“Molly’s game” (Usa 2017) di Aaron Sorkin.

Il giro del poker clandestino a Los Angeles e New York

(marino demata)  Molly’s game, è il primo film diretto da Aaran Sorkin, che è un Autore che già conosciamo come ottimo sceneggiatore in The social network e in Steve Jobs. Lo conosciamo inoltre anche come regista per avere già visto e recensito, come i nostri lettori ricorderanno, il secondo film da lui diretto, Il processo ai Chicago 7. E allora esprimiamo subito il nostro parere che quest’ultimo film è nettamente superiore al primo, per vivacità dialettica, per profondità etica e per il coraggioso richiamo a momenti vergognosi della storia americana. Ciò non di meno, Molly’s game è stato un esordio per Sorkin  prezioso, incentrato, come è, su un personaggio realmente esistito, al quale l’estro del neoregista dona caratterizzazioni intense e brillantezza verbale che riescono a farla apprezzare ed anche ammirare da parte del pubblico, malgrado gli affari non sempre puliti nei quali si ritrova prima invischiata e che poi cercherà di dominare da protagonista.  
Il film si basa sul libro di memorie della protagonista, Molly Bloom (interpretata da Jessica Chastain) e, naturalmente, sulla sceneggiatura di Aaron Sorkin. Molly, da giovane, è una appassionata e molto promettente sciatrice, al punto che tutti dicono che salire sul podio sarà qualcosa di molto frequente per lei. Ma, durante una gara, subisce un rovinoso incidente che la costringerà a rinunciare definitivamente a questo sport. Ma Molly dimostra già in questa disavventura di essere un tipo “tosto”, che non si piega facilmente. Ed ecco che si trasferisce a Los Angeles, dove, in seguito ad una serie di rocambolesche avventure e conoscenze, riesce ad entrare nel giro del poker clandestino, prima come segretaria dell’organizzatore e poi lei, direttamente, come unica organizzatrice delle serate. L’ambiente di queste serate di poker è naturalmente dei più assortiti e include personaggi che vivono nel mondo del cinema, della finanza, dell’industria, figli di papà e quant’altro. Le serate fruttano laute mance elargite naturalmente soprattutto dai vincitori, che Molly intasca, riuscendo così a costruirsi un capitale notevole e, naturalmente, esentasse.
Dal punto di vista filmico, l’ambiente cui abbiamo accennato, è una manna per uno sceneggiatore come Sorkin, perché fatto di dialoghi continui e brillanti, spiritosi e veloci, tra i vari giocatori e tra questi e Molly. Tanto che il dialogo è praticamente tutto in questo film, non limitandosi alle partite di poker, ma ripetendosi anche nelle altre circostanze che il film presenterà. In questo senso il film è la negazione – però sinceramente riuscitissima – di chi ha sempre sostenuto, come chi scrive, che il linguaggio cinematografico è essenzialmente un linguaggio per immagini. Bravo dunque Sorkin per aver fatto esattamente il contrario, con risultati abbastanza brillanti. Che però non annullano completamente un certo senso di disagio di fronte a momenti di eccessiva verbosità ed alla esagerata lunghezza del film e dei connessi dialoghi (oltre 2 ore e 30 non sempre giustificabili).  

Molly riuscirà dunque ad imporsi nell’ambiente di Los Angeles. Ma sarà meno brillante e più avventata a New York, dove organizza – suo malgrado – un giro che comprende anche personaggi poco raccomandabili, alcuni dei quali vicini alla mafia russa. Molly non si rende conto il poker può diventare anche un eccellente regno del riciclaggio del denaro sporco. Ciò malgrado, Molly sembra non perdere un colpo. E anche quando lo stress e la stanchezza sembrano sopraffarla, ottiene l’aiuto di pasticche e droghe che riescono a sostenerla e a farla apparire sempre come ragazza in gamba. In questo ruolo Jessica Chastain è veramente al top. Il suo impegno nel film è praticamente duplice: infatti non si limita ad interpretare il personaggio di Molly, ma interpreta anche la voce fuori campo che interviene di tanto in tanto con le sue considerazioni e i suoi ricordi che integrano quanto da lei stessa interpretato. La scelta della Chastain da arte di Sorkin è veramente azzeccata, perché già di suo l’attrice ha una verve e un carattere da fare invidia. Ce ne siamo accorti anche noi, visto che abbiamo incrociato i suoi quasi quotidiani e spesso violenti Tweet contro la presidenza Trump.
Il partner migliore di Molly sarà l’avvocato Charlie Jaffey (Idris Elba) che, dapprima riluttante, poi accetta di prendere le difese di Molly per i guai nei quali, alla fine, riesce a cacciarsi nel giro di New York,  cui si accennava prima. Idris Elba recita le battute confezionate dalla sceneggiatura di Sorkin in modo scintillante: è l’unico tra i tanti attori che circondano la Chastain, a rubarle la scena, diventando in più occasioni il vero e proprio epicentro del film, l’ago della bussola che orienterà tutta la seconda parte del film in modo positivo. Ed è l’unico personaggio maschile capace di tenere testa alle capacità dialettiche di Molly, creando con lei lunghi e serrati dialoghi. Elba fa meglio di Kevin Costner, che, nei panni del padre di Molly, alterna momenti di buona interpretazione ad altri momenti di tipo vetro-paternalistici, che mal si combinano con la scatenata vitalità di Molly/Chastain.
Segnaliamo anche la buona interpretazione dei vari personaggi che siedono ai tavoli di poker di Los Angeles e di New York. Tutti insieme riescono a dare l’idea di quel mondo sotterraneo e clandestino, che produce un giro di danaro illegale di notevoli dimensioni. Sorkin ci ha dato un’idea abbastanza verosimile delle poche luci e molte ombre che troviamo in quel mondo, i cui personaggi o hanno proprie capacità, oppure devono essere supportati da tanto alcool e tanta droga.
Aspettiamo ora il terzo lungometraggio di Sorkin, con la speranza che esso abbia i pregi del secondo e non i difetti e la lunghezza del primo.

Film di Aarin Sorkin recensiti su rivegauche-filmecritica.com
Molly’s game (2017): https://wp.me/p3zdK0-4Sg
The trial of Chicago 7 (2020): https://wp.me/p3zdK0-4N2