il suo scopo è provocatorio e dissacratorio verso i principi ai quali il mondo borghese è fermamente legato e che ne garantiscono la propria sopravvivenza.