“Bridgerton” (UK-USA 2020) Serie TV ideata da Chris Van Dusen

Il regalo di Natale di Neflix per milioni di spettatori

(antonia del sambro) Ci sono congiunture che portano a un successo annunciato e non sempre hanno a che fare con segni zodiacali o pianeti in quadratura. Nel mondo del cinema le congiunture sono spesso date da intuizioni brillanti, cast azzeccatissimi, colleghi pronti a dare una mano e perché no, produttori pronti a spendere una barcata di soldi perché talmente lungimiranti da intuire l’eccezionale riuscita del progetto. Dieci minuti di applausi a Netflix pertanto che con un vero colpo da maestro è riuscito a realizzare, probabilmente, la serie più riuscita del 2020 e che non mancherà di ammaliare ancora molti spettatori anche negli anni a venire con le prossime stagioni. Bridgerton, è infatti, il grande successo dello scorso dicembre che ha incantato milioni di spettatori nella settimana del Santo Natale con la maggior parte dei negozi chiusi, le città sotto scacco del lockdown, e l’Italia intera tormentata da una pioggia battente e incessante. Ma non pensiate che tale congiuntura obbligata abbia da sola decretato l’immenso successo della serie firmata da Chris Van Dusen. Niente affatto. Bridgerton può contare su un cast di raffinatissimi e bellissimi attori sui quali spicca Regé-Jean Page, giovanissimo e talentuoso attore londinese, di una tale bellezza che si dice faccia svenire le donne solo a guardarle. Nella serie interpreta il protagonista, ricco e nobile duca, Simon Basset, che dopo una infanzia infelice e difficilissima, ora è l’oggetto del desiderio di tutte le ragazze nobili del regno in età da marito e delle rispettive madri che non desiderano altro che averlo come genero. E sì perché il duca Basset non è solo spudoratamente bello, ma sfacciatamente ricco, influente e gode dei favori della regina.

La quale sua maestà, però, sembra ugualmente affascinata dalla papabile fidanzata del suddetto duca, la graziosa e intelligente Daphne Bridgerton, la maggiore delle sorelle di una famiglia nobile e prestigiosa e secondogenita di lady Violet, vedova e madre di ben otto figli. Una donna volitiva, benvoluta, aristocratica ma mai altezzosa, che ha la fortuna di avere avuto solo rampolli di bell’aspetto. Daphne, in particolare, ottiene un tale successo a corte durante il suo ingresso ufficiale in società da venire immediatamente considerata la debuttante più affascinante e di belle speranze della stagione. Persino la regina non esita a darle la sua benevolenza e a tifare affinché giunga a un fidanzamento prestigioso e all’altezza delle sue tante virtù entro la fine della stagione. Balli, incontri, merende, passeggiate. Il bel mondo dell’aristocrazia londinese e non ce la mette propria tutta per divertirsi e combinare matrimoni. L’incontro tra Simon e Daphne dunque non solo è inevitabile, ma sembra baciato dalla migliore delle sorti. O almeno è quello che la ristretta e altrettanto combattiva società che li circonda sogna e spera. E i due infatti si incontrano. Prima solo come amici, poi come innamorati non dichiarati, infine come innamorati persi. Ma la sorte è cattiva, dispettosa, matrigna, e nonostante l’immenso amore reciproco e una attrazione da capogiro il duca e la futura duchessa dovranno sconfiggere demoni dell’anima e nemici pubblici prima di vedere il mondo colorarsi di rosa. Accanto e intorno a loro si intrecciano e si amalgamo altrettante storie, con protagonisti differenti e altre battaglie morali, sociali e personali da combattere: prima su tutte il giornale di gossip ottocentesco firmato da una misteriosa, informatissima e tagliente lady Whistledown che miete vittime con la sua penna affilatissima meglio che un generale in battaglia con la propria spada. Insomma, la serie in costume con sfarzose ambientazioni e ricostruzioni d’epoca minuziose che da sole ne avrebbero garantito il successo, poggia la sua fascinazione anche su una trama efficace e credibile tratta dai romanzi pluripremiati di Julia Quinn, una sorta di Jane Austen dei nostri giorni, amatissima da un pubblico trasversale, ma soprattutto su un produttore esecutivo come Shonda Rhimes la creatrice di Grey’s Anatomy e di altre serie di successo planetario. Se si mescolano, dunque, con abilità tutte queste congiunzioni e ci si mette una spruzzata di “modernismo” come le scene di sesso esplicito, si ottiene, appunto, il successo del momento. E allora buona visione a tutti.