“La stanza” (It.2021) di Stefano Lodovichi – Recens. e trailer

Lodovichi fa centro con un film di grande impatto emotivo

(antonia del sambro)  La Stanza, produzione Amazon recentissima, è il più classico dei film introspettivi, di quelli da guardare fino all’ultimo fotogramma proprio perché ogni spettatore è diverso dall’altro, e ogni interpretazione del finale è assolutamente personale. Una pellicola di pura psicologia che qualcuno, precipitosamente, ha subito definito horror. Sbagliando appieno, il fine, lo scopo, della stessa scrittura filmica che non vuole affatto far paura, e infatti non la fa, ma al contrario emozionare, far riflettere, mettere l’accento su quella parte di fragilità umane che a volte ci rendono estranei perfino a noi stessi. Tra le fragilità, tra le mancanze dell’uomo, c’è n’è una comune a tutti: l’egoismo. E il tema dell’individualismo diventa non solo il filo conduttore dell’intera narrazione del film, ma la cosa che deve mettere più i brividi a chi guarda. La stanza non è un horror, in realtà non è neppure un thriller inteso come genere classico, è più un noir, o meglio è più cronaca nera. Quella sorta di tragedia familiare in cui le vittime e i carnefici si scambiano di posto e si confondono tra loro così che la storia finisce per non avere nessun vero colpevole perché alla fine lo sono tutti. E Lodovichi fa proprio questo nel suo film. Mischia le carte così che lo spettatore non sa per davvero contro cui puntare il dito, chi biasimare, per chi rammaricarsi o provare compassione. La prima scena del film racchiude già quasi per intero la drammaticità della trama, Stella è in bilico sulla finestra della sua camera.

Ha gli occhi pesti di pianto, un vestito da sposa sgualcito e i capelli appicciati alla faccia perché intanto fuori dalla finestra piove a dirotto. La donna ha deciso di morire. Ma probabilmente non ne è così sicura dato che continua a stare in bilico sotto la pioggia battente, ma soprattutto quando sente suonare alla porta scende quasi subito per andare a vedere chi è. E inevitabilmente si distrae, e inevitabilmente smette di pensare alla morte. Sulla porta c’è un uomo a lei sconosciuto. Parla di un annuncio per una stanza in affitto. Di contatti scambiati tra lui e il marito di Stella. Di poter essere ospitato almeno per quella notte perché ha fatto un lungo viaggio e fuori piove e comunque non saprebbe dove andare. Stella è sopraffatta, confusa, frastornata. Qualche minuto prima stava per suicidarsi e ora quest’uomo sconosciuto le parla di affitto, di ospitalità, di contatti con suo marito. Stella non ha la forza per controbattere, né per impuntarsi, né per insistere sul fatto che non c’è nessuna stanza da affittare. Come un automa, invece, lo fa entrare. Gli mostra la stanza, il bagno, gli dà biancheria pulita. È l’inizio dell’incubo. Un brutto sogno che vedrà coinvolto anche il marito di Stella e il loro bambino di dieci anni. Le verità nascoste verranno a galla. Riaffiorerà il dolore, ma soprattutto il rancore. Qualcuno morirà. Qualcun altro si salverà, ma solo perché capirà quanta forza ha in sé l’Amore. Il grande, l’enorme potere racchiuso in un semplice abbraccio. Stefano Lodovichi fa cinema d’autore e lo fa perfettamente bene con solo tre attori, qualche campo controcampo e quasi tutto un girato in interno. Minimalismo vincente e tensione altissima. Buona visione rivegaucherini. A molto presto.