“Un 32 agosto sulla terra” (Can. 1998) di Denis Villeneuve

Il primo film di Villeneuve è un omaggio alla Nouvelle Vague

(marino demata)  Un 32 agosto sulla terra è il primo film vero e proprio (dopo un paio di prove non di valore) del regista franco-canadese del Quebec Denis Villeneuve. Si tratta dunque di un film di esordio, nel quale Villeneuve dà già un’ampia dimostrazione del suo talento e delle sue capacità tecniche e narrative.
Si tratta, ma solo all’apparenza, di un piccolo film. In realtà questa definizione potrebbe andar bene se si fanno rientrare in tale categoria tutti i film e i capolavori della Nouvelle Vague. Sì, perché il regista del Quebec dimostra, al suo esordio, quale è stata la sua formazione e quali i suoi punti di riferimento. In piena fine degli anni ’90, infatti, Villeneuve firma, con quest’opera, il suo debito di riconoscenza e il suo atto d’amore verso il più grande movimento innovativo che i cinema francese abbia mai vissuto, la Nouvelle Vague. A tale movimento si ispira il film e, in particolare, ad uno dei suoi massimi esponenti, a Jean-luc Godard, del quale c’è un particolare rivelatore: nella casa di uno dei protagonisti campeggia un poster di Jean Seberg, una delle muse del movimento e splendida interprete del primo film di Godard, Fino all’ultimo respiro.
Il film si apre con un evento del tutto casuale: la giovane modella Simone (Pascale Bussière), alle prese con la guida notturna della sua auto, è preda di un improvviso colpo di sonno. Si risveglia dopo qualche ora a testa in giù, tenuta dalla cintura di sicurezza nell’auto totalmente ribaltata, dalla  quale riesce ad uscire con difficoltà. Già questa iniziale è una sequenza bellissima, impreziosita da un montaggio fatto di tagli e salti di inquadratura, che danno allo spettatore l’idea dello stato di confusione di cui è la protagonista è vittima. La tecnica è quella del “jump cat”, tanto usata in Fino all’ultimo respiro (altro segno di devozione verso Godard), che, congiunta all’uso di colori decisi e luccicanti, conferisce all’intera singolare situazione un carattere di vera e propria improvvisa rottura spazio-temporale.
Sanguinante, Simone riesce ad uscire e a rimediare un passaggio per il più vicino ospedale, dove le riscontrano uno stato confusionale, ma nessuna frattura. In realtà da questo momento in poi assistiamo all’evolversi di Simone che prende coscienza di essere una sorta di sopravvissuta e che la sua vita non può essere più quella di prima. Non è un normale primo di settembre, ma è un singolarissimo prolungamento del giorno precedente: è cioè il 32 agosto, con lei ancora in vita.
Ora però è il momento di dare un senso alla propria vita. Nulla sarà come prima, perché la improvvisa cesura nella vita della protagonista, che la sceneggiatura dello stesso Villaneuve ha imposto,  è decisamente marcata. Simone decide di volere un figlio, e per questo si rivolge al suo migliore amico, che da sempre l’ha amata, Philippe (Alexis Martin), che tuttavia da quattro mesi esce con un’altra ragazza, vista la riluttanza di Simone. La quale chiarisce però che nulla è cambiato nei loro rapporti: Philippe viene scelto solo per poter avere un figlio.  A chi chiedere un favore se non al proprio migliore amico? Scontato è l’imbarazzo di Philippe, che alla fine dichiara di voler cedere alla singolare richiesta, ma ad una condizione: il concepimento deve avvenire nel deserto.

I due si rivolgono alla geografia e scelgono di prendere due biglietti aerei da Montreal a Salt Lake City e di lì recarsi in un luogo unico, il deserto di sale dello Utah. E qui assistiamo all’apoteosi del colore: le scene sono riempite da un bianco accecante colto con riprese dall’alto, a volo di uccello. Nell’immenso desert o bianco lo straniamento e la condizione di confusione dei due personaggi vengono fortemente esaltati. Si tratta di un contesto che richiama alla mente la Dead Valley di Zabriskie Point di Antonioni, ma il mare di bianco è ancora più marcato. Da notare che il  film è fino a quel momento quasi del tutto privo di colonna sonora, e solo da qui in poi comincia a sentirsi qualche suono molto ben selezionato.
A fare da contrappunto all’accecante deserto di sale, ci sarà, dopo qualche ora, il riposo in una camera claustrofobica di un albergo costruito dai giapponesi presso l’aeroporto di Salt Lake City. La camera ha esattamente lo spazio dei un letto doppio e nient’altro. La costrizione dovuta allo spazio quasi inesistente a cui vengono sottoposti i nostri personaggi rappresenta una delle note umoristiche che affiorano quale e là e che hanno il loro epicentro nel concetto stesso della corsa in aereo verso il deserto per concepire un figlio! La stessa domanda che Simone rivolge ad una impiegata all’aeroporto (“dove si trova il deserto?”) ha un sapore umoristico e prelude la risposta: “tutto intorno a questo aeroporto”. Umoristica è anche la figura del taxi driver, che contratta la cifra per portare e poi riprendere la coppia nel deserto, salvo poi rinnegare quanto pattuito e chiedere in modo banditesco il triplo di quanto stabilito.
Queste notazioni dovrebbero convincere il lettore a quanto della Nouvelle Vague sia sopravvissuto nel film di Villeneuve. Ma nessuna descrizione può pareggiare il piacere che si potrà provare a vedere questo film, a domandarsi come finirà questa storia, a godere delle maestrie di montaggio e di colore (e di musica quando c’è), che riesce a mettere in campo il regista.
Villeneuve non ritornerà più a toni così decisamente Nouvelle Vague nei film successivi, nei quali non utilizzerà mai uno stesso stile e uno stesso modo di girare, piegandosi, di volta in volta, alle esigenze della storia da narrare. Ne abbiamo fatta esperienza in alcuni punti fermi della sua filmografia, dal bellissimo e profondo Incendies (la donna che canta), a Enemy e Prisoners, fino ad arrivare al discutibile Blade Runners 2019. Ora dopo aver visti alcuni trailers, siamo in attesa di Dune, che vedremo con molta curiosità.

Film di Denis Villeneuve recensiti su rivegaiche-filmecritica:

Un 32 agosto sulla terra (1998): https://wp.me/p3zdK0-4So
La donna che canta (Incendies) (2010): https://wp.me/p3zdK0-r9
Prisoners (2013): https://wp.me/p3zdK0-sk
Enemy (2013): https://wp.me/p3zdK0-2eM
Blade Ranner 2049 (2017): https://wp.me/p3zdK0-3ru