“L’italiana che inventò il Free cinema inglese”-Libro intervista di Giorgio Betti a Lorenza Mazzetti

(Queste note vogliono essere un omaggio a Lorenza Mazzetti ad un anno dalla sua scomparsa).

(marino demata) Come titolo per un libro che ci introduce ad un gande movimento cinematografico di stampo innovativo, può sembrare esageratamente enfatico, ma, a ben vedere, invece, non lo è. C’è molto di vero in questo titolo che racchiude la breve ma incredibile storia – innanzitutto cinematografica –  di Lorenza Mazzetti. È in gran parte il reportage di un’intervista condotta da Giorgio Betti alla Mazzetti, frutto di infiniti colloqui, veri e propri appostamenti, per vincere la ritrosia della brava regista. Ne viene fuori un testo, che, tra i tanti pregi, vanta anche una breve ma assai significativa prefazione di Alberto Crespi.
Dopo un’infanzia molto travagliata, che include la morte della madre nel dare alla luce lei e la sua gemella Paola, la piccola Lorenza vive una tragedia che  resterà sempre impressa nel suo animo. La tragedia si consuma nella sua nuova famiglia adottiva, a Rignano, vicino Firenze, a casa della zia Mina sposata col cugino di Albert Einstein, Robert Einstein. Questi, per il cognome che porta, ha su di sé una sorta di condanna a morte: siamo nel 1944, quasi alla fine del periodo dell’occupazione tedesca in Toscana. Amici e parenti sanno che Robert Einstein è segnato e lo convincono a rifugiarsi lontano dalla propria villa e ad unirsi ai partigiani. I tedeschi arriveranno e uccideranno zia Mina e le due figlie, risparmiando però Lorenza e la sorella perché non portavano quel fatidico e, per i tedeschi, odiato cognome. Conosciamo tutti i particolari di questa storia che culmina col suicidio di Robert Einstein proprio dal racconto che ne fa Lorenza nel suo romanzo Il cielo cade.
Terminati gli studi anche grazie ai fondi lasciati in eredità dagli Einstein e curati da un tutore, Lorenza, alla metà degli anni ’50, decide di andare in Inghilterra con un gruppo di amici a raccogliere patate. L’impresa sarà un fallimento. Le patate non sono precisamente la sua vocazione. Decide allora di andare a Londra in autostop e lì si innamora delle opere di Francis Bacon esposte in una mostra e decide di iscriversi nella famosa Slade School of Fine Arts. E lì viene affascinata da un cineclub, che le fa comprendere quali miracoli possono compiersi con una cinepresa in mano. Ad esempio, realizzare la messa in scena de Le metamorfosi di Kafka, un libro da lei sempre amato. Il personaggio principale, Gregor Samsa viene affidato ad un suo amico, Michael Andrews, che accetta di buon grado la parte. Dopo essersi procurata, con rocambolesche avventure e furti di materiale, quanto serve per girare, Lorenza, finalmente, finisce di montare il film al quale darà il titolo di K. Un film girato senza alcun patrimonio di nozioni cinematografiche, ma seguendo solo la propria ispirazione. Non è un prodotto che preannunci in qualche modo il Free Cinema, perché è prevalente l’assunto psicologico della storia, data anche la sua fonte; mentre nelle storie del Free Cinema saranno prevalenti gli eventi esterni, dei quali le riflessioni interiori ed esistenziali sono una conseguenza e quasi mai il prius.
Per una serie di circostanze rocambolesche che il lettore di queste note potrà trovare nella gradevolissima diretta lettura del libro, la nostra piccola eroina, dopo aver assaporato la gioia della trasposizione cinematografica da Kafka, suo mostro sacro letterario, si ritrova finalmente alle prese con una storia tutta sua: il film si chiamerà Together, ed è una sorta de “I ragazzi della via Pal”, con l’aggiunta però di due protagonisti sordomuti e appartenenti, con tutte le difficoltà che la menomazione comporta, a quella working class alla quale il cinema britannico non si era quasi mai rivolto nella sua storia. Nel frattempo, Lorenza era riuscita anche ad entrare nelle grazie del British Film Institute, che, consapevole delle difficoltà della giovane regista, le procura l’aiuto di un personaggio “chiave” per lei e poi, di lì a poco, per l’intero movimento innovativo che nascerà. Parliamo di Lindsay Anderson, che a quell’epoca non ha ancora girato un film di finzione, ma è stato capace d vincere un Oscar al miglior documentario con Thursday Children, ed ha inoltre partecipato attivamente ad una rivista di critica cinematografica, Sequence, molto seguita dagli amanti del cinema. Sequence chiuse i suoi battenti nel 1952, ma Anderson continuò a scrivere articoli di cinema sulla rivista Sight & Sound, proprio del British Film Institute, nelle cui grazie era entrata Lorenza. Le strade degli “innovatori” cominciano ad incrociarsi!

In Together manca sicuramente un piglio politico consapevole, che poteva venire solo dalla rabbia accumulata dai cineasti inglesi aspiranti al nuovo e al diverso. Una rabbia che Lorenza Mazzetti non aveva ancora potuto assimilare e consapevolizzare. Eppure, nel film sono presenti almeno due elementi che fanno gridare al miracolo non solo Lindsay Anderson, ma anche altri due suoi amici registi, Karel Reisz e Tony Richardson. Ci riferiamo al fatto che Together è ambientato in una realtà operaia e i personaggi sono membri della working class, e, in secondo luogo, che i protagonisti sono due sordomuti. Dunque, ecco che  il film apre anche al mondo dei diversi. Anche questo è un mondo quasi ignoto al cinema inglese classico.  E, per tornare al titolo del libro del quale stiamo parlando, esso non è così esagerato, se si pensa che quello della diversità e quello della working class saranno poi temi molto cari al Free cinema, che si spingerà poi fino a smantellare anche altri  tabù del cinema inglese, come quello della omosessualità e quello della presenza in Inghilterra di tanti gruppi etnici, con le loro culture e costumi che permangono vivi, malgrado si innestino nel corpo di una robusta tradizione British.
Dunque la nostra eroina aveva formato, con i tre registi, Anderson, Reisz e Richardson, un quartetto inscindibile di amici, che costituiranno l’ossatura teorica e pratica del nuovo movimento. Tra i quattro, Lorenza era la più stimata ed osannata. Together per gli altri tre, costituiva, come abbiamo detto, un vero miracolo: una sorta di esplicitazione di tutte le aspirazioni consapevoli o inconsapevoli portare avanti dai tre registi. In più Together era il primo film di finzione del nascente movimento, visto che Andesron e gli altri due amici si erano fermati al documentario, sia pure in forme estremamente apprezzabili per i fini che si ponevano. Questo ragionamento ed una sorta di leadership conferita tacitamente a Lorenza e al suo Together spiegano e rendono più che plausibile il titolo del piccolo libro al quale ci siamo riferiti, L’italiana che inventò il Free cinema inglese.
Il lettore che scorrerà l’intervista dell’Autore a Lorenza Mazzetti si renderà conto del tipo di lavoro da lei condotto ai fianchi dei tre amici registi e della energia e dell’entusiasmo che ha saputo infondere nel nascente movimento. E si rammaricherà, come tutti coloro che diventano per la prima volta consapevoli della sua biografia, che Lorenza abbia poi praticamente, col solo Together, iniziata e finita la sua carriera cinematografica, se si fa eccezione della sua partecipazione al film ad episodi girato a Roma Le italiane e l’amore. Un vero peccato, se si pensa che Together era stato addirittura chiamato a rappresentare l’Inghilterra al Festival di Cannes, dove Lorenza raccoglie calorosi applausi e grandi, unanimi consensi dalla critica e il Premio speciale per la migliore opera d’avanguardia.
A Cannes c’era anche il suo amico regista Lindasay Anderson, per scrivere un reportage sul festival per la sua rivista Sequence. Così Giorgio Betti ci descrive il distacco tra i due: “Passeggiando sulla Croisette, Lorenza tira le somme e conclude che tutto sommato la sua vita sembra aver preso la piega giusta: quando Lindsay le dice che parte per Londra, lei gli risponde che lo raggiungerà successivamente, perché sente il desiderio di andare a trovare sua sorella a Firenze. Non immagina di certo che tornerà a Londra solo quarant’anni dopo”(1) .
Distacco, dunque, dalla macchina da presa, ma non dal cinema e dal suo ambiente. Gran parte del mondo del cinema la adora, a cominciare da Cesare Zavattini, che la vorrà fortemente, con un suo episodio, nel film citato Le italiane e l’amore del 1963e che aveva prima organizzato una proiezione di Together con la presenza di Vittorio De Sica, Suso Cecchi D’Amico, Pier Paolo Pasolini e Bernardo Bertolucci. Alla fine, tutti sono entusiasti, ma, come ci ricorda Betti, anche un po’ perplessi per la dimensione del film, che non è né un cortometraggio, né un lungometraggio. Ma questo non inficia l’ammirazione che suscita la bravura della regista e la certezza che possa fare una grande carriera.
L’auspicata carriera, come abbiamo riferito sopra, non ci sarà. Lorenza si dedicherà alla scrittura di un libro di memorie, incentrato soprattutto sugli episodi di Rignano che hanno portato alla strage della sua famiglia adottiva da parte dei tedeschi. Intitolerà il suo libro Il cielo cade, che sarà anche il titolo della sua riduzione cinematografica da parte dei fratelli Frazzi e che avrà come protagonista Isabella Rossellini.
Lorenza Mazzetti resterà sempre, per la parte migliore del cinema italiano, un punto di riferimento ed una grande amica con la quale conversare piacevolmente, sul terrazzo della sua casa a Roma, delle ultime novità e dei nuovi movimenti a Cinecittà e, perché no, dei pettegolezzi di cui quel mondo sa essere ricco.
Chiudiamo ricordando che quelle serate, ed altro ancora,  danno spunto ad alcune brevi riflessioni di Lorenza, che il lettore troverà nell’ultima parte di questo libro e che consiglio di non saltare, perché sono ricche di spunti interessanti e a volte umoristici e sarcastici. Eccone alcune:

“Dopo aver visto Together, Pasolini e Bertolucci mi dissero più o meno “Ma se tu hai fatto un film così senza mai aver fatto apprendistato, perché noi due continuiamo a fare gl assistenti?” E passarono senz’altro alla regia, diventando quelli che tutti sanno.”

“Nella casa dove vivevo con Bruno, all’ultimo piano, c’era una mansarda con il ping-pong; i più bravi erano mio cognato, Gian Maria Volontè e Giovanni Berlinguer”.

“A Roma strinsi una forte amicizia con Rod Steiger e Claire Bloom, che all’epoca erano inseparabili. Rod impazziva per i supplì alla romana, e la volta che ci invitano a mangiare da loro ce li servirono come antipasto”.
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1)” L’italiana che inventò il Free cinema inglese” – ed. Vicolo del Pavone – Pag. 25