“The midnight sky” (Usa 2020) di George Clooney

L’allarme di Clooney sul nostro futuro non piace agli americani

(marino demata) The midnight sky rappresenta I ritorno di Georger Clooney nel ruolo di attore dopo circa quattro anni dall’ultima apparizione. In questo caso dirige se stesso, attribuendosi il ruolo di protagonista, notevolmente invecchiato e con barba copiosa, per interpretare il ruolo di un anziano ricercatore che si trascina in una landa di ghiaccio deserta, simbolo e metafora del destino dell’intero nostro pianeta.
Basato sul romanzo di Lily Brooks-Dalton, il film ci fa piombare in un clima apocalittico fin dal suo inizio. Siamo nel 2049 e le immagini non sono  per nulla rassicuranti. Tutte le persone sono in fuga e noi ignoriamo da dove e perché e verso quale meta. L’unico che sembra non interessato a fuggire è lo scienziato Augustine (Clooney).
Gruppi di persone si riversano negli elicotteri predisposti per lo spostamento. La fuga è anche abbastanza disorganizzata: una coppia non ritrova più la propria bambina. Viene loro risposto che i gruppi di partenti vengono formati di volta in volta e senza che ci sia una lista. Dunque, la bambina avrà preso il precedente elicottero. Non è così: la bambina è rimasta a terra e si incontrerà con l’anziano e malato scienziato che ha scelto di restare occupando la base vicina,  molto ben attrezzata. Nasce così un inatteso rapporto tra l scienziato e la bambina, che non parla. I due, dopo attimo di incomprensione, riescono ad intendersi e a volersi bene.
Augustine, prima dell’arrivo della bambina, aveva tutta l’aria di una persona che rifiuta le possibilità di fuga e che ha intenzione di lasciarsi morire. La bambina gli dà nuovo scopo di vita. Ma lo scienziato  ha anche un altro scopo di vita. Una missione da compiere: avvertire gli equipaggi spaziali che sono alla ricerca di un luogo simile alla terra dove potersi spostare, di non fare comunque più ritorno sul nostro pianeta, attraversato ormai dalla definitiva apocalisse. Augustine riesce brevemente a contattare uno di questi equipaggi, che ha compiuto felicemente la missione di individuare in uno dei satelliti di Giove, l’ambiente ideale sul quale poter edificare un nuovo mondo. Per Augustine è necessario contattarli al più presto affinché non rientrino sulla terra, dove troverebbero un ambiente di apocalittica distruzione.
Il caso vuole che ci siano interferenze e che la comunicazione sia quasi  impossibile. Di qui la necessità di dirigersi in un’altra postazione dove le comunicazioni saranno sicuramente migliori. ll viaggio, tra i ghiacci che rischiano di sciogliersi e tra le tormente di vento e neve che rendono perfino difficile il mantenersi per mano tra il professore e la bambina, rappresenta uno degli aspetti più avventurosi e drammatici  del film.

Qui Clooney riesce a trasmettere allo spettatore l’ansia e l’angoscia di aver perso, nella tormenta, ogni possibilità di ritrovare la bambina. L’altro elemento drammatico è dato dalle  avarie dell’astronave, con la quale Augustine vuole comunicare, per riparare le quali il prezzo sarà la perdita di una vita umana.
Alla fine il contatto si stabilirà. C’è una frase significativa di Augustine nel corso della conversazione via radio, sulle condizioni del nostro pianeta, Alla domanda “perché non ritornare sula terra?” risponde:  “in questi ultimi tempi non abbiamo badato molto al nostro pianeta”. Dandoci in questo modo un indizio sicuro che, assieme agli altri (la fuga iniziale, la ricerca nello spazio, di altri ambienti più accoglienti), ci dice della situazione senza speranze per la Terra. In realtà, oltre a questi indizi, il film non ci informa sul destino del nostro pianeta e sulle cause dell’apocalisse. Scelta giusta, che lascia allo spettatore il compito delle congetture su quello che sia avvenuto. In ogni caso, nulla di rassicurante!
Così come senza speranze risulta essere questo film: chi, dall’interno dell’equipaggio in volo ha scelto di voler ritornare comunque sulla Terra, lo fa solo per morire accanto ai propri cari o in quello che rimane della propria casa. Quello che manca, dunque,  in questo film, comunque ben girato, è proprio la speranza. Il pubblico rimane pensoso e perplesso, ad esempio, di fronte al destino della bambina. Unico simbolico futuro a cui aggrapparsi è il bambino, concepito nello spazio, del capitano e della sua aiutante, che nascerà di lì a poco. Per questi motivi il film non è molto piaciuto ai critici americani. Al contrario personalmente approviamo la scelta di Clooney di presentarci un futuro prossimo fatto di pessime prospettive per il nostro pianeta, Naturalmente lui sarà il primo ad augurarsi di sbagliare. Ma i lieti fini, nella situazione nella quale ci troviamo, non hanno alcun senso. Al contrario, un film come questo voluto da Clooney, ha il compito di farci riflettere e semmai di farci tirare su le maniche per agire in senso positivo e esenza perdere altro tempo. Crediamo che questa sia la lettura da dare ad un film, che, malgrado qualche limite di sceneggiatura, ha una sua logica funzione.
George Clooney, nelle vesti da attore, ha fatto un rientro molto convincente del film: un uomo alle prese con i suoi acciacchi e, soprattutto, con la propria solitudine, in un ambiente post-apocalittico, è un tema sicuramente interessante che Clooney sviluppa da par suo.
Il film è prodotto e distribuito sui propri  canali da Netflix.

Film diretti da George Clooney recensiti su Rivegauche-filmecritica.com:
Monumements Men: https://wp.me/p3zdK0-Hf
Suburbicon: https://wp.me/p3zdK0-3CW
The midnight sky: https://wp.me/p3zdK0-4R8