“The fall” (UK 2019) di Jonathan Glazer

Una caccia all’uomo che incute terrore e orrore

(marino demata) Da quando si è venuto a sapere che il talentuoso regista inglese Jonathan Glazer ha finalmente  in preparazione il suo quarto lungometraggio, è cresciuta la curiosità nei suoi estimatori. D’altra parte,  il silenzio, almeno per ciò che riguarda i lungometraggi, dura ormai dal 2013. Silenzio interrotto solo da due film corti: il recente Stasbourg 1518 (UK 2020) di Jonathan Glazer, del quale abbiamo parlato qualche settimana fa, subito dopo la sua uscita, e The fall, un altro film corto dello scorso anno. Il silenzio di Glazer, che però più volte ha manifestato la preferenza per i film corti o cortissimi, visto che nasce come artista di spot pubblicitari e di videoclip, è auspicabile che sia interrotto proprio da questo nuovo lungometraggio, visto il successo dei tre da lui girati, e in particolare il primo, Sexy Beast – L’ultimo colpo della bestia, e soprattutto l’ultimo, Under the skin, arricchito da una forte interpretazione di Scarlett Johansson, nella parte di una aliena inviata sulla terra per compiere una delicata missione, ma poi incline a subire li fascino della vita terrestre. Un film quest’ultimo che ha rivelato il talento di Glazer e le sue capacità di dirigere al meglio un’attrice, come Scarlett Johansson,  in quel periodo già affermata.
In attesa del quarto colpo di Glazer, accontentiamoci di altro saggio delle sue indubbie capacità, con il suo primo film corto, che precede Starsbourg 1518, e cioè The fall. È un piccolo film (sei minuti compresi i titoli di coda) che procura grandi problemi ai suoi spettatori. Il film è senza dialoghi e gli unici suoni che ascoltiamo sono quelli di una folla indistinta e quelli di una colonna sonora fatta di pochi bruschi suoni e gestita, proprio come il successivo Strasbourgh 1518, da Mica Levi.

Ringraziamo MUBI per la visone del film e per il traler

Tutti gli attori recitano con una maschera sul volto. Il film inizia con una piccola folla  che osserva con attenzione  alcuni uomini intenti a segare un albero sul quale si era nascosto un fuggitivo. L’operazione riesce: il risultato è la caduta (dalla quale probabilmente nasce il titolo del film) dell’uomo, che viene braccato dagli altri, assicurato da una corda da impiccagione al collo e calato in una lunga grotta verticale in direzione delle viscere della terra.
Lasciamo alla fine il ragazzo, la cui maschera particolare tende ad accentuarne il senso di terrore che il suo destino gli ha procurato, alle prese con disperati tentativi di fuga dalla grotta nella quale è stato spedito. Ma ne uscirà mai?
Il film procura una sensazione di grande disagio, non solo per la storia in sé (un uomo che viene stanato e cacciato come una bestia e riposto in una grotta-deposito), ma soprattutto per il senso del mistero e del non detto che caratterizza la piccola opera. Lo spettatore, infatti, resta disorientato soprattutto perché non comprende i ruoli: quale ruolo riveste il fuggitivo braccato dalla folla? È un perseguitato oppure è un oppressore finalmente catturato? E viceversa la folla si è finalmente liberata del suo oppressore, oppure è una folla che, presa magari da una psicosi di massa, perseguita un innocente?
Il terrore che incute il film nello spettatore, con le immagini cupe e con le impressionanti maschere, elementi tutti che lasciano intuire reale violenza, nasce in verità proprio da questa incertezza e da questo terrificante dubbio. Che è poi quello che il regista vuole creare: una forte impressione e un senso accentuato di misterioso disagio.